Riforma Istruzione Professionale: troppe discipline senza una precisa distribuzione oraria, saranno i Collegi docenti a definire identità della scuola

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Documento della Rete Nazionale Istituti Alberghieri (Re.Na.I.A.) in merito allo Schema di Decreto Legislativo all’esame delle Commissioni parlamentari e della Conferenza Stato/Regioni.

“Lo schema di Decreto Legislativo in esame alle Commissioni Parlamentari e alla Conferenza Stato/Regioni, presenta delle criticità che necessitano di una attenta riflessione per un migliore assetto degli istituti professionali di Stato. Dalla lettura coordinata dell’articolato e del PECuP (allegato “A” allo schema di D. L.vo) emerge la mission degli Istituti professionali, che è contrastata fortemente con quanto sintetizzato nei quadri orari (allegato B allo schema di D.L.vo). Le criticità riscontrate nel D.P.R. n. 87/2010 e rilevate dallo stesso MIUR nell’ambito del monitoraggio effettuato nello scorso anno scolastico, non sono superate, e si possono così sintetizzare:

a) nel biennio comune:

  • eccessivo numero di discipline e relativa frammentazione oraria;
  • riduzione delle ore di laboratorio in diversi indirizzi;
  • mancanza di una precisa distribuzione oraria alle discipline, raggruppate per assi culturali;
  • la riduzione del monte ore delle ore dell’area comune non è sostanziale, in quanto “Scienze integrate – Scienze della terra e Biologia” viene traslata dall’area comune all’area di indirizzo;
  • mancata chiara definizione delle ore di compresenza;
  • rimane l’eccessivo numero di ore settimanali per un’utenza così debole;

b) nel triennio di specializzazione:

per quanto concerne l’area comune la mancata distribuzione oraria alle discipline, raggruppate per assi culturali;
per quanto riguarda l’area di indirizzo, si rileva che
l’area scientifica assurge ad elemento fondante delle formazione a discapito di quella tecnico-professionale (vi sono casi in cui nell’area scientifica vi è una sola disciplina con un monte orario settimanale esagerato, ad esempio Scienza degli alimenti e Arte e territorio );
l’aumento delle ore destinate ai laboratori di settore continua a non essere sufficiente alla formazione del diplomato I.P., soprattutto nell’ottica di quanto disposto dallo “Schema di Decreto Legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”. L’art. 19 comma 6,infatti, testualmente recita “Nei percorsi dell’istruzione professionale la seconda prova ha carattere pratico ed è tesa ad accertare le competenze professionali acquisite dal candidato. Una parte della prova è predisposta dalla Commissione d’Esame in coerenza con le specificità del Piano dell’Offerta Formativa dell’Istituzione scolastica”.;

c) la scomparsa delle opzioni, alcune di grande successo e di estrema importanza per il collegamento con il mondo del lavoro (vedi Produzioni dolciarie artigianali ed industriali).

Per realizzare un sistema duale di Istruzione e Lavoro, che risponda a quanto ampiamente riportato nel PECup, richiesto dal mondo del lavoro ed attuato in molti Stati dell’U.E., si rendono necessari dei correttivi ai piani orari per i diversi indirizzi che tengano conto delle seguenti linee fondamentali:
a) riduzione del numero delle discipline nel primo biennio;
b) riduzione, nel biennio, del monte orario settimanale dell’area comune a favore dell’area di indirizzo;
c) aumento considerevole delle ore settimanali di laboratorio, sia nel biennio che nel triennio;
d) definire le diverse materie, con relativo orario settimanale, all’interno degli assi culturali;
e) eliminazione delle aree, scientifica e tecnico-professionale, e creazione di un asse tecnologico-professionale nel triennio.

Ulteriori considerazioni
Resta da valutare l’opportunità o meno di mantenere l’Allegato B e di prevedere dei quadri orari, sia pure strutturati per assi, in seno ad un testo legislativo o se rimandare piuttosto ai decreti attuativi la loro emanazione. Quest’ultima soluzione eviterebbe di  ingessare il sistema, consentendo negli anni di apportare tutti quegli aggiustamenti che dovessero rendersi  necessari in corso di attuazione, senza dover di nuovo ricorrere allo strumento legislativo.

La scelta di impostare i quadri orario per assi culturali, per quanto didatticamente valida e improntata alla massima flessibilità, risulta alquanto difficoltoso da mettere in atto; ciò significa lasciare “alle variabili” del collegio docenti dei singoli Istituti il compito di restituire identità settoriale e quali/quantità all’istruzione professionale. Da qui la necessità di disporre di quadri orario nazionali di riferimento a supporto della progettualità delle scuole, chiamate a declinare i curricoli e i profili in uscita di ciascun percorso.”

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