Rientro a settembre, alcune famiglie pensano all’istruzione parentale

Sergio Leali – L’anno scolastico 2019/2020 con la fase degli esami sta volgendo al termine, tra criticità non sempre risolte e comunque bene o male sopportate.

Il prossimo orizzonte è il nuovo anno scolastico verso cui gli sforzi della politica, della scienza, delle comunità e delle famiglie si stanno indirizzando.

Molti invocano il ritorno alla normalità pre-coronavirus, altri sperano che sia l’occasione per reimpostare il sistema dell’istruzione e delle educazioni.

LAIF, l’associazione nazionale per l’homeschooling, si trova in questo secondo gruppo, non in numerosissima compagnia.

L’occasione è importante e non si tratta di inventare cose assolutamente nuove; si tratta invece di riprendere con attenzione ed attuare “indicazioni” che sono già scritte in documenti dello Stato e del Ministero e che giacciono in una sorta di sgabuzzino mentale delle cose belle, ma dimenticate.

Il riferimento particolare è alle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” del 2012 del MIUR, aggiornate nel 2018.

Nelle pagine iniziali c’è buona parte della materia che può nutrire un sistema dell’istruzione e delle educazioni moderno ed efficace in Italia.

Perché, quindi, è finito nel ripostiglio delle cose belle e dimenticate?

Il problema è il sistema, in cui avrebbe dovuto agire. Ponendo lo sguardo su due dei protagonisti di questo sistema, emergono alcune evidenze che già di per sé, possono spiegare lo stato dell’arte attuale.

Ci si riferisce qui alla famiglia ed ai servizi scolastici.

La prima ha ridotto drasticamente e gravemente il suo profilo educativo dirottando le proprie funzioni naturali e legali su soggetti esterni ad essa, non curando con essi rapporti di collaborazione effettiva, ponendo in capo alla scuola, ad esempio, problematiche ed aspettative educative che non sono proprie di quest’ultima.

Non è superfluo ricordare che la Costituzione Italiana all’articolo 30 attribuisce solennemente ai genitori il dovere ed il diritto di educare ed istruire i figli, quando non ne avessero le capacità, o non volessero esercitarle, interviene lo Stato perché tali compiti siano assolti. Quindi la prima battuta è dei genitori.

I servizi scolastici, sia per organizzazione fisica che per un certo senso di autoreferenzialità, per scarsità di risorse, per incapacità di dar corso alle cospicue energie disponibili e per altri motivi ancora, si trovano nella innegabile impossibilità di concretizzare le indicazioni contenute nel documento. Gli stessi servizi scolastici in non pochi casi hanno vissuto e vivono il rapporto con le famiglie in termini formalistici e distaccati, per la verità non essendo stimolati d’altra parte più di tanto ad arricchire il loro atteggiamento.

Attualmente non c’è un rapporto necessario e sufficiente tra famiglia e servizi scolastici; spesso il contatto è teso, se non violento; solo il distanziamento sociale da coronavirus ha interrotto una sequenza di fatti in preoccupante escalation.

Con questi ed altri presupposti, le bellissime indicazioni MIUR non possono attuarsi e diventare moderna e civile realtà.

Alcuni frammenti di questo prezioso materiale sono rinvenibili tra i vari provvedimenti adottati dalla ministra Azzolina ma questi non sono ancora in grado di costituirsi in un organismo operante.

Tra le scelte che la Ministra ha fatto compaiono riferimenti suscettibili di sviluppi positivi: la scuola anche fuori dalla scuola, la ripresa di un’accezione moderna del concetto di valutazione ad esempio. Sono segnali da accogliere con interesse e con l’impegno di svilupparne le potenzialità. Se si potenzia la disponibilità al dialogo tra i soggetti, ministra Azzolina e vice ministra Ascani, famiglie, insegnati, dirigenti, una via d’uscita da questo marasma, esiste.

Noi famiglie in istruzione parentale, pur nella ingiustificata e insufficiente considerazione in cui siamo tenuti, possiamo testimoniare la virtuosità di percorsi educativi e di apprendimento, in cui una nuova commisurazione dei ruoli soprattutto di famiglia e servizi scolastici ha portato a risultati importanti.

Il coronavirus ha accelerato l’avvicinamento della fine di un sistema ed ha introdotto i primi movimenti lenti e difficoltosi di una metamorfosi che in tempi non necessariamente lunghi andrà a compimento.

Non poche famiglie stanno vivendo con estremo disagio e preoccupazione il ritorno a scuola a settembre, per questo stanno pensando di non mandare i propri figli a scuola fra due mesi e di intraprendere invece un percorso di istruzione parentale.

Potrà essere un’occasione importante da vivere per le sue potenzialità più che con le preoccupazioni prodotte da un retaggio di consuetudini non ravvivate, ingabbianti e ad onor del vero fallimentari.

Non si tratta ora di progettare nuovi scenari da portare alla ribalta solo perché sono “nuovi” e tecnologicamente scintillanti, ma di immaginarne uno nuovo e “moderno” che, ricomprendendo la complessità della storia e della contemporaneità, crei le condizioni per un equilibrato sviluppo delle nuove generazioni.

Per vivere il presente ed il futuro saranno necessarie competenze umane, in senso pieno e articolato, ben più sviluppate di quanto non stiamo consentendo di sviluppare nei nostri giovani.

Per questo servirà più studio, più vita; per queste finalità il “ritorno alla normalità” del sistema dell’istruzione è gravemente inadeguato.

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