Rientro in classe, l’AIE: “Le misure funzionano, non serve la chiusura scuole. L’apertura delle finestre in aula è più efficace dei sistemi meccanici” [INTERVISTA]

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Corrono i contagi covid: l’ondata omicron sta destabilizzando il quadro nazionale e anche sulla scuola l’attenzione è massima. Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha confermato che subito dopo le vacanze di Natale si tornerà in presenza. 

Al massimo, ha sottolineato il ministro, saranno le Regioni a decidere autonomamente strade diverse ma al momento non sembrano esserci problemi con le lezioni in presenza. Perde dunque quota l’ipotesi posticipo rientro in classe. Proposta scartata dallo stesso Governo durante la cabina di regia del 23 dicembre e che al momento, non sembra essere dunque all’orizzonte.

Anche se dopo il 3 gennaio, ci sarà una nuova valutazione dei dati dei contagi e allora si prenderà una decisione definitiva.

Sulla gestione covid nelle scuole non sembra avere dubbi l’AIE, l’associazione italiana epidemiologia, che, come ha raccontato ad Orizzonte Scuola uno dei membri, Carla Ancona, ha un’idea precisa sul rientro in classe.

 

Considerando la situazione contagi in grande aumento, la scuola deve preoccuparsi più di altri ambienti oppure quanto già è previsto dalle misure di sicurezza può bastare?

L’aumento dell’incidenza delle ultime settimane, in tutte le regioni italiane, è legato prevalentemente a due componenti: l’aumento nella diagnosi dei casi asintomatici indotto dal forte ricorso ai tamponi antigenici, tra la popolazione adulta non vaccinata, per l’introduzione del Green Pass in contesti lavorativi e sociali e la crescita dei contagi tra i bambini, in particolare al di sotto dei 12 anni per i quali la disponibilità del vaccino è molto recente. Il rischio di infezione da SARS-CoV-2 tra personale scolastico, studenti e famiglie è notevolmente ridotto da misure di mitigazione che abbiamo tutti imparato a conoscere ed adottare: l’utilizzo di mascherine, la ventilazione dei locali e l’igiene di mani e superfici. Diverse agenzie internazionali, nei casi in cui la trasmissione nella comunità è da moderata ad alta, suggeriscono l’affiancamento di screening scolastici alle misure preventive e alle procedure di identificazione dei casi sospetti, isolamento dei casi positivi e contact tracing. Sarebbe opportuno organizzare momenti di dialogo dedicati a personale scolastico, alunni e genitori con l’obiettivo di ascoltare i bisogni specifici, sensibilizzare e motivare all’applicazione corretta delle misure di mitigazione e di, promuovere la vaccinazione.

Con la situazione attuale, non sarebbe meglio posticipare il rientro a scuola di gennaio, da un punto di vista scientifico? 

Non mi sembra ci sia alcun argomento sul posticipo della frequenza. La chiusura delle scuole fa parte dei provvedimenti da considerare in assenza di altri strumenti.  In un periodo di vacanza i bambini si incontrano e si espongono ai contagi anche se non vanno a scuola è tuttavia necessaria una sorveglianza epidemiologica mirata per capire effettivamente quanti casi e cluster scolastici si verificano. In recente documento l’Associazione Italiana di Epidemiologia ha raccomandato di introdurre, mantenere e rinforzare le misure di mitigazione nelle scuole e in tutti gli ambienti extra e parascolastici, in particolare la didattica a gruppi stabili (bolle nei nidi e nelle scuole materne), l’utilizzo delle mascherine al chiuso e all’aperto in caso di aggregazione di più persone, il lavaggio delle mani, il distanziamento, l’aerazione dei locali

Come si pone nei confronti delle mascherine FFP2? Per adesso sono previste per il personale solo nei casi in cui gli alunni sono esentati dall’utilizzo dei dispositivi. Non sarebbe opportuno estendere anche a tutto il personale scolastico?

Sono a favore dell’uso delle mascherine FFP2 per tutti, soprattutto per il personale docente e non docente in servizio nei nidi e nella scuola dell’infanzia. Dobbiamo considerare che la variante Omicron è più contagiosa rispetto alle altre che hanno circolato fino ad oggi. Un dato di fatto ormai confermato da diversi studi, in particolare da un’analisi dell’Imperial College di Londra. È ormai chiaro come questa variante sia particolarmente capace di eludere la risposta immunitaria sviluppata in seguito alle prime due dosi di vaccino e all’infezione naturale con le vecchie varianti. La raccomandazione è dunque di procedere in maniera spedita con la terza dose e di osservare con rigore le misure di mitigazione. Maggiore il numero di persone presenti, maggiore la probabilità che ci sia un infetto asintomatico e quindi il pericolo di contagio è maggiore.

Sull’aerazione, invece, qual è la sua opinione? Servono sistemi ad hoc oppure bastano le finestre aperte ad intervalli regolari?

E’stato ormai ampiamente dimostrato che la probabilità di contagio è di gran lunga più elevata negli ambienti chiusi ed aumenta con il numero di persone presenti e con la ridotta ventilazione. Abbiamo imparato che il virus si diffonde attraverso aerosol più di quanto immaginassimo, e l’aerosol si muove in modo imprevedibile al chiuso, importante dunque che le finestre vengano aperte a intervalli regolari. L’apertura delle finestre è efficace nel diluire l’aria contaminata all’interno dello spazio chiuso più rapidamente e diminuire il rischio di infezione crociata. I sistemi ad hoc, ventilazione forzata, rilevatori di CO2 possono non essere adatti al setting scolastico. Inoltre potrebbero alimentare, in studenti e docenti, un senso di falsa sicurezza che potrebbe far abbassare la guardia nell’uso delle mascherine e nel distanziamento. È ampiamente dimostrato che la ventilazione naturale provoca un miglior ricambio dell’aria rispetto alla ventilazione meccanica, fino a 69 ricambi per ora degli ambienti quando le finestre risultano completamente aperte. Quindi finestre aperte (ad ogni cambio di ora per almeno 10 minuti) per garantire il ricambio di aria, anche se siamo in inverno.

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