Riflessioni sull’anno scolastico. Lettera

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Inviato da Ruggiero Balice – Abbiamo dovuto sopportare una emergenza che ha colpito la scuola italiana per due aspetti.

Il primo riguarda l’improvviso passaggio a modalità Dad. Il secondo elemento è quello della prospettiva del mondo scolastico, la grande assente.

Lo scenario nel quale abbiamo operato è stato costellato da ipotesi e repentini cambiamenti, smentite, scelte poco condivise e discusse con un mondo della scuola, già prima poco interpellato, ma in questa fase davvero messo da parte.

I docenti hanno dovuto imboccare la strada di una rapida e massiva ricezione di informazioni, sviluppo di competenze, condivisione delle stesse con gli studenti, a loro volta messi di fronte a delle abitudini tecnologiche non finalizzate, come sono abituati a fare, al “social” ma alla produttività.

Le difficoltà di questo processo sono state considerate automatiche in maniera CINICA, senza prendere atto dei “pezzi lasciati indietro”, delle difficoltà di far convergere un sistema che rifiutava evoluzioni significative, ad uno completamente virtuale, in un arco temporale brevissimo.

In questo panorama di Dad, tecnologia, competenze informatiche, è necessaria a monte una operazione di DECOSTRUZIONE delle pratiche scolastiche cui si era abituati e la definizione di parametri di valutazione, non solo definiti attraverso un decreto, ma resi anche riconoscibili nel percorso formativo. Questa operazione ovviamente è più raffinata e richiede veri gruppi di lavoro a livello nazionale e locale ed è tutt’altro che risolto.

Quella che abbiamo realizzato è dunque una forma “MUTATA” della didattica in presenza ed è molto lontana dall’essere una didattica a distanza con i meccanismi opportuni che devono caratterizzarla.

Se non vi sono altri opportuni cambiamenti organizzativi diventa difficile anche cogliere gli aspetti migliori e più fruttuosi della Tecnologia applicata alla didattica.

Significativa è la mancanza di strumenti adeguati alla Dad anche tra i ragazzi. Il telefono o il tablet non sono strumenti di produttività al pari di un PC e questo già limita fortemente le potenzialità attuative della Dad.

Enorme è stato il carico di lavoro per i docenti, sia nelle attività didattiche che negli impegni scolastici, ancorati a meccanismi della scuola in presenza anche essi e non in grado da soli di assolvere alla necessità di confronto e dialogo. Questi processi non possono essere virtualizzati completamente.

Il lavoro svolto dai docenti, soprattutto quello di rispondere ad un vuoto completo nel quale ci si è trovati, non è stato riconosciuto a nessun livello, tanto meno quello economico, nonostante gli aggravi di spesa per connessioni, attrezzature, corrente.

Sono state chiuse le scuole senza capire neppure cosa sarebbe dovuto succedere dal giorno successivo, con intere piattaforme Dad da costruire da zero, docenti da formare, lezioni e verifiche, difficoltà tecniche e tecnologiche senza supporto tecnico se non quello dei gruppi digitali delle scuole, consigli di classe, collegi docenti, e adozioni di libri di testo quando si dovrebbe iniziare a pensare a strumenti tecnologici piuttosto…

Prima improvvisando, poi in maniera sempre più organica, ma comunque a mio avviso insufficiente a colmare il vuoto creato, i docenti hanno lavorato senza perdere un giorno, nella consapevolezza dell’importanza del ruolo di educatori.

Particolarmente importante è stato il lavoro svolto dai docentidi sostegno che ha permesso di non lasciare in dietro soprattutto gli alunni più fragili o in difficoltà.

Al tempo stesso i docenti hanno subito una TRASFORMAZIONE RADICALE del proprio lavoro con un indirizzo UNILATERALE del governo.

Lo stesso decreto “RILANCIO” (che a me sembra una battuta infelice), oltre che arrivato in ritardo, ha stanziato fondi assolutamente insufficienti per un biennio nel quale si parla della soluzione di problemi che richiedono ben altre somme di denaro. La differenza con gli investimenti negli anni precedenti è invece poco significativa e i tempi brevi per poter avere “una nuova scuola” a Settembre.

