Riflessioni di un’insegnante sul possibile contagio Covid a scuola

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Inviato da Caterina Lombardi – Buongiorno, sono un’insegnante di scuola Primaria con quasi quarant’anni di esperienza alle spalle che da sempre svolge il proprio ruolo con molto interesse e con il desiderio di rinnovarsi.

A dimostrazione della mia voglia di rimanere al passo con i tempi e con l’evoluzione della società, 5 anni fa all’età di 55 anni, ho conseguito una laurea magistrale in informatica, stilando una tesi sull’uso della TIC nella didattica.

La riapertura della scuola mi mette difronte alla necessità ancora una volta di ripensare totalmente il mio lavoro; chiunque abbia una minima consapevolezza di didattica sa quanto siano importante i lavori di gruppo o il tutoring tra i pari e non è banale ipotizzare come realizzare tutto ciò garantendo il distanziamento ed, in alternativa, come sostituire tali modalità di lavoro.

Tutto questo rappresenta per me, ma penso per la quasi totalità delle insegnanti, una sfida estremamente intrigante e motivante che mi spinge a documentarmi e, ancora, una volta a reinventare nuovi approcci che possano essere significativi e gratificanti per gli alunni.

In considerazione dell’impegno che ciò richiede sono estremamente amareggiata nel vedere come il personale insegnante viene quasi totalmente ignorato nei vari dibatti in corso; nell’equazione alunni sani e contenti e genitori soddisfatti il personale scolastico non viene mai considerato ed, anzi, è totalmente criticato quando chiede che il suo datore di lavoro (vedi Ministero o chi per lui) garantisca nel rispetto della normativa la sua sicurezza sul lavoro e la sua salute.

Nel periodo di lockdown tutti i mezzi di comunicazione ci hanno martellato con continui allarmi sul rischio per gli ultra cinquantacinquenni rappresentato dal Covid19, invitandoci a non uscire di casa, neanche per andare al supermercato (vedi Documento Tecnico Inail_21072558 “In tale ottica potrebbe essere introdotta la “sorveglianza sanitaria eccezionale” che verrebbe effettuata sui lavoratori con età >55anni…..). Ora che quegli ultracinquantacinquenni devono garantire la riapertura della scuola il rischio sembra non esistere più ed, anzi, se qualche insegnante prova a manifestare dei timori gli viene suggerito di licenziarsi.

Sono allibita nel constatare che un biologo che vive e lavora negli Stati Uniti pensi di conoscere la situazione italiana e gli insegnanti italiani così bene da potersi permettere di dare giudizi e porre diktat (vedi il Giornale.it Sabato 29/08/2020 <<Gli appelli ai prof in fuga “Fate i test sierologici” a firma Enza Cusmai>>) su una classe docente che pur essendo la peggio pagata di Europa ha sempre svolto il suo lavoro con grande senso di responsabilità.
Il seguire costantemente le notizie e le affermazioni dei vari esperti non fa che accrescere i miei dubbi.
Quando il virologo Carlo Perno afferma: “Se si fa attenzione e si mantengono le distanze, la scuola non è più a rischio di contagio di un supermercato o un cinema” mi fa pensare che non ha un quadro chiaro della situazione.

Crede veramente che in una scuola dell’infanzia o in una primaria sarà facile mantenere le distanze?
E’ consapevole che io al supermercato ci vado solo una, massimo due volte la settimana o non mi trattengo nella peggiore delle ipotesi più di un’ora e che al cinema scelgo proprio di non andarci? A scuola ci andrò tutti i giorni per 5 ore al giorno!
In questa contingenza così particolare, sono convinta che ogni insegnante chieda soltanto che venga tutelata la sua sicurezza sul posto di lavoro così come penso faccia qualsiasi infermiere o poliziotto. Proprio
in quest’ottica ben venga il test sierologico per gli insegnanti, io l’ho fatto molto volentieri, ma mi sarebbe piaciuto moltissimo che lo facessero anche i miei studenti.

Io torno al lavoro sapendo di non essere infettiva ma, altrettanto, non posso dire dei miei alunni che durante l’estate possono essere stati in vacanza chissà dove e che possono non manifestare i sintomi o averli in forma molto lieve.
A queste condizioni mi sembra più che lecito che alcuni docenti, io compresa, esprimano perplessità e dubbi sul modo in cui viene tutelata la nostra salute.
Ricomincio, quindi, questo anno scolastico con il grande impegno di “inventarmi un nuovo modo di fare scuola” scandito dalla regola del distanziamento e dell’uso della mascherina e tante altre indicazioni che sembrano ancora fumose ma, anche, con la grande amarezza di avere la percezione, ancora una volta, che gli insegnanti non sono tenuti in nessuna considerazione o addirittura sono ritenuti “sacrificabili” per il “bene comune”.
Mi sorge, così, spontaneo un interrogativo, un po’ provocatorio: “Le insegnanti che vogliono tutelare la propria salute dovranno veramente pensare a licenziarsi?????”

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