Riflessione sulla prova Invalsi 2013 per la classe seconda primaria: quesiti oggettivi?

di Lalla
ipsef

Maurizio Tiriticco – I quesiti che si formulano, quando intendiamo rilevare date conoscenze, rientrano in tre categorie: a) la categoria test b) la categoria reattivo, c) la categoria questionario. I quesiti Invalsi assegnati alla seconda classe primaria in questa sessione 2013 non si comprende a quali delle categorie vogliano afferire.

Maurizio Tiriticco – I quesiti che si formulano, quando intendiamo rilevare date conoscenze, rientrano in tre categorie: a) la categoria test b) la categoria reattivo, c) la categoria questionario. I quesiti Invalsi assegnati alla seconda classe primaria in questa sessione 2013 non si comprende a quali delle categorie vogliano afferire.

Le tre categorie

a) la categoria test (non si pensi al pezzo di carta su cui tracciare la crocetta, ma all’operazione mentale che viene sollecitata).

E’ l’item (la proposizione) che afferisce a dati “oggettivi”, accettati come veri o come falsi: V/F.

Esempi: tre per tre eguale nove (V); Napoleone è morto il 5 maggio 1821 (V); Parigi è la capitale del Regno Unito (F); nella chimica O è il simbolo dell’idrogeno (F); ‘certamente’ è un avverbio (V); la Costituzione italiana è stata approvata il 27 dicembre 1947 (V).

La veridicità o meno degli item è già nota a chi li formula. Un item può essere proposto anche come quesito: Quand’è morto Napoleone? Qual è la capitale della Francia? L’item della categoria test rinvia sempre a un contesto dato come V/F, non come vero o falso in assoluto. Al limite, se sul testo di storia c’è scritto che Napoleone è morto nel 1820, questo dato – che pur sappiamo errato – è comunque vero… per quel ‘determinato’ contesto!!! E ancora, non è corretto definire ‘giusta’ – come leggiamo nelle istruzioni della prova Invalsi – una risposta che, invece, è ‘corretta’, o ‘esatta’ oppure ‘errata’: non è bene dire ‘sbagliata’, perché lo sbaglio (abbaglio) rinvia a disattenzione, non a sapere/non sapere. Inoltre, l’aggettivo ‘giusto’ rinvia a valori morali, che nulla hanno a che fare con proposizioni esatte o errate. Forse non è stato Giusto tagliare la testa a Carlo I Stuart, però è stato Vero!

b) la categoria reattivo.

E’ il quesito a cui ciascuno può dare la risposta che vuole, e che pertanto non rientra nel criterio V/F: che cosa pensi di Napoleone? O della vicenda di Carlo I Stuart? A tale quesito ciascuno può dare risposte diverse. E gli storici, a proposito di Napoleone e della prima rivoluzione inglese ne sanno qualcosa! Due ragazzi discutono sulla ragazza appena conosciuta: si tratta di quella persona e non di un’altra (V/F) ma l’apprezzamento che se ne dà è l’esito di un’altra operazione che possiamo definire: Ok/Non ok. I due amici hanno visto il medesimo film (dato oggettivo), ma ne danno giudizi diversi (dati soggettivi).

L’elaborazione di un tema rientra nella “risposta reattiva”: nessun tema può essere eguale a un altro. Le famose macchie di Rorschach, nelle quali ciascun paziente può vedere cose diverse (o un drago che sputa fuoco o una farfalla che vola tra i fiori!), sono di fatto dei reattivi, anche se comunemente si dice “test di Rorschach”. Le risposte a quesiti reattivi non sono note a chi formula i quesiti e vanno accettate per quelle che sono. Possono piacere o meno, si possono esprimere giudizi valutativi diversi, ma non rientrano nel criterio V/F.

c) la categoria questionario.

