Rientro il 7 gennaio con orario scaglionato secondaria, come gestire la pausa pranzo?

Stampa

Scuole aperte, dunque, anche ad ora di pranzo (sarà così), se gli studenti dovranno, in qualche modo, fronteggiare l’arrivo ritardato della mattina. Orari disancorati, spesso con i ritmi di alunni, docenti e personale ATA e, quasi certamente, con gli orari dei mezzi pubblici, specie quelli utilizzati da docenti e ATA che hanno la loro residenza a centinaia di chilometri dalla scuola, per i quali è già complicata la gestione ordinaria dell’attività lavorativa

Ma sarà possibile costringere alunni, docenti e ATA a saltare l’ora di pranzo o a trasformarla in una sorta di picnic improvvisato in aule certamente non adeguate a garantire l’igiene in un momento altamente rischioso come quello pandemico? Dovrà necessariamente ragionarsi attorno alla questione relativa alla “Pausa pranzo”, alla salubrità della mensa (se esiste), all’utilizzo delle mense comunali (se ve ne sono) o al più ragionevole “Buono pasto” per docenti, ATA e DS e, in buona sostanza, anche per gli alunni costretti a mutare i ritmi fisiologici dei pasti.

Il ritmo dei pasti individuali di alunni, docenti e personale ATA

Quali fattori condizionano i ritmi dei pasti individuali? Un ruolo importantissimo è svolto dal bioritmo. Adesso si attribuisce una grande importanza all’orologio interno per la salute. Il nostro corpo, sia quello giovane degli alunni che quello dei docenti e ATA, è regolato ad un ritmo esatto, delimitato da cicli ben organizzati. Il tempo è ritmato dai nostri indicatori interni, che condizionano numerose funzioni biologiche essenziali, accordando i processi del corpo al passare della giornata. In quest’ottica il ciclo giorno-notte è decisivo, come lo è quello del pranzare e non pranzare (non relativo ad una singola giornata ma all’eventuale protrarsi della cosa per più giorni e più settimane). Quando mangiamo e digiuniamo in sintonia con l’alternarsi delle ore (ben scandite e calibrate nel lungo tempo della nostra vita), il nostro cronometro centrale è sincronizzato con le cellule del nostro corpo. Se sottovalutiamo a lungo il suo battito, ad esempio mangiando in modo irregolare (salto del pranzo, più volte e per più settimane) mettiamo a repentaglio la nostra salute. Abbiamo più fame, aumentiamo di peso, aumentano i valori glicemici e, in stretto rapporto, cresce il rischio di contrarre il diabete o altre malattie. Nessun problema per chi sporadicamente salta il pranzo o ne modifica l’orario, ma alterare regolarmente il ritmo, ad esempio a causa di un lavoro a turni stressanti o che impedisce di fatto un pranzo calibrato e adeguato alle proprie necessità, può sfasare il nostro orologio biologico. Una delle prime conseguenze possono essere disturbi di digestione.

I “Buoni pasto”

È necessario pensare ai “Buoni Pasto”, ovvero a mezzi di pagamento, di importo fisso, spendibile per l’acquisto sia di generi alimentari che di pasti presso esercizi convenzionati (speriamo aperti, a secondo del colore della regione di appartenenza). In assenza di mensa scolastica o comunale (che con questa procedura non solo risulta indispensabile ma anche vitale per una riorganizzazione efficace e efficiente, non solo a parole, della scuola) sono necessari i buoni pasto e una pausa da destinare, improrogabilmente, al pasto. Un pasto che non determini assembramenti aggravando di fatto la situazione già precaria dei contagi, specie in queste ultime ore.

Caratteristiche dei buoni pasto per gli insegnanti

Le principali qualità di tale strumento sono descritte dall’essere buoni non cedibili, non vendibile e non trasformabile in denaro. È il corrispettivo necessario per mangiare durante la pausa pranzo imposta dal datore di lavoro. Nei buoni pasto, vanno introdotti inevitabilmente certuni dati ed elementi, ovvero: il codice fiscale del lavoratore e del datore di lavoro nonché la ragione sociale del datore di lavoro; la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione del buono (oggi ne esistono tantissime società che emettono ticket); il valore in euro del buono costo; il termine entro il quale è possibile utilizzarlo; data nel quale è stato utilizzato da apporre al momento, firma del titolare che ha ricevuto in pagamento il ticket ed eventuale timbro dell’esercizio presso il quale il buono pasto è speso; ed una dicitura che recita esattamente «Il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare».

Chi beneficia dei buoni pasto

I principali (ma non gli unici) beneficianti dei buoni pasto sono, come ovvio, i lavoratori dipendenti (in questo caso docenti, personale ATA, e dirigenti scolastici) sia del settore pubblico che del settore privato (dunque, tale previsione andrebbe fatta anche per le scuole private), con orario a tempo pieno o a tempo ridotto e anche se il loro orario di lavoro non ha la previsione di una pausa per il pasto. Ciò, ancor di più, se, come accadrà, l’ingresso a scuola sarà ritardato di qualche ora con l’inevitabile permanenza, talvolta, anche dopo le ore 16 (oltre, naturalmente, l’inevitabile tempo che bisognerà impiegare per raggiungere casa). Possono utilizzare i buoni pasto, dunque, tutti i dipendenti della scuola, nel caso che riguarda noi, che sono legati con l’Istituto da un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

La normativa

La disciplina dei buoni pasto è oggi contenuta:

  • Decreto legislativo numero 50/2016;
  • Decreto del Ministero dello sviluppo economico numero 122/2017;
  • Decreto legislativo numero 50/2016.

