Riflessioni di fine anno: la scuola dietro uno schermo. Lettera

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Inviata da Giorgia Loi – Ad una settimana dal termine della scuola, in un clima di grande amarezza generale, vale la pena forse fare qualche riflessione.

Non esiste ad oggi un programma chiaro e definito per la ripartenza.
Solo tante chiacchiere autoreferenziali e autocelebrative su quanto ha
funzionato la DAD, in un’ottica di totale scollamento dalla realtà da
parte di chi è deputato a decidere.

La Didattica a distanza avrebbe potuto funzionare se concepita come
strumento “compensativo” emergenziale e circoscritto nel tempo. Così,
divenuta modalità “sostitutiva” ed “esclusiva” a lungo termine (quanto
lungo non si sa ancora) è stata per me, che l’ho vissuta da insegnante e
da madre, un’esperienza devastante, ha lasciato ai margini molti
studenti che nelle stime fantasiose del ministro sono niente più che
fantasmi vaganti nella notte della scuola italiana. Ha mortificato la
relazione fisica, diretta e insostituibile docente-alunni, senza la
quale non può esistere Scuola, ma solo un surrogato di essa.
Ha complicato all’inverosimile la situazione già difficile di molte
famiglie italiane che, specie nel caso dei più piccoli, hanno dovuto
affiancare e supportare il lavoro scolastico dei figli incastrandolo tra
la preparazione del pranzo e della cena, il loro lavoro in smartworking,
la spesa, l’assistenza di un nonno, le notti insonni per le ansie del
momento e l’equa ripartizione di un PC (spesso necessariamente sincrona)
tra i membri della famiglia.

Cosa gravissima a mio avviso, non esiste, allo stato attuale delle
cose, alcun piano concreto, a breve termine, d’investimenti per
l’edilizia scolastica né per il ridimensionamento del numero di alunni
per classe, ma solo tanto fumo, parole che sanno di slogan, pronunciate,
per riprendere Chomsky, usando il tipico linguaggio infantile e con lo
scopo di suggestionare, tranquillizzare e persuadere la massa inibendone
ogni pensiero critico. Per intenderci, tanti ringraziamenti al personale
scolastico e “all’incredibile lavoro che sta facendo” che suonano come
l’uso della parola “eroi” rivolta al personale medico in questo periodo.
Un sistema abilissimo, dal punto di vista della strategia comunicativa,
per “gratificare” e “distrarre” nello stesso tempo (mi sostiene ancora
Chomsky) mentre di concreto assistiamo al nulla cosmico e continuiamo a
navigare a vista. Non abbiamo bisogno di ringraziamenti o di medaglie,
ma di strumenti per lavorare bene.

In compenso investimenti a pioggia nella didattica a distanza, che
mostrano benissimo qual è la direzione verso cui si sta muovendo la
scuola italiana.

Se dovessi usare un hashtag, conierei questo: #piúaulemenopc o questo:
#ridatecileaule, oggi che non ci è concesso tornarvi neppure per gli
scrutini di fine anno, mentre il virus arretra per diffusione e
virulenza e tutto riparte, tranne la scuola, la grande Cenerentola nel
decreto “rilancio”. Tutti promossi: ancora non lo sanno i nostri
ragazzi, ma il prezzo più grande di questa sconfitta lo pagheranno loro,
quando gli mancheranno al momento opportuno le competenze che durante
questi tre mesi avrebbero dovuto viaggiare alla velocità dei 4G o quando
a settembre si accorgeranno che non si può fare in tre settimane quello
che in molti casi non si è fatto in un intero anno e, per di più, stando
a quanto riferito dal decreto, con la medesima modalità a distanza.
Mi ricordo un tempo in cui i Cinquestelle fecero la loro appassionata,
coraggiosa battaglia in Parlamento contro la Buona Scuola renziana: il
risultato non li premió, ma quello che li distinse fu l’aver acceso un
fuoco che avrebbe potuto essere una spina nel fianco per i nemici della
scuola italiana.

Sembra passato un secolo da allora e quella battaglia brucia nel fumo
della propaganda, acre come la delusione di quelli che ci hanno creduto.

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