Riflessioni di un dirigente scolastico: pandemia e istituzioni scolastiche. Lettera


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Inviata da Luigi Melpignano – Sapevo che affrontare il cambiamento “continuo” fosse un “must” fondamentale per me (come per tutti i miei colleghi) nella gestione della scuola sempre più complessa.

Numerosi e spesso rapidi sono stati i continui cambiamenti che vanno, esemplificando, nella innovazione, nella didattica per competenze, nelle risoluzione di continue (differenti) problematiche, nella adozione
di normative ed assunzioni di responsabilità, nelle relazioni incessanti con la ampia comunità scolastica (personale, studenti, famiglie) ed il “territorio”.

Ma il “cuore” di tutte le relazioni e delle emozioni è sempre stata (e secondo me non può non esserlo sempre) la Scuola (inteso anche come luogo fisico). Nella Cittadella del futuro come il “Ferraris” di Molfetta, costituito dal Tecnico Tecnologico “Ferraris” e dal Liceo Scientifico Osa “Levi-Montalcini” (che dirigo da oltre 5 anni) “vivono” quotidianamente, per gran parte della giornata, oltre 1200 alunni, 120 docenti, 30 Ata oltre ad intrattenersi infinite relazioni con le famiglie, il territorio e le Istituzioni.
Un grande cuore pulsante di infinite relazioni.

Tanti processi di cambiamento ho finora affrontato. Mai avrei pensato di far fronte al “cambiamento”, in maniera così repentina, in seguito al Covid-19, che si presenta per molti aspetti inatteso, ma che ha avuto un qualche antecedente lontano e vicino (ad esempio la spagnola nel 1919, e più di recente, la Sars), con le note conseguenze pandemiche, che hanno
comportato dapprima la sospensione delle attività didattiche in presenza con l’avvio della “didattica a distanza” e, recentemente, la chiusura (di fatto) di tutte le scuole (con differimento delle attività tecniche ed amministrative in smart-working ed in presenza solo di quelle cd.
“indifferibili” che certamente non sono di facile esemplificazione).

La Scuola, in sostanza, passa rapidamente da unico luogo fisico di relazioni, emozioni, crescita educativa ad una molteplicità di luoghi “a distanza” (ognuno nelle proprie abitazioni) collegati con la tecnologia e da varie piattaforme.

Molti i primi interrogativi. Ma i nostri ragazzi che ne sanno di tutto questo? Come vivono questo tempo “vuoto” dell’attesa? Quale ruolo può avere il rapporto con compagni e docenti tramite la didattica a distanza? Come favorire la relazione empatica? E quali nuovi legami di solidarietà si
instaurano con i fratelli, con i genitori, con i nonni, spesso costretti a convivenze forzate? Come favorire rapidamente l’inatteso cambiamento? Come essere inclusivi anche per tutti coloro che non possiedono un tablet o una connessione internet adeguata e/o si trovano in situazione di
svantaggio? Come implementare la formazione dei docenti?

Altri interrogativi si stanno pure imponendo a seguito della probabile prosecuzione della sospensione dell’attività didattica (finora fissata al 3 aprile). Come motivare ulteriormente (per un periodo che potrebbe essere lungo) gli alunni ed i docenti e soprattutto i maturandi alle prese con
il prossimo Esame di Stato? Come migliorare la didattica a distanza? E quale peso deve assumere la didattica tradizionale fatta di lezione, interrogazione, verifica, voto? Quale valutazione? Valutare
per migliorare o per giudicare? Come organizzare e monitorare costantemente il lavoro, principalmente delle segreterie, che lavora in smart working? E tanti tanti altri.

Interrogativi che hanno necessitato di prime immediate risposte adeguate fin dai primi di marzo, come ben sa chi “vive” nella Scuola; altre inevitabilmente se ne attendono secondo le prossime indicazioni ministeriali.

Finora la didattica a distanza si è dimostrata una utile strategia educativa ma non una alternativa didattica in presenza così come la tecnologia (in tutte le sue forme) ha favorito, certamente, nuove modalità di interazione nelle relazioni interpersonali e nella organizzazione del lavoro.

L’evidenza del cambiamento, da parte di tutti, si è sostanziata fin da subito in “un comune sentire” #andràtuttobene; #iorestoacasa; # restiamouniti; #lascuolanonsiferma e sarà, comunque, ben presente pure in ognuno di noi dopo questa esperienza.

Tuttavia il processo di cambiamento derivante dalla evidenza di una Scuola (fisicamente) chiusa suscita infinita emozione e forse direi pure tanta commozione.
E’ finora, certamente, il cambiamento più difficile da gestire.

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