Le lotte sindacali dell’ANIEF per l’erogazione dei “Buoni pasto”

Di Buono pasto si era già parlato e si parla, grazie ad alcune organizzazioni sindacai che si sono intestate reali esigenze dei lavoratori del comparto scuola. L’emendamento al Disegno di legge S. 920 sui buoni pasto nella scuola, predisposto da Anief-Cisal, prevedeva di inserire all’articolo 5, comma 1, inserire il seguente periodo: “I buoni pasto, a partire dall’a. s. 2019/2020 sono estesi anche al personale docente, collaboratore scolastico e ATA della scuola con rientro pomeridiano giornaliero laddove non coperto dal servizio mensa attivato dall’istituzione scolastica a seguito di tempo pieno e prolungato per gli studenti.” Naturalmente la motivazione [estensione buoni pasto al personale della scuola] di solo poco tempo fa diventa ancora più pressate e il nuovo e imminente DPCM non può non tenere conto dell’estensione del buono pasto al personale della scuola che ha il rientro pomeridiano o che si sofferma a scuola a cavallo dell’orario compreso nella fascia oraria 13.30-15.00. Nello specifico nell’Audizione Senato della Repubblica XI commissione, 26 novembre 2018, si era fatto presente che “sull’articolo 5 relativo ai buoni pasti si ritiene doveroso garantire tale istituto anche ai lavoratori docenti/ ATA della scuola laddove non sia attiva la mensa e per il solo personale per il quale è previsto un rientro pomeridiano”. Allora Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, tra i presenti nella delegazione ricevuta in audizione a Palazzo Madama, ha ricordato, che “docenti, amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga non sono figli di un dio minore: già devono fare i conti con uno stipendio fortemente ridotto e con aumenti così ridicoli che nel 2019 non arriveranno a coprire l’inflazione”. “I questo quadro complessivo desolante – continua il sindacalista Anief-Cisal – non si comprende il motivo per cui un dipendente pubblico che opera nella scuola debba essere costretto a portarsi il pranzo da casa o ad acquistarlo. Forse perché lavorano meno degli altri? No, visto che nel 95% delle scuole ormai si adotta la settimana corta e i turni del personale sono ‘compressati’ su cinque giorni. Ai docenti, inoltre, spesso si richiede di rimanere in servizio il pomeriggio, per svolgere riunioni, dipartimenti, incontri con le famiglie, consigli di classe, scrutini e tutte le attività di rito degli organi collegiali. Perché in queste occasioni non debbano accedere al buono pasto previsto per gli altri dipendenti, rimane un mistero”.
“È chiaro che si fa questo per risparmiare. Ma lo sanno i parlamentari della Repubblica che si sta sottraendo un diritto proprio a quei dipendenti statali che già percepiscono gli stipendi più bassi di tutta la Pubblica Amministrazione, ovvero gli Ata? Lo sanno i nostri senatori che si sottrae il buono pasto a dei docenti che per motivi di lavoro non di rado si soffermano in un istituto scolastico anche per 12 ore? È chiaro che permanendo questa situazione, non si farà altro che mantenere l’ennesima discriminazione verso la categoria di lavoratori a cui ogni giorno – conclude Pacifico – affidiamo i nostri figli”.

Buoni pasto obbligatori, contrazione dell’orario scolastico o cosa?

Dunque, cosa sarà necessario preparare per assicurare un ritorno concreto dei nostri alunni a scuola? Innanzitutto, prevedere forme flessibili dell’orario di servizio in deroga ad ogni norma che, allo stato attuale, blinda ore e giorni necessari per la validità dell’anno scolastico. Se è, come è, di fatto, importante il rapporto diretto discende-docente, altrettanto importante è garantirlo per più settimane e mesi in questo 2021. Per farlo, però, come detto, è necessario ridurre la permanenza oraria a scuola (massimo 4 ore, anche in due diverse fasce orarie), derogando, per tutti gli ordini di scuola, al numero massimo di ore da effettuare per la validità dell’anno scolastico. Deroga, naturalmente, valida anche per i docenti che potrebbero effettuare le ore non prestate a scuola, in attività asincrona, esclusivamente da casa (per la sicurezza dei dipendenti pubblici che, se si riducessero per infezione da COVID-19, metterebbero in ginocchio la scuola). Poi, andrebbero introdotti i buoni pasto obbligatorio che andrebbero corrisposti ai docenti che operano su più turni, o su di un turno con la pausa pranzo sacrificata o annullata del tutto. Aggiustamenti immediati per fare della scuola il luogo, non solo più sicuro, ma anche più adeguato a discenti, docenti e personale ATA. Siamo convinti che il Ministro dell’Istruzione on. Prof.ssa Lucia Azzolina, ad oggi molto sensibile ai cambiamenti e alle richieste di alunni, famiglie e docenti, faccia sue queste preoccupazioni e trovi, con Presidente del Consiglio on. Prof. Giuseppe Conte, una soluzione adeguata ed in grado di assicurare un proseguo d’anno all’altezza delle aspettative di tutti.

Stampa

Dattilografia + ECDL: 1,60 punti per il personale ATA a soli 160€!