E’ il quesito che si formula per rilevare dati non noti, ma relativi a categorie note (nome e cognome, data di nascita, esperienze di lavoro effettuate, preferenza per un dato prodotto, opinioni, ecc). La risposta data può anche essere falsa, rispetto al soggetto che la esprime, non per chi amministra il questionario (posso rispondere di avere 20 anni, quando invece ne ho 30!), ma deve comunque rientrare nella categoria data.

Ciò detto, quando nell’ambito scolastico si propongono prove di verifica, è necessario decidere a quale categoria concettuale debbano afferire i singoli quesiti. Con la prova test posso rilevare soltanto le conoscenze oggettive su un dato contenuto: un fatto storico, un racconto, un testo qualsiasi, una equazione, ecc. Nell’enunciato ‘Marco mangia la mela’, il predicato è ‘mangia’; in quel racconto giallo l’assassino è il signor tale e solo il signor tale! Altra cosa è chiedere se la mela a Marco piace o se al racconto giallo si preferisce quello di avventura! Se voglio comparare più rilevazioni, come nel caso delle prove Invalsi, debbo utilizzare quesiti test e non quesiti reattivi.

Veniamo ai quesiti Invalsi assegnati alla seconda classe primaria in questa sessione 2013. Un brano di 48 righi che, per di più, richiede continui ‘ritorni indietro’ è troppo lungo e faticoso per un bambino di quella classe d’età. Le Indicazioni nazionali prevedono la padronanza nella lettura-comprensione e individuazione di informazioni principali e loro relazioni al termine della classe terza e solo per brevi testi!!! Mi chiedo: perché la rilevazione Invalsi non si fa alla fine delle classe terza? Solo perché lo prevede la norma? Mah!!!

Non si comprende a quali delle categorie suesposte – test o reattivi – vogliano afferire i singoli quesiti. Di fatto non si avverte quali operazioni vogliano provocare e censire! Operazioni logiche? Non direi! Solo i quesiti presentati come esempi alle pagine 1 e 2 rinviano alla prova test, ma poi… di quesiti test neanche l’ombra!!!

Entriamo nel merito. I quesiti A1, A2 e A3 rientrano nella categoria reattivo, non nella categoria test, in quanto non rinviano a un testo/contesto! Infatti, nelle istruzioni si legge che il racconto deve essere letto dopo! Non solo!

Il solo scrivere che “la parola multa fa venire in mente qualcosa” è già scorretto in partenza in merito a una sola risposta attesa! In effetti può “far venire in mente” mille cose! E anche il “puoi aspettarti”… che cosa significa? Possiamo aspettarci di tutto da un evento che ancora non conosco!

Se il quesito è oggettivo – e non potrebbe non esserlo, perché la funzione della prova è quella di verificare lo stato di salute di tutte le nostre seconde classi primarie – non si può tirare in ballo il “venire in mente”!

Non potrò mai chiedere che cosa ti viene in mente se ti chiedo quanto fa due più due!!! Una operazione ‘non viene in mente’! Si effettua! E non basta! Per me la multa è ‘dispettosa’ perché il vigile ce l’ha con me da tanto tempo! Ma può essere anche ‘faticosa’, perché devo andare al Comune a pagarla! E non è affatto ‘spiacevole’, perché ho l’amico al Comune che me la cancella! E il quesito A2 insiste sul venire in mente! Un vigile solerte ‘guarda’ prima di multare! E prima di ‘scrivere’! E non è detto che non debba ‘cercare’ capziosamente l’automobile in seconda fila (almeno per i bambini di città)! Il “venire in mente” induce risposte Ok/Non ok, non risposte V/F.

E anche il “puoi aspettarti…” del quesito A3! Ma che significa? Se ancora non ho letto nulla, mi posso aspettare di tutto! Dov’è l’oggettività del quesito? Mah!

E non mi si venga a dire che sono prove di logica! Sembrano domande a pera! E c’è pure una presa per i fondelli! Prima ti faccio le domande e solo dopo ti faccio leggere il racconto! E guai a tornare indietro! Siamo alla follia!

