Rientro a settembre: didattica mista, in presenza o a distanza, alunni con handicap e DSA. INTERVISTA al prof. Piero Crispiani

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La vita, durante la pandemia da COVID-19, è stata (parzialmente lo è ancora, nel mondo, un poco meno in Italia) difficile sia per i genitori che per i bambini. Il ritorno a scuola è un passo importante e, si spera, benvenuto, ma probabilmente insegnanti, genitori e alunni, non sono ancora consapevoli sufficientemente su cosa li aspetterà. Cosa aspettarsi e come supportare lo studente? Alcune riflessioni e poi l’autorevole intervento di un qualificato intervento scientifico del professore Piero Crispiani, ordinario dell’Università di Macerata.

È sicuro tornare a scuola?

Le scuole saranno riaperte, prescindendo e numerose procedure in atto definite dal ministero dell’Istruzione, solo se saranno sicure per gli studenti. Tornare a scuola probabilmente sembrerà un po’ diverso da quello a cui si era abituati prima. È possibile che le scuole riaprano solo in presenza e fino alla fine dell’anno scolastico, o in modalità mista o che possano riaprire per un certo periodo di tempo, o che possa essere assunta la decisione di richiuderle temporaneamente, a seconda del contesto locale. A causa della situazione in evoluzione, le autorità nazionali e regionali devono, necessariamente, essere flessibili e pronte ad adattarsi per garantire la sicurezza di ogni bambino.

In vista della riapertura delle scuole, è fondamentale iniziare subito una pianificazione dettagliata, per garantire che studenti, insegnanti e altro personale siano al sicuro al loro ritorno e che le comunità siano sicure di rimandare gli studenti a scuola.

Quali precauzioni dovrebbe prendere la scuola per prevenire la diffusione del virus COVID-19?

La riapertura delle scuole dovrebbe essere coerente con la risposta sanitaria al COVID-19, per proteggere studenti, personale, insegnanti e le loro famiglie.

Alcune delle misure pratiche che le scuole possono adottare includono:

  •  Diversificazione dell’orario l’inizio e di fine della giornata scolastica
  •  Orari dei pasti diversificati (dove esiste la mensa)
  •  Spostare le lezioni in spazi temporanei o all’aperto
  •  Scaglionare le lezioni, per ridurre le dimensioni della classe

Le strutture igieniche costituiranno una parte cruciale della riapertura sicura delle scuole. Gli amministratori comunali o provinciali dovrebbero esaminare le opportunità per migliorare le misure igieniche, tra cui il lavaggio delle mani, misure di allontanamento fisico, procedure di pulizia delle strutture e pratiche sicure di preparazione degli alimenti. Il personale amministrativo e gli insegnanti dovrebbero inoltre essere informati sulle distanze fisiche e sulle pratiche di igiene scolastica da adottare.

La voglia di studiare

Gli studenti di tutto il mondo hanno dimostrato quanto vogliano continuare a studiare. Hanno continuato con le lezioni in circostanze difficili, con il sostegno dei loro insegnanti e dei loro genitori. Ma molti bambini, ad inizio di nuovo anno, avranno bisogno di un sostegno extra per il recupero degli apprendimenti quando le scuole riapriranno. Molte scuole stanno già pianificando delle lezioni di recupero per aiutare gli studenti (con PAI o PIA) a tornare rapidamente alle competenze che avrebbero dovuto possedere al termine dell’anno appena trascorso.

L’intervista al professore Piero Crispiani

Molti dubbi e molte perplessità sono stati chiariti dal Prof. Piero Crispiani, ordinario di “Didattica generale e Pedagogia speciale” all’Università di Macerata, già Dirigente Scolastico, Pedagogista clinico, Direttore scientifico del Centro Internazionale Dislessia e Disprassia dell’Istituto Itard (www.pierocrispiani.it )

Le scuole in Italia stanno cercando di pianificare in anticipo la ripartenza. Tuttavia, mentre si preparano per un ritorno graduale degli alunni, molti stanno ancora lottando per comprendere e far comprendere, a genitori e alunni, cosa li aspetterà. Pensa che la didattica mista sia una soluzione?

«La Didattica a Distanza si è resa necessaria e, pertanto, merita di essere progettata e condotta nel miglior modo possibile.

Essa non è una prima soluzione, non costituisce un modello di servizio scolastico se non in casi eccezionali o in presenza di attività, come le videoconferenze o altre forme di interazione limitate allo scopo. Va tuttavia detto anche che, rispetto alle prime adesioni entusiastiche e poco motivate, la pratica a distanza è migliorata nelle strutture e nelle procedure. In proposito ritengo fondamentale che si avvii una serie preparazione dei docenti alla pratica reale della DAD e, similmente dei genitori o dei tutor laddove si rendano necessarie queste ultime figure. La DAD non è la semplice trasposizione in remoto e in video ma una diversa cultura degli apprendimenti e della relazione educativa. Ciò è particolarmente urgente in riferimento ad allievi connotati da diversità”.

È possibile ipotizzare la possibilità di far ruotare gli alunni su base “settimana in classe, settimana online”?

«Credo costituisca la soluzione più praticabile, in luogo dell’alternanza giornaliera, poiché può consentire agli allievi di tornare con una giusta continuità nell’ambiente-scuola, nella relazione con i docenti e con gli altri, negli stili e nei rapporti umani tracciarti dalla tradizione scolastica. La scuola – infatti – è di per sé formativa».

