Riflessioni sul lavoro a distanza del personale docente. Lettera

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Inviato da Andrea Madonnini – Sono un docente e mi permetto in modo costruttivo di rispondere ai numerosi commenti e post sull’argomento in oggetto.

Sicuramente il sistema della didattica a distanza presenta delle criticità soprattutto se, come in questa occasione non prevedibile, viene adottato da un giorno all’altro senza adeguate infrastrutture tecnologiche o attività formative informatiche pregresse.

Voglio far presente che i docenti lavorano da “remoto” senza essere inquadrati come smart-workers con attrezzature (computer, stampanti, cellulari, connessione) di proprietà degli stessi e quindi non forniti dall’amministrazione di appartenenza. Voglio inoltre far presente che fino all’8 aprile 2020 l’attività di didattica a distanza era una possibilità e non un obbligo per i docenti e questo lo si può riscontrare nel Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020.
I genitori che richiamano uno o più DPCM, collegati al medesimo Decreto Legge, capiranno che tale atto non ha forza di legge. E questo risulta a tutti palese! Pensare che, qualche governo, voleva ridurre o addirittura togliere la disciplina di diritto dalle scuole superiori.

Ovviamente per dovere morale e per il fatto di essere retribuiti, a differenza di quanti sono in cassa integrazione o destinatari di altre misure economiche di supporto, ci siamo immediatamente mossi con le attrezzature a disposizione riscontrando che molti studenti erano privi di supporto tecnologico adeguato (o per quantità o per qualità) o di conoscenze informatiche basilari (sembra strano: usano tutti cellulare e tablet ma poi non riescono ad inviare una mail con un allegato! Se questo è reale o una scusa lascio al lettore il dubbio ma questo è quello che ci viene comunicato! Non voglio nemmeno, perché appare incomprensibile, entrare nel merito sulla quantità di microfoni non funzionanti quando si chiede qualcosa ad uno studente durante le attività in DAD).

Per quanto riguarda il numero di ore di video lezioni ci è stato chiesto di non superare le 15 ore settimanali per classe come da indicazione dell’ufficio regionale (ricordo che il nostro CCNL non prevede nulla su questo punto e, come vede, navighiamo tutti per buon senso e spirito di servizio) e nonostante ciò molti genitori si lamentano perché i figli sono sempre connessi per seguire le lezioni scolastiche!

Da addetto ai lavori mi preme sottolineare questo:
– come mai le famiglie non si sono mai ribellate quando i supplenti entravano in classe per la prima volta a novembre o, in qualche caso, ad inizio dicembre?
– Ci fanno fare corsi inutili su didattica per competenze, valutazione per competenze, conduzioni di lezioni innovative oppure ci chiedono di stilare e realizzare mille progetti di dubbia efficacia: come mai il Ministero non ha investito seriamente a suo tempo su formazione e infrastrutture tecnologiche informatiche adeguate? Forse perché la scuola, come la sanità e la previdenza, è sempre stata usata per far cassa quando erano necessarie manovre economiche?
– Sarei disponibile a rientrare in classe anche a luglio e/o agosto ma a 2 condizioni imprescindibili: tutela della salute e sicurezza dei docenti visto che siamo lavoratori nonché garanzia di un microclima ambientale adeguato (fare lezione in estate con una temperatura ambientale interna di circa 32 gradi non credo sia il massimo e, le aule scolastiche italiane, sono prive di impianti di raffrescamento/condizionamento!). Ora si condividerà con me che le classi fino a 32 alunni (almeno per le scuole superiori) che possono esistere stante le attuali disposizioni normative non sono il massimo, sia per la didattica che per il contenimento dell’epidemia. Ma non ho mai sentito genitori protestare e questo perché? Forse perché molti considerano la scuola un servizio di “baby-sitter” e non luogo educativo o formativo?
Ad un voto 6 “regalato” nessuno si lamenta ma ad un 5 meritato i genitori diventano pedagogisti, ispettori, psicologi, sociologi, avvocati. Magari gli stessi che confondono la validità di un DPCM con quella del decreto legge.
Questa esperienza ci fa capire che è ora di rimettere mano su molte questioni non affrontate ovvero ritornare ad una serietà educativa, un rispetto vero per la scuola e i suoi lavoratori ed effettuare investimenti adeguati.
E iniziamo ad avere il coraggio di lasciare fuori dalla scuola quanti vogliono insegnare a far didattica senza mai averla effettivamente fatta!
Tutto questo si chiama credibilità! Tutto questo è serietà!

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