Alle stravaganze si unisce l’idea di bandire concorsiquando si dispone di personale già formato, che insegna da qualche anno con una certa esperienza e che attende in qualcuna delle tante graduatorie aperte e tenute in bilico proprio dalla mancanza di iniziative da sempre tollerata anche dalle sigle sindacali.

Se non si risolvono e non si azzerano vecchi problemi, se non si appianano alcune ingiustizie realizzate in precedenza, diventa impossibile pensare di venirne fuori.

Sono maturate troppe condizioni impreviste di cui non si parla e che stanno ricadendo come nulla fosse sui docenti, sugli studenti, sulle famiglie.

Per quanto riguarda il ritorno a scuola, è significativa la mancanza di previsioni attendibili e le ipotesi di svolgimento delle lezioni sono a mio avviso sconcertanti.

Stanno disegnando una scuola che assomiglia piuttosto ad una clinica, distruggendo la socialità su cui la scuola stessa si fonda e che non è possibile rimuove. Come è possibile immaginare maestre/i e alunni/e, soprattutto i più piccoli, che si incontrano con un livello di socialità basato sul totale distacco, sull’alienazione.

Io non credo affatto che queste siano le soluzioni possibili e che non sia corretto neppure sul piano sanitario organizzare la risposta ad un problema svuotando e radicalizzando le vite di questi bambini per i quali dovremo presumere problemi psichiatrici a volontà.

Si è infine arrivati alle inaccettabili “minacce” alla ministra. Sicuramente inaccettabili, esattamente come il lavoro svolto dalla ministra stessa fino a questo momento. Inaccettabile come la scuola che viene proposta ai giovani, inaccettabile come lo stravolgimento della vita dei docenti e delle famiglie a seguito di una gestione poco attenta alla moltitudine di problemi sorti.

E’ bene dunque comprendere anche quanto disagio ci sia stato e ancora ci sia, di come questo disagio sia stato OGGETTIVAMENTE ignorato dalla politica e dalla ministra, di come il non giustificare minacce e violenze coincida anche con il fatto che intere fasce di popolazione, di lavoratori, di studenti, non possano essere sottoposte a decisioni prevaricanti, a ingiustizie economiche e di inserimento stabile al lavoro.

E ne si può addolcire una situazione inaccettabile con canzoncine al balcone e arcobaleni e altre scritte propagandistiche perché i problemi sono sempre allo stesso posto, con sopra la polvere.

I docenti hanno vissuto contemporaneamente il lock-down, i timori sanitari, il cambiamento di rotta, la formazione full immersion, l’invasione del proprio tempo vitale oltre ogni limite contrattuale, la frustrazione della dad che non è certo tutta rose e fiori, l’incertezza sul proprio futuro lavorativo e nonostante tutto hanno resistito strenuamente nell’interesse dei giovani e della loro istruzione.

Direi che non si tratta certo di una categoria avvezza alle minacce o alla violenza, tanto da averle subite delle violenze, quella dovuta al virus, e quelle dell’abbandono in cui i docenti e l’Istituzione scolastica sono piombate, ma piuttosto di una categoria che ha saputo anche mettere da parte il proprio dissenso in luogo di una profonda collaborazione, ma che non per questo deve vedersi brutalizzata.

Il dissenso per talune, o per tutte le cose di cui stiamo parlando è molto forte e soprattutto in questo ambito la necessità di una svolta è davvero importante.

Un ministro dell’Istruzione dovrebbe fare cose per le quali non solo possa andare in giro senza scorta con la certezza che questo significhi non correre alcun rischio, ma, al contrario, dovrebbe essere acclamato/a in ogni luogo dove facesse visita.

Perché se si fanno le cose con un po’ di criterio, con senso di responsabilità e di giustizia, nella consapevolezza che non si scrivono solo decreti, ma che ogni cosa ha delle ripercussioni profonde sulle vite di tante persone, non si può avere da temere nulla.

Ogni situazione dalla quale emerga “rabbia, violenza, minacce” merita sempre un’analisi approfondita perché dissociarsi come doveroso dal “singolo folle” non corrisponde a far finta che i problemi non esistano perché altrimenti può solo aumentare il numero dei folli.

Alla base di queste “esternazioni violente”, delle tante critiche, degli stati d’animo esasperati, c’è una mancata risposta a tante questioni di cui speriamo il governo e il ministero decidano FINALMENTE di farsi carico.

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