Riforma degli istituti tecnici e professionali, il parere del prof. Durante: “Accorciare il ciclo di studi non è un vantaggio, rischio riduzione della qualità dell’istruzione”

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La proposta di riforma degli ITIS e degli Istituti Professionali, volti a ridurre il percorso di studi da cinque a quattro anni con successivi due anni di formazione ITS, insieme all’istituzione di un Liceo del Made in Italy, sta generando un intenso dibattito.

Le modifiche, sebbene possano sembrare un adattamento ai cambiamenti del mondo del lavoro, meritano un’analisi accurata delle potenziali ripercussioni, soprattutto in termini di disuguaglianze sociali e territoriali.

A Orizzonte Scuola interviene Leonardo Durante, docente di Sistemi automatici e controlli, presso l’Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi”: “Tale modifica può sembrare un modo per adattarsi ai cambiamenti del mondo del lavoro, ma è essenziale analizzare attentamente le potenziali conseguenze, in particolare in termini di disuguaglianze sociali e territoriali. La durata più breve del percorso di studio potrebbe penalizzare gli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati. Tali studenti potrebbero già affrontare sfide maggiori nell’accesso all’istruzione di qualità e nella preparazione per l’università o il mondo del lavoro. Ridurre il tempo di apprendimento potrebbe limitare ulteriormente le opportunità per questi giovani di acquisire le competenze necessarie per competere a livello nazionale e internazionale. Accorciare il ciclo di studi potrebbe comportare una compressione e semplificazione del programma, con il rischio di ridurre la qualità dell’istruzione. I corsi tecnici e professionali richiedono un equilibrio delicato tra teoria e pratica, e un periodo più breve potrebbe non consentire agli studenti di approfondire a sufficienza sia gli aspetti teorici che quelli pratici, compromettendo la loro preparazione”.

E ancora: “È risaputo inoltre che gli ITS migliori sono al nord dove c’è una realtà industriale ben radicata con un inasprimento ulteriore delle disuguaglianze nord-sud. Le disparità territoriali potrebbero essere accentuate dalla riduzione della durata del percorso di studio. Le regioni meno sviluppate potrebbero già avere risorse educative limitate, e una riforma del genere potrebbe escluderle ulteriormente dalla possibilità di offrire programmi formativi di alta qualità. Ciò potrebbe creare un divario ancora maggiore tra le regioni, con un impatto diretto sulla mobilità sociale e sullo sviluppo economico. Una delle ragioni principali citate per la proposta di ridurre la durata dei corsi è l’adattabilità al mercato del lavoro in rapido cambiamento. Tuttavia, è fondamentale considerare che la qualità dell’istruzione è altrettanto importante quanto la durata. Invece di abbreviare i percorsi, sarebbe più utile concentrarsi su un aggiornamento costante dei contenuti dei corsi per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Ma, il Ministero, non conosce per nulla le realtà scolastiche. Sebbene la promozione del “Made in Italy” sia di fondamentale importanza per il patrimonio culturale ed economico del paese, è essenziale esaminare criticamente la validità e la rilevanza di un liceo dedicato specificamente a questo percorso”.

“Tali studenti potrebbero già affrontare sfide maggiori nell’accesso all’istruzione di qualità e nella preparazione per l’università o il mondo del lavoro. Ciò potrebbe limitare ulteriormente le opportunità per questi giovani di acquisire le competenze necessarie per competere a livello internazionale. Nel contesto di un mondo sempre più globalizzato, l’idea di un liceo focalizzato sul “Made in Italy” potrebbe risultare obsoleta. Gli studenti dovrebbero essere preparati ad affrontare sfide e opportunità a livello internazionale, piuttosto che essere vincolati a un ambito geografico specifico. Ciò potrebbe limitare la prospettiva degli studenti rispetto alle dinamiche globali in continua evoluzione. L’economia moderna richiede competenze trasversali, come la creatività, la risoluzione dei problemi e la comunicazione efficace”.

“Un Liceo del Made in Italy potrebbe non essere in grado di offrire un equilibrio adeguato tra competenze specifiche di settore e competenze trasversali, essenziali per il successo professionale in qualsiasi campo. Tutto ciò è fondamentale per comprendere che è necessaria una visione più ampia dell’istruzione per garantire che gli studenti siano pronti ad adattarsi e prosperare in qualsiasi contesto professionale, nazionale o internazionale cosa che non accadrebbe se la riforma sarà attuata”.

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