E che legame c’è tra i quesiti A e i quesiti B? Mah! Il quesito B5 è formulato in modo scorretto: Giacomo o ‘pensa’ o ‘non pensa’! Non si può chiedere che cosa “può pensare”, altrimenti tutte le risposte sono corrette! Il verbo ‘potere’ non è il verbo ‘dovere’! E ancora: il verbo ‘pensare’ appare solo al rigo 23 del racconto, quando questo disgraziato di bambino (con una madre così!) pensa solo a una multa molto grossa! Che ne so che cosa pensava in altre situazioni del racconto? L’autore non lo dice. Pertanto, tutte le risposte risultano corrette! Però, gli amici dell’Invalsi ne hanno inserita una che è ‘più corretta’ delle altre!

Ma negli esempi di pagina 1 non c’è traccia di questa variante! In effetti il mercoledì viene prima del giovedì! E questo è indiscutibile! Di questa pretesa e attesa sottigliezza non c’è traccia nelle indicazioni iniziali! Come dire che “Napoleone è morto il 5 maggio 1821” è più corretto rispetto a dire che “Napoleone è morto nel 1821”! No!

Ribadisco: dal testo (ma un racconto meno lontano dalla concreta realtà di un rapporto madre-bambino e più accattivante era tanto difficile trovarlo?) non si evince mai che cosa veramente pensi il povero Giacomo! Possiamo solo supporlo! E poi ce lo immaginiamo un bambino che ogni sera inventa una favola per raccontarla alla mamma… e per una settimana di fila? E il nostro alunno di seconda primaria che deve pensare di questo Giacomo, afflitto quotidianamente da una madre vigilessa?

E passiamo all’intruso. Può essere il cameriere, perché non finisce con -ista! O anche perché sarebbe l’unico maschio! Ma può essere anche il/la giornalista perché è l’unico/a che, quando lavora, pensa e scrive e non usa oggetti, macchine o strumenti complessi, tranne la penna! Un bambino ha eliminato più intrusi, lasciando nell’insieme solo camionista e autista: non ha mostrato un processo logico più sottile, cioè l’associare due parole che indicano significati appartenenti ad una categoria comune? Eppure, la risposta risulta errata! E se un bambino dice che l’intruso è la libreria perché a casa sua non esistono né libri né libreria?

E ancora! I quesiti vanno sempre proposti con modi verbali certi, l’imperativo o l’indicativo. In B5 troviamo “Che cosa può pensare Giacomo?” In B6 troviamo un “potrebbe essere”; in B10 “Che cosa metteresti”; in B17 “Come completeresti”. Giacomo può pensare ciò che vuole! Altra cosa è chiedere: che cosa pensa Giacomo. Un “potrebbe essere” non è un “è”! E così via!

A ben vedere, gli unici quesiti test sono quelli di pagina 17, ma sono un po’ pochini! Per non dire poi che non è corretto proporre quesiti in relazione a parole isolate. E’ sempre bene inserirle in un dato contesto! La vita reale, anche quella delle parole è sempre contestualizzata, fatta esclusione delle parole del vocabolario! E nelle nostre scuole non facciamo apprendere le parole in ordine alfabetico! Ogni parola nuova è una scoperta sollecitata da un dato contesto!

Comunque, sono certo che molti alunni saranno stati più bravi di me… sono io che sono vecchio e passatista… e che a suo tempo si digerì il libro di Mario Gattullo, Voti, test e schede!

Io che poi – e non si direbbe – sono per le prove Invalsi e sono per la valutazione di sistema, ma – e lo scrivo per l’ennesima volta – a tre condizioni:

a) che la spesa per l’istruzione sia ai primi posti del bilancio statale, perché è inutile valutare un corpo che già sappiamo che è in grande sofferenza;

b) che nelle scuole si riattivi, ormai dopo almeno un trentennio, una vera cultura della misurazione, della valutazione e, oggi, della certificazione, la nuova frontiera;

c) e infine che le prove dell’Invalsi non offrano il fianco a critiche di sorta!

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione