Rientro a settembre, Turi (Uil): graduatoria per titoli ed esame finale per precari con 36 mesi di servizio [INTERVISTA]

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Si è svolto ieri, 16 luglio, l’incontro tra Sindacati e il Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina sul riavvio del nuovo anno scolastico in sicurezza. Ancora tanti i nodi da sciogliere: organici docenti e ATA, presidi medici, distanziamento tra alunni e ampiezza aule. “La vera innovazione è il rientro a scuola a settembre”: a dirlo Pino Turi, segretario generale della Uil scuola, presente alla riunione in videoconferenza.

Il Ministro Azzolina, durante l’incontro, ha ricordato la misura, approvata nel decreto Rilancio – legge da ieri – che prevede la deroga del numero degli alunni per classe.

Quali sono le richieste della Uil per avviare l’anno scolastico in sicurezza?

Vediamo difficile l’avvio dell’anno scolastico in maniera normale. Non basta aprire i cancelli della scuola, non basta levare il lucchetto per dire che si apre la scuola. Si devono mettere in sicurezza alunni e docenti, ma se ancora non sappiamo come sistemare gli alunni, i docenti e i non docenti, chi mettiamo in sicurezza? Le strutture murarie? La scuola, al 16 di luglio, è rimasta così come è stata chiusa, non è cambiato niente. Siccome non è possibile riaprire la scuola non cambiando niente, chiediamo un provvedimento che dia le risorse e gli strumenti per poter cambiare le cose e avviare le scuole in presenza e in sicurezza. Il ministro parla sempre di innovazione: le innovazioni sono un fatto positivo, ma se la casa brucia io non chiamo l’arredatore, ho bisogno dei pompieri per spegnere l’incendio.

Quali sono le condizioni per riaprire le scuole?

Organici sufficienti, riduzione degli alunni per classe, presidi medici per agire subito in caso di contagi e di focolai. Questo non può farlo il collaboratore scolastico o il dirigente.
La scuola può essere un incubatore di virus enorme e quindi è importante che ci sia un presidio sanitario.
La cosa principale resta il personale che al momento non c’è. Si dovrebbero reclutare 200mila supplenti, non esiste un piano B. Abbiamo solo un’ordinanza fatta in fretta e furia. E allora chiediamo un tavolo politico con le organizzazioni sindacali per mettere insieme tutti i problemi e avere un piano strategico per la ripartenza a settembre. Oggi facciamo una conferenza stampa per spiegare le difficoltà, in particolare sottolineiamo la rigidità normativa che blocca la riapertura delle scuole in sicurezza.
Il ministro non dovrebbe preoccuparsi della propaganda ora. Siamo preoccupati, non ci serve una riapertura provvisoria e un ritorno alla didattica a distanza che non ha fatto altro che aumentare le diseguaglianze. La scuola deve eliminare le diseguaglianze, non accentuarle.

A settembre tutti in classe e no didattica a distanza?

Assolutamente, le famiglie devono poter affidare i propri figli alla scuola. Le scuole devono dare l’offerta formativa per cui ci siamo impegnati, si deve aumentare il tempo pieno e non ridurlo. Per noi oggi la vera innovazione è aprire le scuole, non è sicuramente la digitalizzazione e la didattica a distanza.

Per quanto riguarda le immissioni in ruolo?

Anche queste fanno parte del ‘pacchetto’. Oggi i nodi arrivano al pettine. Noi riproponiamo una graduatoria per titoli con esame finale per tutti i precari con 36 mesi di servizio. Non esistono precari di serie A e B. Si fanno gli emendamenti che poi non passano, ma così si prendono in giro i precari. Avevamo già sottoscritto un accordo che poi è stato stracciato: andrebbero riprese le ragioni di quell’accordo. Abbiamo bisogno di una soluzione al precariato che sia immediata con un provvedimento subito, settembre è dietro l’angolo e non si può aspettare.

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