Riflessioni sull’esperienza vissuta da insegnante di religione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Lettera

di redazione
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Gentilissimo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti,
Le scrivo perché credo nell’importanza del dialogo con le Istituzioni e perché sento la necessità di condividere con Lei la mia esperienza di insegnante di religione durante l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Prima dell’inizio degli esami, da più parti vi sono state critiche ideologiche alquanto discutibili. Si è parlato di attacco alla laicità dello Stato, di ingerenza esterna, ecc. Ora, a conclusione di tale esperienza, si può guardare obiettivamente a ciò che è stata la nostra presenza di insegnanti di religione agli esami di Stato: rispetto della libera scelta fatta dall’alunno e dalla propria famiglia; presenza dell’intero Consiglio di classe nella valutazione dell’alunno chiamato a vivere un’esperienza scolastica “significativa”.

Purtroppo, però, l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) non è stato inserito tra le materie d’esame. Da insegnante e da genitore ritengo che quest’assenza non sia segno di ricchezza e di libertà della scuola. Tale assenza rende semplicemente “incompleto” l’esame stesso, non rispettando la volontà dell’alunno che ha scelto liberamente per il proprio percorso scolastico una disciplina (IRC) riconosciuta curricolare. Molte tematiche trattate durante l’ora di religione sono entrate nella discussione dell’esame di Stato attraverso le altre discipline: la “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII, la “Rerum Novarum” di Leone XIII, le opere di Giotto, la Maddalena di Tiziano, la Pietà di Michelangelo, la Trinità di Masaccio, Gandhi, il Dalai Lama, Martin Luther King, l’apartheid, l’Islam, il fondamentalismo islamico, gli Ebrei, la Palestina e lo Stato di Israele, i diritti umani, la pace, il bullismo, “I promessi sposi”, Mendel, Bach, gli Spirituals, Madre Teresa di Calcutta, Falcone, Borsellino, don Pino Puglisi, don Diana…

Mi sarebbe piaciuto interagire con i miei alunni sulle religioni studiate durante l’intero anno scolastico (Induismo, Buddhismo, Confucianesimo, Taoismo, Islam, Ebraismo, Shintoismo), sul ruolo dei Cristiani nei vari periodi storici (il Cristianesimo e la Questione Sociale, il lavoro, le ingiustizie planetarie, il ruolo della donna, la dignità di ogni essere umano, ecc.).
Per fare solo un esempio: come si può ritenere “completo” un colloquio pluridisciplinare in cui, parlando di Cina, non si sottolinea il ruolo determinante del Confucianesimo, del Taoismo o delle altre religioni presenti in Asia…
Sono tutti elementi che devono portare ad una riflessione non ideologica ma esclusivamente scolastica e didattica, tenendo conto che l’Insegnamento della Religione Cattolica è inserito nel “quadro delle finalità della scuola”.

Fisicamente non è stato facile reggere a carichi di lavoro quotidiani che, in quanto membro di n. 8 sottocommissioni, impegnavano l’intera giornata: 8/9 ore al giorno (in alcuni casi anche di più), per un totale di oltre 70 ore dedicate allo svolgimento degli esami! Ma, nonostante la fatica intensa, la presenza dell’insegnante di religione agli esami di Stato è stata un segno di attenzione agli alunni ed alle loro famiglie, nonché una vittoria della LIBERTA’.
Saluto cordialmente, ringraziandoLa per l’attenzione dedicata a queste mie brevi riflessioni ed augurandoLe di contribuire a “liberare” la scuola italiana dalla tanta burocrazia soffocante e dai vari tentativi ideologici finalizzati a distorcere la realtà.

Con stima
Dario Sebastiano Pagano insegnante di religione

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