Riflessioni sui recenti fatti di cronaca in cui i minori sono vittime di abusi. Lettera

Stampa

In determinati e specifici ambiti della vita sociale (Chiesa e Scuola) che dovrebbero essere luoghi protetti e sicuri per  i bambini, continuano a celarsi, ad agire e a colpire, veri o presunti mostri abbacinati dalla ricerca di uno sporco e malato  piacere e ben lontani dall'effettivo riconoscimento,  accettazione, applicazione  e condivisione  di precipui  valori.

In determinati e specifici ambiti della vita sociale (Chiesa e Scuola) che dovrebbero essere luoghi protetti e sicuri per  i bambini, continuano a celarsi, ad agire e a colpire, veri o presunti mostri abbacinati dalla ricerca di uno sporco e malato  piacere e ben lontani dall'effettivo riconoscimento,  accettazione, applicazione  e condivisione  di precipui  valori.

È terribile pensare o immaginare persone che, a vario titolo, stanno a contatto diretto con i bambini, possano compiere il male,  possano macchiarsi di colpe così gravi ed essere direttamente coinvolte in azioni socialmente, culturalmente e moralmente così esecrabili.

Gesù nel Vangelo non è per nulla tenero nei confronti di chi si macchia di questo tipo di colpe: “…chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata d'asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Matteo 18, 6-8)

Pertanto,  la dignità dei bambini e delle bambine , i loro diritti, i loro bisogni e, soprattutto, la loro personalità  e il loro essere, non possono e non debbono più essere violate dalle turpi attenzioni di uomini privi di ogni amorevolezza,  autocontrollo e freni
inibitori.

Ogni piccolo o grande abuso toglie il sorriso al bambino  e determina una situazione di involuzione psichica, comunicativa e relazionale.

In questa prospettiva, la tutela dei minori deve essere una priorità da parte di tutti; ogni contesto educativo  deve esercitare  il massimo controllo e garantire ambienti di vita sicuri, gratificanti e non mortificanti.

Purtroppo, a livello educativo, non sempre le cose vanno per il verso giusto, ragion per cui, a volte, si formano delle nuvole  nere  che minacciano e mettono paura, recano danno e offuscano il lavoro di tanti educatori veramente motivati che danno luce e valore alla vita e incarnano pienamente la pedagogia dell'amorevolezza, ovvero, la pedagogia del “gaudium vitae”  .

La prima condizione per arginare il fenomeno della pedofilia è, dunque,    incentivare, ricercare, costruire e diffondere ovunque – sul modello di San Giovanni Bosco – una cultura dell' amore dosato e offerto nella misura dell'altro, creare una nuova sensibilità
educativa capace di ridare stima e riconquistare fiducia. Don Bosco diceva  ai suoi sacerdoti di avvicinarsi ai bambini per dir loro “buone parole”, sollecitava il tempo della primavera dell'amore familiare, i giorni dell'affetto e della confidenza cristiana, i
giorni dei cuori aperti con tutta semplicità e candore, i giorni della vera allegrezza. E i bambini, tutti i bambini, devono poter essere allegri e felici, mentre   gli abusi tolgono  ai bambini la felicità e la  gioia del sorriso.

Pertanto, chi interagisce con i bambini deve avere ben affilate le armi della dolcezza e della bontà che, utilizzate   nella quotidiana, umile, fraterna e paterna azione educativa, prestano aiuto alla fragilità e debolezza giovanile, aiutano a  mettere gli altri al posto
di sé.

La scuola, la chiesa, la politica, la società possono e devono fare di più; questi tristi fenomeni che tolgono al bambino la gioia di vivere, la gioia di donare, la gioia di amare, non possono più infrangersi contro il muro   dell'indifferenza o contro superficiali, temporanee estemporanee reazioni: c'è bisogno di fatti  concreti, di azioni vere e autentiche per contrastare e arginare  queste pericolose e insidiose devianze  di una società profondamente malata, c'è bisogno di un' azione energica  per far diventare colombe i corvi neri che tanta paura mettono ai bambini.

Tutti dobbiamo dare il nostro  contributo  e mettere in atto strumenti idonei  per impedire ulteriori danni a potenziali vittime fragili e indifese

Bisogna anche riconoscere che l'avvento dell'era digitale sta determinando una progressiva e rapida deriva  sul piano etico, sta creando una sovrastruttura anonima e senza volto capace di  trascinare molti – professionisti, educatori, gente comune  ecc. – in un baratro.

Tra benessere, comodità e individualismi esasperati,  affiorano soggetti membri di una società anonima in cerca di prede .

Il problema deve essere, con una certa urgenza,  affrontato in chiave culturale ed educativa.  Per questo occorre una nuova politica dell'esistenza, una nuova idea del vivere, una nuova pedagogia, una nuova scuola, una nuova chiesa   che sappia ridare serenità, fiducia, sicurezza,  che riesca a  portare luce  nell'oscurità di alcune menti offuscate da desideri perversi. .

È molto  triste leggere storie di abusi ed  è un vero peccato che nella chiesa, nella scuola e nella società vi siano persone incapaci di cogliere la bellezza, la grandezza  e il valore della missione educativa e  pastorale, è grave vedere persone prive del calore e della forza dell'amore che nella disperata ricerca del piacere  si comportano come lupi.

Per ridurre i rischi, per dare risposte concrete al disagio e alla sofferenza di tanti minori, causata da uomini ciechi, la tecnologia e i luoghi sensibili, devono necessariamente essere soggetti a controlli più rigidi e severi.  Internet non è che un mezzo meraviglioso
nell'ordine tecnico, ma , come tutti i mezzi, può servire al miglior bene, ma anche al peggior male.  Prevenzione ed educazione possono essere le armi per combattere la nuvola nera dell' abuso.

Fernando Mazzeo (Pedagogista – Docente Scuola Secondaria di primo grado)

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur