Riforma Bongiorno della pubblica amministrazione, Anief audito in Senato

di redazione
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Comunicato stampa Anief – Il presidente Marcello Pacifico illustra in XI Commissione del Senato le 16 richieste di modifica formulate da Anief per il personale della scuola in merito a reclutamento, organici, merito, stipendi, mobilità, congedi, sanzioni disciplinari, contrattazione integrativa, relazioni sindacali.

La maggiore produttività di un’amministrazione passa per il rispetto della Costituzione e del diritto dell’Unione Europea, altrimenti la via giudiziaria non potrà che ampliarsi: a dirlo ai parlamentari dell’XI Commissione del Senato è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante l’audizione tenuta da una delegazione sindacale sulle modifiche al disegno di legge AS-1122 che andrà a riformare il funzionamento della Pubblica amministrazione. Le richieste riguardano l’assunzione dei precari di lungo corso, l’addio al finto organico di fatto, l’istituzione della vice-dirigenza e di una vera indennità di vacanza contrattuale, le modifiche alle norme che discriminano i precari e bloccano la mobilità del personale, l’apertura della contrattazione integrativa anche ai sindacati rappresentativi non sottoscrittori degli accordi, la prevalenza del contratto nel rapporto di lavoro, la cancellazione degli eccessi sui controlli del personale

Nell’esaminare il testo del ddl voluto dalla ministra Giulia Bongiorno, attraverso il quale si intendono modificare le norme che regolano l’accesso, il merito, la mobilità, la contrattazione e la dirigenza del pubblico impiego, Marcello Pacifico ha illustrato le ragioni delle diverse proposte emendative che vanno a superare i bug del decreto legislativo n. 165/2001 sull’accesso del pubblico impiego e sulla contrattazione modificati con gli artt. 4-10 e 11 del decreto legislativo n. 75/2017.

Stabilizzazione dei precari storici

Il leader dell’organizzazione sindacale autonoma si è soffermato, in particolare, sul problema irrisolto della stabilizzazione del personale non dirigenziale che anche dopo avere superato la soglia dei 36 mesi di supplenze, anche non continuative, continua a rimanere precario: “L’emendamento – ha spiegato Pacifico – intende rispondere ad un contenzioso presso le corti nazionali e sovranazionali sull’abuso dei contratti a termine e sulla violazione del diritto dell’unione rispetto all’applicazione della direttiva n. 70/99 UE nel pubblico impiego come recepita dal decreto legislativo n. 368/2001, nel rispetto della recente sentenza del 25 ottobre 2018 della Corte di giustizia europea della causa C- 331/17 Sciotto sul personale assunto nelle formazioni liriche-sinfoniche”.

Si tratta, quindi, di una norma che favorirebbe “l’accesso nei ruoli del personale precario già in servizio presso la pubblica amministrazione con contratti a tempo determinato, nei posti già riservati al personale assunto a tempo indeterminato (d.lgs. 150/09) o comunque in assenza di personale interno, come già predisposto dall’art. 4, comma 6 della legge 101/2013.

Mancate assunzioni solo per ragioni oggettive

Anief ha anche chiesto di introdurre un emendamento per “fare chiarezza, dopo le modifiche introdotte dall’art.9 del d.lgs. 75/17 per evitare sanzioni e domande risarcitorie relative al contenzioso presso i tribunali del lavoro” derivanti dalla “violazione del diritto dell’unione, sull’utilizzo dei contratti di lavoro subordinato, parasubordinato e comunque flessibile, soltanto in presenza di ragioni oggettive e non per l’ordinario funzionamento della pubblica amministrazione”.

