Rientro al 50% di presenza, ad orari e organizzazione pensa la singola scuola. Lettera

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inviata da Prof. Luigi Mongitore – Sono un docente con 38 ani di servizio nella scuola, 3 nella secondaria di primo grado e 35 in quella di secondo grado. Per 30 di questi anni di servizio ho ricoperto il ruolo di membro del Consiglio di Istituto ( che come si sa ha competenze nella definizione dell’orario scolastico) e in 10 di questi anni, compreso l’attuale, ho ricoperto l’incarico di vicepreside o, come si dice oggi, primo collaboratore del Dirigente Scolastico, incarico che prevede, tra l’altro, la mansione di redigere e gestire l’orario scolastico di un Istituto con 1100 alunni, circa 60 classi e 206 docenti in servizio tra ruolo e supplenti a T.D.

Ho lavorato tutta l’estate, dal 20 luglio al 14 settembre, collaborando con il mio Dirigente e con lo staff di presidenza, per consentire ai nostri studenti di rientrare, dopo 6 mesi di assenza, a scuola in sicurezza secondo le regole, peraltro non chiarissime, emanate allora dal MIUR.

Quando dal 23 ottobre il mio Istituto , dapprima in seguito ad Ordinanza sindacale e poi in ottemperanza al DPCM di novembre, è entrato in DAD (o come si dice ora in DDI), ho provato molta amarezza soprattutto nel constatare come le cause della chiusura non derivassero da particolari pericoli di infezione ricorrenti dentro l’Istituto ma piuttosto dall’inadeguatezza del servizio di trasposto pubblico urbano ed extraurbano del territorio che gli enti competenti non avevano, al contrario delle scuole, adeguato alle mutate esigenze.

Da allora non si fa che parlare, giustamente, del rientro in presenza.

Eppure, ancora una volta, si ignorano le peculiarità della scuola nell’elaborare fantasiose soluzioni per il rientro.

Il problema di fondo sta nel DPCM del 3 dicembre che, da un lato mantiene la capienza massima dei mezzi pubblici al 50% e dall’altro impone la presenza in Istituto al 75%. Ripristinando di fatto, quasi matematicamente, la stessa situazione che si era creata a novembre con l’80% dei posti sui bus e il 100% delle presenze in Istituto.

Si sa dalle cronache politiche che il Consiglio dei Ministri era orientato per un più ragionevole rientro al 50% ma che la Ministra Azzolina, con lo zelo del neofita, ha insistito per il 75%, forse più per una difesa ostinata del suo futuro politico che di quello dell’efficienza dell’Istruzione, facendone un cavallo di battaglia personale molto più di principio che di operatività, A quel punto, accontentata la Ministra con il 75%, si trattava di conciliare la logica con l’anelito.

Ecco quindi spuntare le “quote d’ingresso per fasce orarie differenziate”. 08.00 e 09.40 per gli ingressi – 13.00 e 14.40 per le uscite.

Tale “soluzione” può andar bene per dare l’impressione all’opinione pubblica di aver fatto qualcosa di concreto ma non è certo una soluzione per la scuola!

In un ufficio pubblico infatti, un ufficio postale, il catasto, l’anagrafe ecc., si può anche pensare di dividere il pubblico per ordine alfabetico, per fasce d’età, o per pratica da sbrigare (le raccomandate e le pensioni in prima fascia i conti correnti nella seconda ad esempio) ma in una scuola è….un po' diverso. Chi lavora nella scuola, e ne conosce il funzionamento sa infatti perfettamente che:

