Riforma pensioni, Anief: inserire insegnamento fra lavori gravosi

di redazione
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Comunicato – Il sindacato continua a chiedere a gran voce di non introdurre ulteriori paletti, né di applicare decurtazioni ad un assegno pensionistico già di per sé ridotto dal calcolo in buona parte di tipo contributivo, anziché retributivo, e come tale meno conveniente per il lavoratore che lascia il lavoro.

L’età massima contributiva dovrebbe essere di 37 anni come in Europa, di meno per il personale docente della scuola, più a rischio d’insorgenza di patologie psico-fisiche.

Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato, in accordo con l’Inps, il decreto con la nota operativa 50647 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019: per i lavoratori si tratta di un’ulteriore tegola, perché a causa dell’innalzamento dell’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione di vecchiaia per uomini e donne (con almeno 20 anni di contributi) il nuovo requisito passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre la pensione anticipata per le donne slitta a 42 anni e 3 mesi di anzianità contributiva e per gli uomini a 43 anni e 3 mesi di anzianità contributiva, in entrambi i casi sempre entro il 31 dicembre 2019.

Il governo giallo-verde ha confermato ‘opzione donna’ che continua a mantenere in vita l’art. 1 comma 9 della Legge 243/2004, il quale consente l’accesso alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età anagrafica e 35 anni di anzianità contributiva, ma a condizione che il requisito di contribuzione sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e quello anagrafico entro il 31 luglio 2016. In ogni caso, l’assegno di quiescenza verrà valutato interamente con il sistema contributivo, che quindi andrà a ridurre di oltre il 30% la somma assegnata qualora la lavoratrice dovesse lasciare il servizio con la pensione di vecchiaia.

La pubblicazione del decreto ha reso ancora più rilevante l’approvazione della controriforma Fornero, uno dei punti centrali della politica dell’attuale esecutivo. Il provvedimento, tuttavia, così come formulato, non appare risolutivo. Assieme a quota 100, che permetterebbe l’uscita anticipata anche a 62 anni, servono precise garanzie sul mantenimento dell’assegno completo. E non solo.

Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Le richieste del sindacato partono dall’inclusione dell’insegnamento tra le professioni caratterizzate dal particolare gravoso, che oggi danno diritto all’Ape cosiddetta Social. In pratica, si chiede un’integrazione al “pacchetto” composto da una quindicina di lavori con mansioni particolari, introdotto dal governo Gentiloni, finora considerato inamovibile.

All’interno dell’articolo 21 della manovra economica, inoltre, l’organizzazione autonoma chiede che “il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo”, preveda l’attivazione di “un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero””.

Per tali motivi, secondo il sindacato autonomo “risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia”.

Per gli stessi motivi, tutti gli insegnanti della scuola pubblica, oltre ai maestri d’infanzia, devono avere il diritto a beneficiare, a partire dal prossimo anno scolastico, dello status di operatori in ambiente di lavoro particolarmente difficile, perché “lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria”.

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