Stop all’organico di fatto

Il sindacato ha quindi sottoposto ai senatori l’annosa questione dell’organico di fatto, composto da cattedre non utili per le assunzioni a tempo indeterminato e per la mobilità, pur trattandosi in alto numero di posti vacanti a tutti gli effetti: con l’emendamento si intende chiedere “l’adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto in assenza di ragioni sostitutive e in presenza di posti in deroga assegnati per coprire effettive esigenze”. Tale modifica, ha spiegato Pacifico, “interviene in vista dello sblocco delle assunzioni sul 100% del turnover e per garantire una maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, grazie all’adeguamento di tutto l’organico di diritto e l’organico di fatto per il funzionamento degli uffici pubblici, in particolar modo nella scuola dove i posti in deroga sul sostegno superano il 40% della pianta organica”.

Istituire la vice-dirigenza

Tra gli emendamenti presentati c’è anche quello che va a “prevedere l’istituzione di un’apposita area separata della vice-dirigenza nel comparto Istruzione e Ricerca e nel comparto Funzioni centrali, cui destinare il 50% dei posti nell’accesso all’area della dirigenza nel rispettivo settore e a cui corrispondere il 50% del salario accessorio ad essa riservato”. Del resto, la vice-dirigenza è già prevista per il comparto Ministeri dall’ex art. 17-bis, abolito dall’art. 5, comma 13 della legge 135/2012, alla luce anche della sentenza n. 37/2015, ed estesa al comparto scuola, dove nei fatti è già da tempo svolta dal primo collaboratore del dirigente scolastico.

Stipendi da innalzare con una vera indennità di vacanza contrattuale

Sul fronte degli stipendi, considerando che anche dopo l’aumento medio di 85 euro lordi adottato un anno fa e quello di 5 euro scarsi medi applicato dall’attuale mensilità rimangono ancora sotto la soglia dell’inflazione, Anief ritiene indispensabile “innalzare l’indennità di vacanza contrattuale, a decorrere dal mese successivo alla scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro, come riconosciuta quale tutela retributiva per i dipendenti pubblici, nella misura del 100% del tasso di inflazione programmata”. In questo modo, si intende legare l’anticipo dell’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici al tasso di inflazione programmata, a seguito dell’introduzione del reddito minimo di cittadinanza e in considerazione delle altre voci dello stipendio legate al salario accessorio e alla retribuzione di risultato da definire in sede di rinnovo contrattuale.

Basta discriminazioni tra personale precario e di ruolo

Alla luce dell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 20015 del 27 luglio scorso, ex plurimis, che riconosce al personale supplente breve della scuola, la retribuzione professionale docenti e il compenso individuale accessorio per il personale Ata, nel rispetto del diritto dell’Unione, Anief ha chiesto di “attribuire il salario accessorio anche al personale a tempo determinato, al di là della durata del contratto”. Partendo dalla stessa necessità, sempre per adeguare la normativa italiana ala giurisprudenza comunitaria, si è quindi chiesto di “garantire nelle progressioni economiche, quale voce, l’attuale anzianità di servizio, senza alcuna discriminazione tra lavoro prestato a tempo determinato e indeterminato”.

Mobilità, stop a blocchi anacronistici e penalizzazioni

Anief è intervenuta anche per chiedere di sanare le discriminazioni in atto sul fronte dei trasferimenti ed in generale sulla mobilità del personale, costretto, a seguito del d.lgs 165/2001, a rimanere in servizio in istituti lontani dalla propria terra pur in presenza di posti liberi che potrebbe accoglierli: a questo scopo, anche alla luce dei palesi errori prodotti con l’algoritmo adottato a seguito del maxi piano di assunzioni del 2016, si è chiesta l’eliminazione dell’obbligo di permanenza triennale nella sede di prima assegnazione, in modo da assicurare anche “tutela del diritto alla famiglia” e il superamento di ingiuste “barriere regionali, nella disponibilità di posti”.
Sempre nell’ambito della mobilità, si è pure chiesto di adottare nella PA la “normativa comunitaria sui trasferimenti anche intercompartimentali di cui all’art. 29-bis del d.lgs. 165/01 e all’art. 48 del d.lgs. 150/09 con il riconoscimento della posizione stipendiale più favorevole e del servizio prestato nel ruolo precedente anche nei passaggi di ruolo”.

