Riforma della scuola: il personale scolastico della provincia di Lecce si rivolge al Prefetto

di redazione
ipsef

inviato da Gianfranco Palmariggi – I lavoratori della scuola della provincia di LECCE, riuniti in assemblea il giorno 13 aprile 2015 per approfondire i punti salienti del DDL sulla scuola presentato alla Camera dal Governo, hanno espresso perplessità e disapprovazione per i cambiamenti proposti con tale DDL;

inviato da Gianfranco Palmariggi – I lavoratori della scuola della provincia di LECCE, riuniti in assemblea il giorno 13 aprile 2015 per approfondire i punti salienti del DDL sulla scuola presentato alla Camera dal Governo, hanno espresso perplessità e disapprovazione per i cambiamenti proposti con tale DDL;

cambiamenti che sembrano ispirati semplicemente dalla volontà di voler cambiare la scuola “comunque e subito” e che, di conseguenza, evidenziano il carattere dell’improvvisazione nella stesura di un testo continuamente rimaneggiato e che sembra reggersi soprattutto sulla convinzione che per fare funzionare meglio la Scuola sia sufficiente e necessario modificare la governance, aumentando i poteri del Preside-manager al quale affidare, in assoluta solitudine, la gestione burocratico-organizzativa nonché la pianificazione didattica.

Alle comunicazioni dei segretari provinciali delle cinque sigle maggiormente rappresentative sono seguiti numerosi interventi, tutti fortemente critici, da parte dei docenti partecipanti all’assemblea.

Gli interventi hanno evidenziato, all’unanimità, come una legge di riforma di tale portata non possa essere adottata in tempi così ristretti, senza il coinvolgimento o, peggio ancora prevedendo la sudditanza di chi nella scuola vi opera con competenza, dedizione e riconosciuta professionalità.

Di conseguenza, il personale della scuola chiede e si aspetta dal PARLAMENTO una distesa ed approfondita discussione del D.D.L. e l’approvazione in tempi più adeguati, con l’inserimento di numerose e sostanziali modifiche al testo del Governo.

In particolare:

a) Non condivide il rafforzamento del ruolo del dirigente scolastico così come richiamato all'art. 2. L’autonomia scolastica si rafforza dando centralità alla didattica come “garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale” (DPR. 275); la progettazione dell’attività educativa nella vera scuola dell’autonomia rientra nelle competenze del collegio dei docenti (le cui funzioni devono essere rafforzate e modernizzate) e non può essere concentrata tutta nella figura del dirigente scolastico. Occorre puntare su una organizzazione per dipartimenti e su figure professionali provenienti dall'area docente che abbiano compito di coordinamento e promozione delle innovazioni, di valutazione, formazione e ricerca. Bisogna riformare i compiti del consiglio di istituto. La galassia scuola si regge su un delicato ma efficace equilibrio dei diversi soggetti che in essa interagiscono.

b) Non condivide l’impianto previsto per l’assegnazione dei docenti all’organico dell’autonomia. È una modalità farraginosa e di difficile applicazione in cui prevalgono le esigenze di contenimento della spesa. Prevedere l’utilizzazione del personale prioritariamente per le supplenze brevi annulla, di fatto, la progettualità educativa della scuola. Da rivedere anche le modalità di assegnazione del personale. Assegnare ad un’unica persona, il dirigente, il potere di scelta e di chiamata da un albo territoriale contrasta con la specificità del sistema scolastico. La didattica rientra nella professionalità docente e nella specificità del processo educativo. Le relazioni con gli studenti, la personalizzazione dell'insegnamento, la libertà di insegnamento non possono essere indirizzate dalle scelte del dirigente scolastico.

c) Non condivide l’attribuzione di poteri esclusivi alla figura monocratica del dirigente scolastico anche nell’assegnazione della retribuzione accessoria, nella valutazione degli esiti formativi e delle metodologie didattiche in assenza di strutture valutative e di supporto specificamente formate e professionalmente competenti.

