Rientro in classe, il bilancio dei presidi non è positivo: tante assenze fra personale e studenti. Mancano le mascherine FFP2 e il distanziamento in aula

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Le difficoltà erano state preventivate nei giorni scorsi. Adesso si fanno i primi bilancio provvisori. Che sicuramente non racconteranno tutto del ritorno a scuola. Ma fornisce un quadro che i dirigenti scolastici stanno affrontando e affronteranno nei giorni prossimi.

La protesta più grande in effetti è partita da loro pochi giorni fa: dai presidi. Che gestiscono le scuole e che hanno il polso della situazione a 360°.

Ma il Governo, per adesso, non sembra intenzionato a cambiare strada: le lezioni si devono svolgere in presenza. Nonostante i numeri sempre più elevati di contagi. Anche perchè, lo stesso Ministro Bianchi, nel suo primo bilancio, ha ridimensionato la questione: “Sono rientrati la maggior parte degli studenti e dei professori. Stiamo monitorando attentamente la situazione e nel primo pomeriggio avremo i dati“. E ancora:“I docenti sospesi perché no vax sono un numero estremamente limitato, sono sotto l’1% sia dei docenti che del personale Ata. I dati degli assenti per malattia per ora sono molto contenuti ed in linea con gli anni passati. A gennaio c’è il picco delle assenze. Noi per far fronte a questo abbiamo rinnovato i contratti per i potenziamenti, i cosiddetti docenti Covid, abbiamo messo 400 milioni”.

Ma oggi, 10 gennaio, è davvero andata così? I dirigenti scolastici, da Nord a Sud, restano scettici e perplessi sulla situazione attuale e alcuni di loro hanno raccontato all’AdnKronos com’e andato il rientro in classe in presenza.

Decidere per la ripresa della scuola in presenza è stato un azzardo perché i ragazzi in molte scuole stanno sei ore al giorno a cui si aggiunge un’ora, un’ora e mezza sui pezzi pubblici tra andare e tornare“. Così Tommaso De Luca, preside dell’Istituto tecnico industriale Avogadro di Torino e presidente dell’Asapi, Associazione scuole autonome del Piemonte, tra i docenti firmatari dell’appello di rinviare l’apertura in presenza delle scuole.

Da venerdì ininterrottamente, in quanto referente Covid ricevo richieste di dad, segnalazioni di positività e già questa mattina abbiamo un po’ meno studenti e qualche professore che manca. Cerchiamo di far fronte ma è solo il primo giorno, il resto lo vedremo“, aggiunge il dirigente dell’Istituto che tra corsi diurni e serali conta circa 1600 studenti sottolineando che “in questo momento abbiamo una cinquantina di studenti che sono positivi al virus e oltre una settantina che sono in quarantena precauzionale”.

 La situazione, a quanto mi viene riferito in qualità di presidente Asapi, è ancora più complicata nelle scuole dei primi cicli – osserva ancora De Luca – perché se in una scuola superiore in caso di assenza di un docente si può dire agli studenti di entrare più tardi, altrettanto non è possibile fare con i bambini delle scuole elementari o, ancora peggio, con quelli delle scuole dell’infanzia e  tutti i riferenti Covid hanno passato gli ultimi giorni a ricevere segnalazioni di positività

Mi rendo conto dell’obiezione di qualcuno ‘tutto aperto e scuole chiuse’ – conclude De Luca – e, infatti, dal mio punto di vista la risposta è che forse bisognerebbe chiudere qualcosa di più, d’altra parte lo stesso premier ha suggerito una riduzione della presenza negli stadi, tanto per fare un esempio”.

Secondo il dirigente scolastico del “Genovesi”di Napoli, Vittorio Delle Donne, sulla ripresa della scuola “tutta la tempistica è stata errata. Il decreto è stato approvato il 5 sera e pubblicato il 7 gennaio, di venerdì, le  scuole hanno lavorato fra sabato e domenica contando sulla buona volontà dei professori, che non manca mai. La mia docente referente Covid ha fatto i salti mortali tra sabato e domenica per raccogliere tutte le segnalazioni“. C’è poi la questione relativa alle mascherine Ffp2: “A noi non sono arrivate – fa sapere Delle Donne – ma anche quelle che dovrebbero arrivarci dal Ministero sono relative al personale docente e personale Ata a contatto con gli studenti esonerati dall’obbligo, quindi chi ha problemi respiratori o disabili. Ma si tratta di poche unità, il vero problema è quando avremo una classe in auto sorveglianza oppure per metà in presenza e i presenti avranno l’obbligo della Ffp2. Noi non siamo in grado di fornirle, stiamo aspettando 700 mascherine ordinate a metà dicembre ma serviranno per le piccole urgente, non pensavamo a un’esplosione del contagio così grande. Con quelle saremo in condizione di reggere 3 giorni“.