Gli insegnanti continuano a sostenere che la didattica di emergenza (a distanza) ha determinato problemi, comportamenti e ripercussioni sulla creatività dei propri alunni. È possibile?

«Credo che l’effetto più diffuso sia il condiviso senso della precarietà della situazione, dell’emergenza istituzionale e del minor impegno richiesto. Tale abbassamento di impegni e di aspettative – facilmente percepibile – diventa tratto molto rilevante dell’ambiente educativo, rispetto all’ambiente di apprendimento proprio della scuola. La creatività costituisce una funzione mentale apicale, non alternativa alla razionalità o al realismo (cognitivo, linguistico), pertanto non trae vantaggio dalle situazioni meno regolate/autoregolate».

La scuola manca agli studenti più di quanto, inizialmente, fosse immaginabile. Per quali ragioni e come si potrebbe intervenire qualora la scuola si trovasse in condizioni analoghe alla scorsa primavera? I pedagogisti come potrebbero essere utile in questo percorso?

«Un vecchio adagio pedagogico ripeteva che – La scuola è vivaio di Relazioni Umane – le promuove e coltiva, le rende formative, occupa le memorie, spinge l’emulazione (positiva o negativa che sia). I docenti, i tutor e quanti altri impattino la nuova forma di relazione didattica devono organizzarsi per garantire la migliore interazione tra ragazzi, attraverso la conversazione sincrona in grandi e piccoli gruppi, ma anche la circolarità/socializzazione delle produzioni di tutti Ciascun alunno deve avere la percezione di cosa producono gli altri e potersi confrontare – come nelle sane cultura – con Les Oevres degli altri, i prodotti sociali, quelli che generano modelli».

Oltre agli aspetti pratici del ritorno, tuttavia, gli insegnanti sono anche preoccupati per le priorità educative quando gli alunni ritorneranno? Cosa sarà difficilmente colmabile al ritorno a scuola?

«La priorità dovrà essere quella di ripristinare il rito scolastico e la comunicazione verbale tra persone, ovvero la forma essenziale di partecipazione sociale ed alla cultura. La parola».

Per i nostri studenti che tornano a scuola, ci sono le cose pratiche sul distanziamento fisico, ma c’è anche un aspetto da attenzionare: la preparazione emotiva all’impatto. Cosa possono fare i docenti?

«Direi di non caricare preventivamente questo aspetto, o area funzionale. A volte gli adulti ed il sistema veicolano pressione emotiva indebita. La condizione sociale sublima le tensioni, ovvero vivere stesse situazioni le normalizza anzi, crea solidarietà. Direi quindi di mettere in positivo, far condividere».

Pensa che i portatori di disabilità abbiano avuto maggiori ripercussioni da questa chiusura? E in che termini?

«Sono molte le difficoltà incontrate dagli allievi portatori di diversità: disabilità, disturbi funzionali (dislessia, disprassia, disordini delle funzioni esecutive, ecc.), deprivati, diversi, disagiati, ecc. La scuola in Italia è poco sensibile alla diversità della diversità, alle tipologie o forme, tratta alla stessa maniera il disabile intellettivo, l’autistico, lo psichico, il diverso». Un caso palese è costituito dalla cattiva interazione a distanza dei soggetti in Spettro Autistico i quali, come è noto, soffrono i vuoti, le pause, le comunicazioni interrotte, i contrattempi ed ogni situazione non fluida. Essi, inoltre, fanno fatica ad entrare nella relazione a distanza, necessitano della sollecitazione dell’incipit, della sollecitazione costante ma con input privati, ecc.

Cosa consiglierebbe agli insegnanti che riaccolgono a scuola un soggetto con disabilità dopo quasi sette messi?

«Consiglio di ragionare sul caso, ovvero sulle disfunzioni di cui è portatore, quindi – su misura. In ragione delle sue funzioni o disfunzionalità il che vuol dire conoscere le sindromi».

Per i tantissimi alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ci sono indicazioni particolari? Cosa è consigliabile che gli insegnanti si premurino a fare subito?

«Evitare di dire all’allievo Dislessico-Disprassico (comunemente definito DSA) che lui non è in grado di fare, che trae vantaggio dalle forme ridotte, che deve essere supplito, che deve usare strumenti che lo esonerano dal lavoro personale (video-lettura, tastiere per scrivere, calcolatrici, traduttori elettronici). Sono invece utili sezioni più brevi di comunicazioni didattiche, rinforzi lessicali, registrazioni, sollecitazioni all’incipit, riformulazioni verbali, richiami all’attenzione ed alla costanza di lavoro, pre-allertamenti, ecc.».

La didattica mista può gestire l’insegnamento e l’apprendimento dei soggetti con disabilità?

«Può farlo, nella consapevolezza dei limiti e sulla scorta di un opportuno profilo funzionale individuale. Inoltre, la situazione didattica deve evitare errori e discontinuità, il vuoto e le attese, le ambiguità, le sovrapposizioni, ecc. In altre parole, docenti e Personal Tutor Studio (Figura professionale emergente del PTS – vedi siti Itard) devono essere organizzati e formati a ciò».

Didattica mista, in presenza o a distanza, la scuola ha delle priorità. Quali non possono essere derogate?

«Il senso della scuola come impegno personale e come propria responsabilità, il che vuol dire che deve avere anche un serio Sistema di Autoregolazione, valutazione, fiscalità, riconoscimenti, ecc.».

Un messaggio ai docenti che si avventureranno, a settembre, in questo nuovo anno scolastico.

«Ragionare sulla situazione, sugli ambienti e sui casi speciali».

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