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Riforma pensioni 2023, a che punto siamo?

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A che punto siamo con la riforma pensioni dopo il tavolo di incontro tra governo e parti sociali.

Sono ricominciati i tavoli di incontro sulla riforma pensioni tra governo e parti sociali.La riforma previdenziale, quindi, resta ancora come tema caldo di queste settimane. Il tavolo di incontro che si sarebbe dovuto tenere ieri, 7 febbrai o. Ma in realtà invece che un tavolo di confronto di è tenuto una sorta di monologo da parte dei dirigenti sindacali che hanno illustrato i singoli argomenti mentre l’esecutivo si è limitato ad ascoltare e a rinviare qualsiasi risposta e decisione dopo approfondimenti.

Nessun passo, quindi, è stato fatto per giungere ad una conclusione sulla decisione da prendere.  Il Governo, senza alcuna ombra di dubbio è in difficoltà davanti alle richieste dei sindacati che, pur essendo importanti, riporterebbero il sistema indietro e non permetterebbero di compiere i passi avanti che vuole Draghi, ma soprattutto l’UE che ci osserva.

La quota 102 della Legge di Bilancio, di fatto, altro non è che una sorta di passaggio intermedio tra la quota 100 ed il ritorno alla Legge Fornero perchè, e di questo forse non ci si rende conto bene, non è possibile riportare indietro l’età pensionabile.

Ricordiamo, infatti, che nel Pnrr il governo si è impegnato ad attenuare gradualmente le riforma pensionistiche per fare in modo di ridurre il peso previdenziale dal conti pubblici. E proprio per questo il governo è in difficoltà sulle pensioni. Non si può fare quello che richiedono i sindacati (e i lavoratori) senza appesantire la spesa pubblica.

In ogni caso Draghi non ha mai nascosto di puntare ad un sistema sostenibile economicamente e che auspica un ritorno al contributivo, visto che è il solo metodo in grado si garantire questa sostenibilità.  E questo rimane l’unico paletto imposto dal premier: sostenibilità del sistema. Qualsiasi anticipo, quindi, deve essere caricato sulle spalle dei lavoratori che, di fatto, dovranno sostenerne il costo. Ma, in ogni caso una misura flessibile va trovata per non permettere che i lavoratori tornino ad avere due sole scelte di pensionamento: pensione di vecchiaia e pensione anticipata ordinaria, ovvero le misure previste dalla legge Fornero.

Per ora si parla di tutelare la categorie svantaggiate, ovvero donne e giovani, prevedendo quella che è stata definita una pensione di garanzia. Ma da pensione di garanzia di è passati a parlare di una sorta di bonus contributivo da riconoscere ai lavoratori cosiddetti “giovani”, ovvero quelli che ricadono interamente nel sistema contributivo, e alle donne. Le categorie, quindi, che sono caratterizzate, nella maggior parte dei casi, da lavori discontinui o precari.

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