Riflessioni di un ds sull’avvio del nuovo anno. Lettera

Lettera

Inviato da Pietro Netti – Care colleghe e cari colleghi, seguo, come tutti voi, con grande attenzione (e un po’ di apprensione) il dibattito sulle misure da adottare per l’avvio del prossimo anno scolastico, soprattutto per quanto attiene agli spazi da destinare alla didattica ed al loro corretto utilizzo.

Sono state messe in campo le ipotesi e le misure più disparate, dai parafiato alle tensostrutture, dalle visierine alle mascherine, dalle lezioni in cortile ai doppi turni.

Quello che tuttavia sono riuscito a capire è che, alla fine della fiera, tutto si riduce a 3 semplici variabili:
1) tempi (intesi come tempo scuola e organizzazione oraria)
2) spazi (aule/ambienti a disposizione e loro dimensioni)
3) organici e classi rispetto agli spazi (da quanti studenti sono formate le classi e quanto sono grandi le aule).
Tutti noi, in ogni ordine di scuola, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, ci stiamo -giustamente- preoccupando dell’avvio del prossimo anno scolastico, ma è evidente che molti di noi (tra cui il sottoscritto), che già avevano grossi problemi di spazi da destinare alla didattica insufficienti o inadeguati prima del Covid 19, alla luce delle indicazioni, peraltro non univoche (ma che tuttavia sembrano convergere verso una riduzione della capienza degli spazi ai fini del distanziamento tra studenti) sono ora in profonda crisi.

Temo che, salvo che gli Enti locali non ci procurino nuovi ambienti in cui fare scuola (idonei a contenere le classi così come autorizzate in organico dai rispettivi Ambiti territoriali, visto che, credo, nessuno disponga di organici che consentano la necessaria flessibilità in termini di ore eccedenti per doppi turni o rimodulazione del tempo scuola), in questi casi, non vi sia alternativa possibile all’attivazione della didattica a distanza.
Stabilire di ridurre unilateralmente il monte ore delle discipline, ancorché illegittimo, inficierebbe la validità dell’anno scolastico.

Come tutti voi, sono settimane che letteralmente non ci dormo la notte, ma niente, non c’è davvero altra soluzione.
Mi consolo con l’antico brocardo latino che recita: “Ad impossibilia nemo tenetur”, ovvero: “Nessuno è tenuto alle cose impossibili”.
Comprendo e condivido il timore delle sicure proteste da parte delle famiglie e tutto il resto, ma temo che possiamo soltanto augurarci che non vi sia una seconda ondata di contagi da Covid 19 in autunno/inverno.
Perché se così non fosse, le misure da noi adottate non servirebbero a nulla, e ve ne spiego brevemente il perché: si può andare a ballare, stare al mare gli uni sugli altri, andare a passeggio, ai concerti ed alle sagre, sui mezzi pubblici occupando tutte le sedute dei treni/bus…
Dov’è il distanziamento interpersonale preteso nelle scuole???
Che senso ha che uno studente arrivi a scuola su un autobus stracolmo o esca con gli amici la sera in 5 nella stessa auto, o vada a ballare o esca per locali/pub/discoteche?
Sono forse queste zone franche per il virus?
Davvero proprio non riesco a comprendere (mi dovete scusare!).
Al primo caso di positività accertato l’intero istituto, probabilmente, andrebbe in blocco, e… tanti saluti!
Ormai ho fatto l’abitudine a impersonare il bambino della fiaba di Andersen che dice che il re è nudo, ma, da credente, mi consolo pensando a quanto disse uno molto famoso: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

In ultima analisi, come tutti voi, cercherò di rispettare scrupolosamente le disposizioni sul contenimento del Covid 19 (sempre che io e la mia equipe riusciamo ad interpretarle correttamente!), sia chiaro, ma qualcuno dovrà spiegarmi il senso di questa schizofrenia tutta italiana.
Nell’augurare a tutti un po’ di meritato riposo vi saluto e vi abbraccio tutti caramente.

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