Rientro docenti, posto lasciato trasformato in organico di fatto, in diritto quello richiesto con la mobilità. Lettera

di redazione
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Inviato da Leonardo Alagna* – Cari colleghi, in queste ore il confronto sul piano di rientro dei docenti fuori sede è molto serrato.

Per il prossimo anno scolastico ci saranno 57.000 posti previsti in contingente per trasferimenti ed immissioni in ruolo. Su questo ci possono essere le più disparate iniziative per tendere al riconoscimento del prioritario trasferimento dei docenti fuori sede nelle proprie provincia di residenza rispetto a nuove immissioni in ruolo e la piattaforma programmatica insegnanti di Osservatorio Diritti Scuola è piena di proposte e suggerimenti di questo tipo. Ma nell’ultimo mese a questi 57.000 posti, potrebbero aggiungersene altre migliaia sulla base di un emendamento a costo zero (potete votare la petizione) che prevederebbe il trasferimento del docente titolare su posto di diritto fuori sede, da una provincia del centro nord, su una cattedra dello steso tipo ma in organico di fatto nella provincia di residenza.

L’espediente da utilizzare consisterebbe solamente nella trasformazione in organico di fatto del posto lasciato al centro nord e nella contemporanea trasformazione in organico di diritto del posto richiesto nel trasferimento. E’ solo un emendamento che si aggiunge ai tanti che saranno presentati, ma con la particolarità di non danneggiare nessuno, perché garantirebbe la continuità di insegnamento sui posti che ogni anno i docenti fuori sede ricoprono in assegnazione provvisoria e anche quella del docente precario che ogni anno va a ricoprire il posto lasciato scoperto dal docente fuori sede in assegnazione provvisoria.

Garantirebbe anche un minore carico di lavoro agli UST che anche quest’anno hanno dovuto gestire migliaia di domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria. E non intaccherebbe quei 57.000 posti di contingente previsti per il 2019/2020.

INOLTRE NON AVREBBE BISOGNO DI COPERTURA DI SPESA PERCHE’ E’ A COSTO ZERO. Quindi il MEF non avrebbe alibi.

L’emendamento è pensato per consentire questa opportunità a tutti. Sia ai docenti curriculari sia ai docenti di sostegno. Deve però essere chiaro che trovandoci difronte alla contemporanea trasformazione di due cattedre in due luoghi diversi, deve trattarsi di trasformazioni di cattedre dello stesso tipo. Se lasci la cattedra di matematica a Torino, devi ottenere cattedra di matematica a Ragusa, se lasci la cattedra di Sostegno a Roma devi ottenere cattedra di sostegno a Palermo. In questo senso è aperta a tutti e ripeto si aggiungerebbe al contingente previsto per il prossimo anno.

Non si nasconde che per la realtà in cui ci ritroviamo, avendo in Italia 60.000 posti in deroga su 160.000 posti complessivi, le maggiori opportunità riguardano i possessori di titolo di sostegno. Ma l’emendamento riguarda tutti e non vi è alcuna preclusione per alcun tipo di insegnante. Su questo emendamento specifico non ci possono essere deroghe, perché se un docente di matematica lascia il posto di Torino per riprenderselo a Ragusa, sulla base della logica dell’emendamento, non può prendersi un posto di Informatica, in attesa di prendersi l’abilitazione in informatica, perché a quel punto non sarebbe più a costo zero. Questa opportunità si aggiungerebbe a quelle che avremmo dai trasferimenti canonici. Senza questa idea avremmo solo quel che ci ridistribuiscono sulla base degli alunni iscritti, cioè al SUD le briciole. Mentre al NORD si distribuiranno posti che non potranno essere coperti per mancanza di docenti abilitati e specializzati. E’ chiaro che stiamo lavorando ad altri emendamenti per elevare al massimo il numero di posti del piano di rientro. Ma intanto questo è un percorso possibile.

*Direttore di Osservatorio Diritti Scuola

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