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Riforma pensioni, a che punto siamo con quota 41 per tutti e flessibilità a 62 anni?

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Riforma pensioni, dopo la seconda ondata di COVID tutto congelato. A che punto eravamo rimasti?

A che punto siamo con i tavoli di confronto tra governo e sindacati sulla riforma pensioni? L’ultimo tavolo si è tenuto a metà ottobre e si è discusso soprattutto di quali misure inserire nella prossima legge di Bilancio.

Le misure inserite nel pacchetto previdenziale della nuova legge di Bilancio, come ampiamente annunciato la proroga dell’opzione donna, quella dell’Ape sociale, i contratti di espansione ed una misura che fa slittare la perequazione delle pensioni al 2023.

Ma quello che interessa maggiormente i lavoratori sono, certamente, le misure non ancora decise, quelle che dovrebbero rientrare nella riforma pensioni 2022.

Riforma pensioni

Ovviamente quello che interessa maggiormente è se ci sarà una misura che in qualche modo vada a prendere il posto della quota 100 evitando di far scattare il famoso “gradone di 5 anni” e quale sarà questa misura.

Sembra sempre più lontana la realizzazione di una quota 41 per tutti visto che è stato annunciato che sarebbe una misura oltremodo costosa per le casse dello Stato soprattutto in un periodo in cui si sta provvedendo a distribuire bonus ed incentivi che vadano a contrastare le difficoltà economiche portate dalla pandemia in corso.

Potrebbe essere applicata certamente prevedendo delle penalizzazioni, spostando, quindi, il costo dell’anticipo sulle spalle dei lavoratori. Ma la proposta si scontra con il fermo rifiuto delle parti sociali.

Interessate, al momento, sembrerebbe la proposta avanzata dall’INPS per la flessibilità in uscita a 62 anni con soli 20 anni di contributi. Si tratta di una proposta che potrebbe estendere la pensione anticipata contributiva alla totalità dei lavoratori senza il vincolo dei versamenti contributivi tutti successivamente al 31 dicembre 1995.

La penalizzazione apportata sull’anticipo, tra l’altro, sarebbe soltanto temporanea visto che al momento della pensione anticipata l’assegno sarebbe calcolato soltanto sulla quota di pensione ricadente nel sistema contributivo a cui, poi, si sommerebbe, al compimento dei 67 anni, la quota di sistema retributivo.

Ovviamente, al momento sono soltanto ipotesi e proposte e per sapere qualcosa di certo dovremmo aspettare il 2021, quando la riforma pensioni entrerà nel vivo delle discussione.

A tal proposito è possibile approfondire leggendo:

Pensioni legge di Bilancio: tutte le novità 2021 in manovra

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