Contrattazione integrativa aperta a tutti i sindacati rappresentativi

Per quel che riguarda le rappresentanze sindacali e le contrattazioni con l’amministrazione, secondo Anief è necessario “armonizzare la regolamentazione dei Diritti e prerogative sindacali nei luoghi di lavoro del settore pubblico e del settore privato, garantendo alle organizzazioni sindacali rappresentative e ai suoi rappresentanti aziendali e terminali associati, anche se non firmatarie del contratto collettivo nazionale, la partecipazione alla contrattazione integrativa”. Si tratterebbe, tra l’altro, di un adeguamento della norma alla sentenza n. 231/13 della Corte Costituzionale che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300”.

È il contratto che regola il rapporto di lavoro

Il giovane sindacato si è quindi soffermato sulla priorità della fonte contrattuale nella disciplina del rapporto di lavoro: la proposta, ha spiegato Marcello Pacifico, intende recepire l’accordo tra Governo e OO. SS. del 30 novembre 2016 riportando equilibrio tra norme legislative e contrattuale nella disciplina del rapporto di lavoro privatizzato dei dipendenti pubblici.

Basta con l’immagine distorta del pubblico dipendente

Nell’ambito della revisione complessiva della disciplina in tema di responsabilità, procedimenti e sanzioni disciplinari, Anief ha ricordato “l’esiguità, nel pubblico impiego, dei procedimenti disciplinari che si concludono con l’irrogazione delle sanzioni più gravi, ovvero con il licenziamento (con o senza preavviso). Nel 2017, secondo i dati diramati dalla Funzione Pubblica, appena lo 0,01% dei dipendenti pubblici è stato licenziato in seguito a provvedimenti disciplinari”.

Per scoraggiare “comportamenti scorretti posti in essere da una manciata di individui, nei confronti dei quali è beninteso necessario reagire con la massima severità”, Anief ha chiesto di procedere “all’abrogazione del carattere di obbligatorietà dell’azione disciplinare, introdotto dal D.Lgs. 150/2009, in tutti i casi in cui questa provenga da istanze e segnalazioni dell’utenza, demandando al giudizio del dirigente responsabile, anche per il tramite di opportuna istruttoria extra-procedimentale, la decisione se avviare o meno la contestazione di addebiti”.

Meno burocrazia

La delegazione sindacale ha quindi chiesto di semplificare i controlli del personale, abolendo “l’obbligatorietà della dichiarazione da parte del dipendente (o aspirante tale, con riferimento alle dichiarazioni da rendere in sede di presentazione di domanda di ammissione a concorsi pubblici e/o graduatorie da utilizzare per la stipula di contratti di qualsiasi natura con la P.A.) di condanne penali e carichi pendenti, visti i sempre più numerosi casi di cosiddetto ‘falso innocuo’ che causano un rallentamento nell’azione di controllo e verifica”. Tali pratiche andrebbero sostitute “con controlli obbligatori del casellario giudiziale, da effettuarsi entro 30 giorni dalla stipula del contratto, da parte del datore di lavoro pubblico”.
Anief ha quindi chiesto di procedere alla “riabilitazione automatica del dipendente trascorsi due anni dalla data in cui la sanzione è stata inflitta, senza inutili e improduttivi ricorsi ai rispettivi comitati di valutazione. Infine, altri elementi di novità sono rappresentati dall’abrogazione della norma che assegna ai dirigenti scolastici la potestà di infliggere la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio senza retribuzione fino a 10 giorni, che mal si concilia con la libertà d’insegnamento garantita dalla Costituzione italiana, dall’introduzione dell’obbligo di garantire l’accesso agli atti del procedimento disciplinare, su richiesta del dipendente, entro dieci giorni dalla data fissata per il contraddittorio, per un reale esercizio del diritto di difesa e dal ripristino della norma che prevedeva la sospensione e la ripresa della decorrenza dei termini del procedimento disciplinare in caso di trasferimento del dipendente, eliminando il pernicioso rallentamento dell’iter causato dal riavvio dei termini”.

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