Riforma. 180 mila docenti potranno diventare “esperti” e guadagnare di più. Con quali risorse?

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Scatti di anzianità salvi? Dopo gli annunci di Renzi, Giannini e Puglisi pare siamo sulla buona strada. Adesso, però, bisogna trovare le risorse per rinnovare il contratto. Quali criteri per la progressione di carriera?

Scatti di anzianità salvi? Dopo gli annunci di Renzi, Giannini e Puglisi pare siamo sulla buona strada. Adesso, però, bisogna trovare le risorse per rinnovare il contratto. Quali criteri per la progressione di carriera?

Archiviato il sistema che premia solo il 66% dei docenti? Parrebbe di sì. Ieri la notizia apparsa sul Corriere della sera che vorrebbe gli scatti di anzianità come cardine della progressione stipendiale dei docenti, ma con la possibilità di poter progredire nella carriera diventando "docente esperto".

Non è una novità, l'idea era già presente nella proposta di riforma dell'ex Sottosegretario Apre ed era anche nelle indicazioni date inizialmente al gruppo di lavoro che si è occupato dell'elaborazione del sistema legato alla carriera. Un sistema misto, insomma, che risponde alle richieste del mondo della scuola.

Adesso si pone il problema delle risorse, che sappiamo tutti essere limitate. Come si finanzieranno gli stipendi dei docenti "esperti", che si promette essere lauti?

La quantità di docenti che potranno aspirare ad entrare in questa elite sarà compresa tra il 15 e il 25% del totale (nel computo sono stati inseriti anche i docenti di sostegno), numero non irrilevante che si aggira tra le 100mila e le 180mila unità e che richiederanno notevoli risorse per aumentarne lo stipendio.

Non sono molte le strada: 1. rimodulare l'utilizzo delle risorse attuali; 2. trovare risorse aggiuntive.

Nel primo caso si tratterebbe di riformulare i gradoni stipendiali nella loro scansione o nel loro valore retributivo, concordando con i sindacati e rinnovando al ribasso quel contratto ormai fermo da anni. Una possibilità che sarebbe in linea con le politiche di questi anni che hanno mirato a delle riforme a costo zero, trovando all'interno stesso dell'ambito scolastico le risorse. La domanda è: docenti e sindacati saranno ancora disposti a rinunciare ad una parte degli scatti stipendiali per finanziare la riforma del docente "esperto"?

La seconda via è sicuramente quella auspicabile, ma con quali soldi? Seguendo i lavori parlamentari legati alla Legge di stabilità, ho già avuto modo di evidenziare che nel testo sono state apportate delle significative modifiche che farebbero pensare ad un possibile stanziamento di risorse proprio con quest'obiettivo.

Si tratta dell'articolo dedicato all'ormai famigerato fondo per "La Buona scuola" che, oltre alle assunzioni e all'alternanza scuola-lavoro (come inizialmente preventivato), dovrà servire per la formazione dei docenti e per la loro "valutazione e valorizzazione". Si è trattato di un emendamento accolto che ha meglio specificato l'uso dei fondi che si potrebbe mettere in relazione con l'intenzione dei Governo di rivedere la questione della carriera. Vai all'articolo.

Infatti, è bene ricordare, che l'impianto pensato dal progetto di riforma, contenuto nelle linee guida "La Buona scuola", non contemplava un aumento di risorse per gli stipendi dei docenti, quanto un uso delle stesse distribuite solo al 66%. Insomma, una "riforma" a costo zero che scontentava tutti e poneva forti dubbi sulla reale intenzione di valorizzare la professione.

I docenti hanno già dimostrato di non voler accettare una decurtazione del proprio stipendio per "fini superiori", anzi, hanno chiesto a gran voce il rinnovo di quel contratto che è fermo da anni e che è stato ulteriormente bloccato per tutto il 2015 proprio dalla Legge di stabilità al momento in discussione al Senato. Anzi, nel testo delle linee guida per la riforma si anticipava la volontà di tenere il contratto bloccato fino al 2018, anno in cui sarebbe entrato a regime il nuovo sistema, e con i risparmi finanziare gli "scatti di merito". Contratto bloccato per il 2015 e indennità vacanza fino al 2018. A ciò è da aggiungere che resta ancora bloccato il 2013 ai fini degli scatti e dei contributi pensionistici, a differenza del 2014 per il quale il decreto salva-stipendi ha stanziato i fondi.

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Della nuova proposta in realtà abbiamo ancora soltanto le dichiarazioni dell'On Rocchi al Corriere, ancora poco per tirare delle conclusioni. La questione del "docente esperto" deve ancora essere definita nei contorni, anche perché, oltre alla questione fondi è interessante sapere quali saranno i criteri per trasformare un docente ordinario in "esperto" e che ruolo manterrà quell'albo dei docenti e quella chiamata diretta da parte dei dirigenti che sono alla base dell'iniziale proposta di riforma, che ricordiamo essere stata fortemente criticata durante le consultazioni.

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