Riflessione di fine anno scolastico per un insegnante: ho capito veramente i miei studenti?

di redazione
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Gianni Mereghetti – La domanda più forte che mi investe in questo momento di pausa prima delle ultime incombenze e degli esami di stato è una sola, e dice pressapoco così:  ma io li ho capiti gli studenti e le studentesse quest’anno, ho capito che cosa volevano da me, ho capito che cosa cercavano e che cosa cercano? 

La risposta è certa, no, non li ho capiti! Ho fatto molti errori di sovrapposizione e questo mi ha fatto fallire.

Qui sta il mio errore, che ho voluto che loro si  conformassero a me, a quello che so e al modo con cui lo so, e questo mi ha fatto sbagliare, e non moralmente, ma dal punto di vista esistenziale, tra me e loro è diventato più grande il varco che ci separa.

Io ho vissuto in una società che aveva delle certezze, per cui non riesco a capire chi vive in una socetà liquida, dove l’unica certezza è l’incertezza. Io ho vissuto in una cultura ideologica, dove si avevano delle idee che erano un punto di riferimento per giudicare tutto,  per cui non riesco a capire un mondo giovanile che sa credere in una cosa e nel suo opposto senza soluzione di continuità.

Io ho vissuto un tempo che aveva un futuro, per cui fatico ad avvicinarmi a chi fa passo dopo passo senza avere futuro.

Quest’anno ha evidenziato il fallimento di un percorso con dei punti di riferimento, tutti quelli che ho posto si sono liquefatti, un fallimento su tutta la linea.

Di tutto quello che ho fatto e che mi si è sfaldato tra le mani mi rimane una sola cosa, il legame con loro, che si fidano di me.

Io non li ho capiti, ho commesso tantissimi errori, ho sbagliato a valutarli, però loro si fidano di me. E’ probabile che mentre io ho fallito e non ci ho capito nulla, loro invece mi hanno capito.

Per questo io di fronte al mio fallimento di una cosa oggi sono certo, che val la pena puntare su di loro, che hanno tanto da darmi, perchè loro diversamente da me sanno vivere in una società liquida.

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