Riforma concorso, uno schiaffo in faccia a docenti abilitati. Lettera

di redazione
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Lorenzo Mazzi (docente neo-immesso, tieffino e vincitore di concorso 2016) – Gentile redazione, leggendo le nuove modalità di reclutamento previste dalla legge finanziaria, mi chiedo sinceramente cosa ho fatto di male per essermi meritato 4 lunghi anni di limbo tra la chiusura delle SSIS e l’apertura del TFA,

4 prove selettive prima di potere essere immesso (5 nel caso della mia classe di concorso, tutte superate, compreso il complicato concorso ordinario 2016), un percorso universitario annuale di formazione e tirocinio diretto e indiretto costato la fatica del doppio lavoro, sacrifici e non da ultimo una discreta somma per la retta d’iscrizione.

Chi accederà da ora in poi all’insegnamento non dovrà fare nulla di tutto questo, arrivando con la semplice laurea (durante la quale si potranno conseguire anche i 24 CFU) al concorso.

Ci saranno “vecchi” docenti come me, iper-formati e nuovi docenti che salteranno del tutto il percorso di formazione (visto che allo stato attuale l’anno di prova resta identico in entrambi i casi).

Non sto dicendo che credo di essere meglio di altri, ma oggettivamente sono stato formato da un corso universitario specifico auperato con esame/tesi finale che i nuovi docenti non dovranno frequentare.

Il legislatore ha scelto, non entro nel merito né politico né di merito, ognuno può avere legittimamente idee diverse su quale sia il migliore sistema di reclutamento dei docenti. A questo punto però mi sembrerebbe doveroso che lo stato riconoscesse questa oggettiva disparità di formazione tra docenti che avranno ufficialmente lo stesso titolo e la stessa abilitazione, pur conseguita con un percorso molto più breve e facile per solo “merito” anagrafico.

Una modalità potrebbe essere l’attribuzione di un punteggio differenziato nelle graduatorie interne d’istituto e nelle graduatorie per i trasferimenti. Come già avviene giustamente nel caso della differenziazione di punteggio nelle graduatorie tra concorso ordinario e concorsi straordinari/transitori.

Non dovrebbe essere interesse dello stato valorizzare e premiare all’interno delle istituzioni scolastiche i docenti (almeno in partenza) più formati e preparati?

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