  • L’elaborazione di un Orario scolastico richiede diverse settimane di lavoro in team tra figure preposte all’interno di ogni Istituto e in continuo contatto con gli altri Istituti del territorio dove almeno il 10% dei docenti in Organico completano la cattedra in C.O.E. da quando si è abrogato (per risparmiare) l’Organico Funzionale e si sono “ricondotte” tutte le cattedre a 18 ore;
  • L’Orario scolastico non è la mera compilazione di una scheda ma un sofisticato puzzle dove ogni tessera ha un posto preciso, in concatenazione con altre tessere secondo uno schema che deve rispondere ad esigenze di didattica, di organico ed anche di diritti sindacali. In alcune scuole professionali un Consiglio di Classe e composto da un numero di docenti, tra curriculari e specializzati, fino a 18 unità. Molti sono in compresenza tra loro e molti, a loro volta, in compresenza con altri docenti di altre classi. Per non parlare, entreremmo troppo nel tecnicismo, delle esigenze di articolare gli orari dei Laboratori di indirizzo tra le numerose classi che devono fruirne. Come si può immaginare di poter elaborare un Orario, didatticamente e normativamente corretto, diverso ogni 10-15 giorni? Magari adeguandolo ogni settimana alle “quote” di presenza o di fasce orarie di ingresso (adesso siamo ad un 40%-60%) domani…facciamo 30 e 70? Parlare di alternare le classi delle fasce d’ingresso significa poi ipotizzare un orario diverso ogni volta che si cambia.
  • In molti Istituti professionali e tecnici, ma recentemente anche in alcuni indirizzi liceali, si fanno fino a 8 unità orarie di lezione al giorno. Il “gruppo” che entra alle 09.40 (se non addirittura alle 10.00) come può fare a svolgere 8 unità orarie (anche da 50 minuti) ed uscire alle “14.40”? Anche senza svolgere alcuna pausa didattica, o svolgendola durante l’ora di lezione, che quindi sarebbe ulteriormente ridotta, si uscirebbe alle 16.20. Con due ragionevoli pause didattiche si uscirebbe a ridosso delle 17.00! Ben oltre se si entra alle 10.00!! E pensate poi alle due pause didattiche differenziate per orario di ingresso!
  • Un docente che entra alle 08.00 potrebbe anche dover uscire alle 17.00. Ovvero rimanere a scuola per 11 ore per dover svolgere anche solo 3 o 4 unità orarie. E tra di loro ci sono sicuramente docenti che risiedono in comuni diversi da quello di servizio. La normativa attuale stabilisce che si possono assegnare cattedre anche in 2 comuni di servizio, a parte quello di residenza. E lo stesso dicasi per un ragazzo/a che si reca a scuola accompagnato da un genitore assieme al fratello/sorella/ cugino/a vicino/a di casa. Pensate che l’accompagnatore farà due volte il viaggio a distanza di meno di 2 ore o piuttosto li lascerà entrambi alle 08.00 dinanzi la scuola per riprenderli all’uscita del secondo? E una volta tornato/a a casa, con la prospettiva di doversi alzare presto per ricominciare daccapo quanto tempo potrà dedicare allo studio? Per non parlare della sua vita sociale, dello sport dei suoi interessi…

A tutto questo si aggiunga che alcuni USR insistono sul principio, in astratto sacrosanto, che i 10 min di riduzione oraria vanno “recuperati”. Come? Quando? “Anche in modalità asincrona” viene risposto. Come se “asincrono” fosse sinonimo di “al di fuori del contesto spazio temporale”. No? E allora quando? Quando un docente dovrebbe somministrare il contributo asincrono, e quando lo studente dovrebbe recepirlo, appena rientrato a casa? Di notte, all’alba prima di ripartire per la scuola?

A tutto questo chi ha “elucubrato” l’ingresso per fasce ci ha pensato? Lo sa? Evidentemente no. La soluzione in fondo è semplice.

Si rientra in presenza quando il contesto epidemiologico lo consente. Cosi come si è andati in DAD quando il contesto epidemiologico lo ha preteso.

Al rientro, dal momento che la capienza dei mezzi di trasporto è limitata al 50%, si rientra al 50% di presenze. Punto.

Le modalità organizzative, didattiche e metodologiche le lascino a chi è del mestiere.

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