Riflessioni sulla scuola di oggi: una società che non pensa all’istruzione è destinata all’ignoranza. Lettera

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Inviato da Luisa Torrisi – Da recenti studi pare che la scuola per tre ragazzi su dieci sia un luogo di insicurezza e disagio. L’Italia è messa peggio: qui anche carenze nelle infrastrutture.

La scuola, la seconda agenzia educativa dopo la famiglia, uno dei pilastri della società sta mostrando segnali di fallimento nel suo compito primario.
Lo so che quello che sto per dire genererà disappunto ma finché molti sceglieranno il lavoro dell’insegnante per ripiego, per avere un pubblico impiego, perché non sanno cosa altro fare, non andrà certo meglio.
Bisogna averla dentro la predisposizione ad accogliere, ascoltare, comprendere, sostenere e tirar fuori il meglio di ogni studente.
L’insegnante è una vocazione. È un lavoro di relazione, ogni insegnante può davvero cambiare la vita ad una persona con quello che dice o fa.
E penso pure che sia fondamentale supportare il sistema scolastico con una equipe multidisciplinare (psicologi, sociologi, pediatri, medici, educatori, assistenti sociali), una rete che dia sostegno agli insegnanti nel loro compito sempre più complesso e che rilevi il disagio e lo curi in tempo.
Una società che non pensa alla scuola e non destina risorse ad essa è una società che ha deciso di tarparsi le ali e di vivere nell’ignoranza e nella devianza.

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