Riforma del reclutamento, Anief chiede al Parlamento di intervenire: il Cdm ha approvato un percorso troppo lungo e difficile, che ignora i precari e mortifica i docenti

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Cambia il reclutamento degli insegnanti: lo ha deciso ieri il Consiglio dei Ministri collocando le nuove modalità di accesso alla professione all’interno del Decreto Pnrr 2. Il pacchetto scuola, con innovazioni nel reclutamento e la formazione degli insegnanti, prevede un percorso universitario di formazione iniziale con almeno 60 crediti formativi, con una prova finale abilitante, cui accedere anche durante i percorsi di laurea triennale e magistrale o con la laurea magistrale a ciclo unico, poi un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale e un periodo di prova di un anno.

Al concorso potranno accedere pure i precari che abbiano svolto servizio presso le scuole statali per almeno 3 anni scolastici, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni.

Anief giudica negativamente le novità introdotte, peraltro senza prendere minimamente in considerazione le osservazioni mosse dal sindacato in occasione del confronto svolto la scorsa settimana: secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, “la riforma sul reclutamento, la formazione e la valutazione degli insegnanti approvata dal Governo rende più difficile e lungo il percorso della docenza, allontana i precari dalla stabilizzazione perché i concorsi semplificati porteranno in cattedra pochi candidati. Inoltre, questo genere di percorso a ostacoli mortifica ancora una volta il lavoro svolto in classe. A questo punto è evidente che il Parlamento debba modificare il testo, proprio per rispettare la dignità di un milione di insegnanti italiani”, conclude il sindacalista Anief.

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