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Riforma pensioni: 41 anni di contributi o 62 anni di età, ma anche tutele

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Il MInistro Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni: val la pena ricordare le proposte dei sindacati.

Il Ministro Andrea Orlando, dopo le molte sollecitazioni da parte dei sindacati, apre finalmente un tavolo di confronto per la riforma previdenziale. Ora, quindi, le parti sociali sono in attesa di una convocazioni per aprire definitivamente il tavolo di confronto sulle pensioni.

Riforma pensioni, cosa chiedono i sindacati

Val la pena ricordare, in attesa che il dialogo sulla riforma riparta, quali sono le richieste e le proposte dei sindacati.

Per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022.

La misura in questione, per i sindacati deve prevedere una flessibilità a 62 anni e offrire, quindi, un’uscita alla stessa età prevista dalla quota 100. Nell’ipotesi non si incastrerebbe, di fatto, la quota 102 visto che la stessa richiede 64 anni di età in uscita unitamente a 38 anni di contributi.

In alternativa i sindacati sarebbero favorevoli ad una uscita con 41 anni di contributi che renda meno rigida la pensione anticipata Fornero. In tal senso, pur avendo la pensione con 41 anni di contributi un peso per le casse dello Stato, questo non sarebbe particolarmente pesante visto che si parla di un anticipo di 10 mesi per le donne e di 1 anni e 10 mesi per gli uomini.

I sindacati, inoltre chiedono alcune tutela per lavoratori che ne hanno bisogno e quindi, sostengono che è necessario riconoscere il lavoro di cura svolto dai caregiver familiari agevolando loro l’uscita dal mondo del lavoro al pari dei lavoratori gravosi, anch’essi bisognosi di una tutela in uscita.

La tutela, inoltre, dovrebbe riguardare anche le donne che molto spesse hanno alle spalle una carriera discontinua a causa del lavoro di cura familiare e dei figli. In tal senso era stata avanzata l’ipotesi di riconoscere alle mamme 8 mesi di sconto contributivo per ogni figlio avuto che potrebbe rispondere alle richieste dei sindacati.

Necessaria, inoltre, una pensione di garanzia per i più giovani che, ricadendo interamente nel sistema contributivo e non avendo, di fatto, diritto all’integrazione al minimo della pensione, a causa anche di carriere discontinue e iniziate tardi rischiano di vedersi riconoscere una pensione che non consenta di vivere la vecchiaia con dignità.

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