d) Condivide, per quanto riguarda il piano delle assunzioni, l'obiettivo di porre le basi per un effettivo superamento dell'attuale sistema che ha prodotto precariato e generalizzata incertezza per il sistema e per il personale. Ritiene utile una modalità transitoria di stabilizzazione (piano pluriennale di assorbimento delle graduatorie di seconda fascia) per non penalizzare ingiustamente il personale che ha garantito il buon funzionamento della scuola e per non disperdere competenze e professionalità acquisite con esperienza sul campo e/o con superamento di prove concorsuali. Lamenta la mancata previsione di assunzioni di docenti per la scuola dell’infanzia.

e) Non condivide il divieto di stipulare contratti a tempo determinato per coloro che hanno già tre anni di contratto. La normativa europea vieta la reiterazione dei contratti per favorire le assunzioni a tempo indeterminato e non certamente per determinare, di fatto, licenziamenti.

f) Condivide i contenuti di base relativi alla formazione; dalla discussione è emerso il fatto che elargire un “bonus” a tutti non sia la forma più chiara per garantire a tutti il diritto alla formazione; inoltre ritiene che, trattandosi di materia attinente il rapporto di lavoro, sia più giusto riportare le modalità attuative (orari, retribuzione, intreccio con la progressione economica) alla sede contrattuale.

g) Condivide la scelta di lasciare l'attuale progressione economica e di prevedere risorse aggiuntive per il cosiddetto merito. Ritiene opportuno che le funzioni da privilegiare siano quelle connesse alla funzione docente e che, al fine di garantire trasparenza e criteri certi, la definizione delle modalità di attribuzione debbano essere affidate alla contrattazione.

h) Ritiene opportuno sottolineare come tutti gli aspetti che attengono il rapporto di lavoro (orario, retribuzione, progressione economica, diritti e doveri, organizzazione del lavoro, contrattazione decentrata di scuola) devono rimanere oggetto di contrattazione collettiva nazionale, non possono essere regolati per legge; non possono essere tolti alla condivisione del personale e annullare il ruolo di rappresentanza negoziale delle organizzazioni sindacali titolari di negoziato. Paradossalmente docenti e ATA sarebbero gli unici lavoratori dipendenti cui viene eliminato il contratto di lavoro; i dipendenti sarebbero trattati come sudditi.

i) Fa notare che non vi è alcun riferimento al personale ATA ed ai servizi complementari, tecnici ed amministrativi che hanno bisogno di supporto e di una forte fase di modernizzazione, soprattutto nella tipologia degli organici.

j) Ritiene che per garantire la nomina dei centomila docenti dal primo settembre, l’iter parlamentare scelto sia incompatibile con i tempi di un disteso dibattito parlamentare su materie che intervengono sul futuro del nostro sistema scolastico. Per tale ragione, l’assemblea ritiene che la precedente ipotesi di lavoro (decreto legge solo per le assunzioni) era più coerente con le dichiarazioni del Governo sulla riforma della scuola.

k) Ritiene inaccettabile che mentre si pensa di modificare profondamente la scuola pubblica, che garantisce il servizio ad oltre il 95% degli alunni italiani, si continuano a sovvenzionare con oltre 480 milioni di euro, le scuole private che, tranne alcune limitate realtà, continuano a perdere iscrizioni.

l) Ritiene indifferibile una revisione della legge “Fornero” e la soluzione della situazione dei cosiddetti “quota 96” che subiscono ancora oggi gli effetti nefasti di un blocco delle pensioni che ha creato disparità di trattamento tra il personale della scuola e gli altri comparti.

In conclusione, il personale tutto auspica che il Parlamento intervenga con radicali modifiche in merito a: Ruolo del dirigente scolastico; Precariato; Contratto di lavoro.

Incarica i segretari provinciali di FLCCGIL, CISLSCUOLA, UILSCUOLA, SNALS e FGU a far pervenire tale documento al sig. Prefetto di Lecce, rappresentante del Governo sul territorio, ed inviarlo ai Presidenti dei
due Rami del Parlamento nonché ai Parlamentari che non hanno potuto partecipare e alle segreterie dei partiti perché se ne facciano carico in sede di discussione per la conversione in Legge.

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