Rientro a scuola, Uil Trentino Alto Adige: chiediamo piano azione condiviso

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Comunicato Uil Trento – Da giorni i DS della UIL hanno avviato un confronto sulle modalità di rientro sui banchi reali e non virtuali della scuola – a maggio o, più sensatamente, a settembre.

“La malattia degli adempimenti non deve avere la meglio sulla qualità degli apprendimenti. Chiediamo un piano di azione condiviso per portare a termine l’anno scolastico e programmare un ordinato inizio di quello prossimo”. Questo, in estrema sintesi, quanto emerso dal lungo confronto.

A quasi due mesi dalla sospensione della scuola vera, le Comunità scolastiche continuano a dover navigare a vista; di contro, la burocrazia non si ferma e l’amore per le procedure sembra riuscire a sopravvivere a sé stesso. In una situazione di emergenza che richiederebbe soluzioni stra-ordinarie in appoggio agli sforzi di innovazione dei docenti, semplificazione delle procedure, superamento dei doveri formali, riconoscimento fiduciario delle professionalità in gioco, ai dirigenti scolastici arrivano indicazioni sui processi amministrativi a volte già viziati da eccessi burocratici e sulla contabilizzazione di attività che non possono essere definite con i tradizionali strumenti di controllo. Nulla – invece – sulle questioni nodali che investono e sempre più investiranno il mondo della scuola.
Varie sono le questioni sul tappeto che attendono soluzione: la questione della valutazione degli apprendimenti – in una situazione in cui i criteri e gli indicatori tradizionali per la valutazione sono inapplicabili e più spesso inattendibili, non bastano indicazioni generiche per atti che hanno effetti giuridici. Bisogna dare risposta a come tradurre le norme in atti concreti sul piano della legittimità, fornire alle scuole strumenti per svolgere con serenità e trasparenza eventuali scrutini e lo si deve fare nell’immediato, soprattutto in riferimento alle classi terminali.

Gli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo – siamo ormai oltre la metà di aprile e ancora non se ne conoscono, se non in via generica ed intenzionale, i tempi e i modi di svolgimento. Si chiede a studenti e docenti di impegnarsi in una sorta di scommessa a fronte delle oggettive difficoltà che la didattica a distanza pone lungo un percorso di apprendimento che si presenta ancora sperimentale e proprio per questo non sempre affidabile e dai risultati certi.

La ripartenza – è necessario pianificare fin da subito la ripartenza della scuola vera che, a settembre, non potrà aprire i battenti nelle modalità che conosciamo. Le ipotesi sul tappeto (doppi turni, classi dimezzate, attività in presenza alternate a quelle a distanza) rischiano di scontrarsi con l’impossibilità di garantire comunque il distanziamento sociale dentro e fuori gli edifici scolastici, non solo per questioni di spazio ma per l’ingovernabilità dei comportamenti dei bambini e dei ragazzi; con la mancanza di strumentazione idonea che, nonostante il Trentino possa contare sulla disponibilità di molte risorse, penalizzerà comunque alcuni plessi ed allievi minando equità e giustizia; con il necessario rallentamento del sistema delle relazioni, contesto fondamentale per un efficace percorso di apprendimento.

Le risorse professionali necessarie – anche in Trentino dovrebbero essere confermati gli organici come previsto a livello nazionale dal MIUR, per garantire continuità alla didattica.

In questa situazione è necessario che le modalità ed i tempi per risolvere tali questioni e per la ripartenza siano concordati tra chi governa il sistema provinciale dell’istruzione e formazione – il decisore politico ed i vertici dell’amministrazione; chi la scuola la guida e la gestisce – i dirigenti scolastici, che stando sul campo ne conoscono le esigenze, i limiti, i bisogni e le risorse; i docenti, che la didattica la praticano e la inventano ogni giorno; i sindacati di tutte le categorie professionali che nella scuola operano, perché l’emergenza impone azioni ed attività impreviste e pone questioni contrattuali che potrebbero generare scomodi contenziosi. Ma soprattutto perché di tutto il personale, della sua professionalità, della sua passione, della sua capacità di innovazione, abbiamo bisogno per mantenere viva la comunità educante che mai come ora deve essere coesa e attiva; di tutto il personale avremo bisogno quando dovremo ricucire i tempi e le modalità della scuola vera.

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