Riforma. Adesso Parlamento dovrà correre. Colpa dell’inutile consultazione … dov’erano gli albi regionali? Per precari decreto d’urgenza

di Anselmo Penna
ipsef

Adesso gambe in spalla, gli attori della riforma, a partire dal Ministro Giannini, auspicano che il Parlamento faccia in fretta, ma se siamo in ritardo non è colpa del Parlamento.

Adesso gambe in spalla, gli attori della riforma, a partire dal Ministro Giannini, auspicano che il Parlamento faccia in fretta, ma se siamo in ritardo non è colpa del Parlamento.

Adesso tutti a fare pressione sulle commissioni parlmentari. Ci sono le assunzioni da fare e Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, si augura che "non ci siano lentezze e ostruzionismi perché ci sono misure che la scuola aspetta da molto tempo".

Il problema è che ci sono molti aspetti del testo del DDL che hanno già suscitato polemiche, a partire dalla costituzione di albi regionali dai quali i dirigenti saranno liberi di chiamare i docenti da utilizzare nella scuola.

Fretta, sì, ma la colpa dei temi ristretti non è certo del Parlamento, quanto di mesi spesi (in tutti i sensi) ad effettuare consultazioni su un documento "La Buona scuola", del quale alla fine è rimasto davvero ben poco.

Alcuni degli aspetti presenti nel DDL, ad esempio,  non sono neppure presenti nel testo dato in pasto alla consultazione. Dov'erano, ad esempio, gli albi regionali?

Eppure, adesso, si vuol metter fretta al Parlamento, sotto il ricatto delle assunzioni dei precari che, giustamente, attendono di entrare in ruolo.

Il testo così com'è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri presenta delle questioni delicate, degli stravolgimenti dell'assetto della scuola che meritano essere ben discusse e che non potranno essere figlie della fretta.

Ancora una volta, il Governo vuol entrare a gamba tesa sulla scuola, proponendo riforme "rivoluzionare" e poco ritagliate su chi dovrà indossare l'abito. L'assunzione dei precari non può essere il cavallo di troia per infilare nella scuola gestioni manageriali di manager che non sono tali e non potranno mai esserlo, se non altro per cultura e soprattutto perché i manager, quelli veri, pagano di tasca propria i fallimenti, anche con il licenziamento.

Quindi, decreto d'urgenza per i precari, il resto è il caso di discuterlo con i tempi di un civile confronto democratico.

Tutto sulla Buona scuola con il DDL

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione