Riforma dei cicli, sarà innovativa, intermedia o continuista? Anief: l’importante è cominciare prima

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Anief – Le tre ipotesi sulla revisione dei cicli scolastici, su cui il Governo dovrebbe orientarsi, sono state formulate dalla rivista scientifica Scuola democratica. 

Anief ritiene che qualsiasi innovazione non possa comunque fare più a meno dell’anticipo scolastico obbligatorio nella scuola dell’infanzia. Come sarebbe opportuno innalzare l’obbligo formativo a diciotto anni, in modo da dotare gli studenti di quel bagaglio di competenze che potrà sostenerli nella ricerca di un lavoro di qualità e nella formazione accademica post-diploma.

Secondo Marcello Pacifico “l’anticipo formativo obbligatorio consentirebbe di valorizzare l’esperienza educativa dei bambini più piccoli, attraverso un periodo propedeutico al percorso di formazione successivo, come anche dimostrato da diversi pedagogisti e studiosi di settore. Tale modello prevede pure la necessità di implementare il tempo scuola e gli organici del personale, poiché è assodato che il tempo-scuola, anche in tenera età, è l’antidoto migliore per combattere anche la dispersione, che soprattutto nelle regioni Meridionali risulta ancora troppo elevata, oltre che per scrollare di dosso all’Italia il poco invidiabile record di Neet, come evidenziato nell’ultimo rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno. Ma alla luce del considerevole numero di abbandoni e di giovani che non arrivano alla maturità, oltre che degli esiti prove Invalsi a macchia di leopardo ma con valutazioni negativi in prevalenza in certi territori del Sud”.

È sempre aperto il dibattito sulla riforma dei cicli scolastici, ferma in Italia da decenni. E ciò nonostante diversi governi abbiano prodotto dei tentativi di cambiamento. Vediamo quali sono le prospettive percorribili dalla rivista Scuola democratica, riassunte da Orizzonte Scuola.

INNOVATIVA

La riforma Innovativa dovrebbe prevedere un ciclo unico di base con sei sub-cicli: tre anni dell’infanzia; i primi due anni dell’attuale primaria; i secondi due anni; il quinto anno insieme al primo dell’attuale secondaria di primo grado; l’attuale secondo e terzo anno della secondaria di primo grado; il primo biennio della secondaria di secondo grado. Nel primo sub-ciclo insegnerebbero i maestri della scuola dell’infanzia; nei due successivi sub-cicli i maestri della primaria, nel quarto i maestri con specifiche competenze più gli insegnanti della media; nel quinto gli insegnanti della media; nel sesto gli insegnanti delle secondarie di secondo grado. In questo modo, secondo gli estensori del progetto, si andrebbe a rafforzare il curricolo verticale e addolcire le attuali transizioni fra i cicli, in particolare quella fra primaria e secondaria.

INTERMEDIA

La costituzione della riforma dei cicli di tipo intermedio prevede invece la realizzazione di tre ambienti scolastici generali: 3+5+5. Ai tre anni di scuola dell’infanzia e ai cinque anni della primaria ne seguirebbero cinque di scuola secondaria inferiore, dove potrebbero insegnare sia gli attuali docenti delle secondarie di primo grado sia gli attuali docenti delle secondarie di secondo grado.

CONTINUISTA

La riforma dei cicli continuista sarebbe invece così composta: 3+5+3+2. Si andrebbero a evitare gli shock di cambiamenti strutturali in cui sono coinvolti anche status istituzionali degli insegnanti. Tutti i percorsi della secondaria superiore avrebbero la durata di tre anni. Attualmente in Italia il percorso scolastico dura 13 anni, uno dei più lunghi se rapportato al resto dell’Europa.

IL COMMENTO DELL’ANIEF

Secondo il sindacato Anief una riforma della scuola in chiave moderna non può in ogni caso prescindere dall’anticipo scolastico obbligatorio, quindi già nella scuola dell’infanzia: la volontà è stata qualche mese fa espressa anche dal Governo, che ha detto di avere intenzione di permettere a tutti i bambini dai 3 ai 6 anni di frequentare la scuola dell’infanzia, alle quali sono iscritti 524.000 bambini delle paritarie a fronte dei 900.000 frequentanti gli istituti statali. “È noto – ha detto la viceministra Anna Ascani – che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo”. L’Italia – ha ricordato Orizzonte Scuola – allo stato attuale copre questa fascia d’età con la scuola d’infanzia per il 95% ed è oltre il 70% della media europea di bambini frequentanti.

Anief ritiene corretta l’intenzione espressa dal Governo di anticipare a tre anni la scuola dell’obbligo: il sindacato su questo punto ha da tempo presentato formale proposta per l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni, prevedendo una classe ‘ponte’ che preveda la presenza in contemporanea dei maestri dell’infanzia con quelli della scuola primaria, all’interno di una rinnovata programmazione e organizzazione degli spazi d’aula. Inoltre, l’organizzazione autonoma ha più volte ribadito la necessità di procedere all’anticipo dell’età di avvio della scuola anche nell’ultima manovra di bilancio, assieme alla cancellazione degli organici di fatto, in modo da utilizzare il personale su posti effettivi e utili per le operazioni di mobilità e di reclutamento.

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