In queste condizioni, riflette Delle Donne, “forse avrei aspettato 2 o 3 settimane prima di riaprire, incentivando nel frattempo la vaccinazione degli under 18 in maniera massiccia e aspettando che passasse il picco. Mi rendo però anche conto che la didattica a distanza è stata davvero una brutta pagina, era l’unica soluzione in quel momento e non la disprezzo, ma gli alunni effettivamente ne sono usciti mal messi. Però forse sarebbe stato il caso di fare un sacrificio di 2-3 settimane a fronte di una maggiore tranquillità futura“.

Confermati i circa 17.500 studenti assenti che orientativamente avevamo previsto. Ci avviciniamo al 10% del totale. Per quanto riguarda il personale scolastico la media è di una decina di assenze per scuola. In totale circa 7mila persone. Le classi in ddi nel Lazio sono circa 17mila“. E’ il bilancio al rientro dopo le feste ed a poche ore dal suono della prima campanella del 2022, tracciato dalla presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) per il Lazio, nonché dirigente del liceo romano Newton, Cristina Costarelli che riferisce: “al Newton abbiamo registrato 80 studenti positivi, 13 docenti e due Ata assenti”. Per la prossima gestione contagi nelle classi e snellire il lavoro del personale scolastico “chiediamo un allineamento al sistema sanitario come avvenuto per i docenti attraverso una piattaforma autorizzata anche dal Garante. Se è stato fatto per il personale scolastico, perché non anche per gli studenti?“.

La gestione è già molto complicata – prosegue – Non abbiamo possibilità di sostituire i docenti. Non possiamo garantire l’orario completo, dobbiamo far rientrare alcune classi ore prima. Abbiamo migliaia di classi in ddi, che è una modalità ibrida, non una didattica piena, e molto faticosa a causa delle modalità interattive. Al Newton la abbiamo sperimentata tutto l’anno scorso, ma va capito cosa può essere meglio o più opportuno in un momento così particolare”.

“Premesso che la didattica in presenza è l’ideale, noi riteniamo che sarebbe stata auspicabile l’adozione di un periodo limitato di didattica a distanza per tutti, anche perché come prevedevamo, molte famiglie già non stanno mandando i figli a scuola per timore di contagio. Si tratta di ragazzi magari in attesa della dose di vaccino o che viaggiano con i mezzi pubblici. Questi studenti non avranno né didattica in presenza né in distanza. Fatto che avremmo potuto evitare invece di aggravare il disorientamento generale“, ha continuato Costarelli.

Uno scenario a singhiozzo aggravato dal quadro primarie dove “nelle situazioni di classi in sorveglianza è raccomandato il distanziamento di due metri. Cosa impossibile – rimarca la presidente Anp – In queste classi dovremo ridurre il tempo scuola. I bambini non mangeranno a mensa“. E la merenda in caso di classe in sorveglianza come sarà gestita per tutti? “Non ci sono indicazioni“.

Mancano risposte e forniture anche sulle mascherine ffp2: “quelle in arrivo sono solo per il personale che lavora con gli alunni che non le indossano. Il problema sono le classi in sorveglianza, cioè in cui c’è stato un caso di positività ed in cui devono indossarle tutti gli studenti. Noi non le abbiamo. Ci è stato detto che devono essere le scuole ad acquistarle. Ma non abbiamo le risorse per farlo. Nel Lazio- conclude la sindacalista – ne occorrerebbero almeno 350mila per 723 scuole al giorno, circa 500 per istituto, considerando che gli alunni sono 722.733″.

Dunque, a quanto pare, i problemi ci sono stati e questi dirigenti prevedono che resteranno anche nei prossimi giorni. Ci sono però anche dirigenti scolastici che oggi non hanno assistito al rientro in presenza a causa dell’ordinanza regionale o comunale. E’ il caso di Maria Rosaria Rao, Dirigente scolastico del Liceo “T. Campanella” di Reggio Calabria, città in cui il sindaco, nei giorni scorsi, ha disposto la Dad fino al 15 gennaio.

“Non è stata fornita nessuna mascherina Ffp2 né tantomeno i fondi per l’aerazione delle aule. L’arrivo, secondo le comunicazioni, era previsto per oggi, ma non è arrivato nulla”, spiega la docente che ritiene “una decisione giusta quella del sindaco – osserva la preside -, in questo momento era necessario attivare la Dad e farlo in tutta Italia, come abbiamo chiesto, oltre 2mila presidi, al premier Draghi e al ministro Bianchi. Il problema non è il contagio dentro la scuola, ma quello che da fuori viene portato dentro pur con tutta l’attenzione  possibile, termoscanner, mascherine, disinfettante e così via“. Fra l’altro, aggiunge, “è inutile parlare di distanziamento, perché le distanze fra i banchi non ci sono, nessuna scuola è fornita di spazi tali che possano permettere il distanziamento fra i ragazzi, dunque questa è una pia illusione“.

In questo momento – prosegue la Preside -, come afferma l’Ordine dei medici, i pediatri, eccetera, era importante continuare l’attività didattica in Dad. Attendere fino alla fine di gennaio prima di riaprire le scuole in presenza, così da osservare l’evoluzione epidemiologica, era davvero necessario”.

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