Una riflessione sulle assegnazioni provvisorie. Lettera

di redazione
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Inviato da Alba Usubelli – Buongiorno, sono un’insegnante di scuola primaria inserita in GAE a pieno titolo in una provincia del Nord in cui, mediamente, vengono immesse in ruolo 150 persone ogni anno.

Quest’anno mi sarei ritrovata tra le prime, non fosse che vengo ormai sistematicamente scavalcata da un centinaio di ricorsiste provenienti da altre province. Poiché la normativa, per quanto ingiusta, consente loro di farlo, non posso far altro che farmene una ragione e sperare che prima o poi giunga anche il mio momento.
La mia tranquillità se ne va quando noto sui social un proliferare di lamentele per queste Assegnazioni Provvisorie, che sono così poche e non consentono alle sventurate di tornare a casa.

Scusate ma a tutto c’è un limite. Qualunque sia la strada che abbiate scelto per entrare in ruolo, ve ne dovete assumere la responsabilità: i concorsi sono regionali (si può essere spedite nell’intera regione), le regole della Buona Scuola erano molto chiare (“potrai lavorare in tutta Italia” e per questo molte persone hanno scelto di non aderirvi), infilarsi con un ricorso in una GAE ad esaurimento del Nord significa che se si verrà convocati per il ruolo si dovrà lavorare in quella provincia.
A che pro tanto stupore? Io non vi capisco.

Moltissime di voi hanno un ricorso ancora pendente e vi è consentito di lavorare, moltissime di voi hanno ottenuto un posto a TI con regole definite in modo chiarissimo. Dovreste solo ringraziare! Se le regole valgono per me, che con rassegnazione devo stare ad assistere a tutto questo, devono valere anche per voi. Spero proprio che le assegnazioni provvisorie concesse siano pochissime. Sì, perché io mi accontento delle mie sporadiche supplenze… e voi? Avete voluto la bicicletta? Adesso pedalate!

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