Rientro a scuola, Udc: tutela bambini fragili lascia del tutto sgomenti genitori

“Sarebbe troppo facile dire: l’avevamo previsto! L’apertura delle scuole si sta rivelando più complessa del previsto perché troppe cose erano state sottovalutate, altre non erano state previste, altre ancora erano state anticipate senza calcolarne le conseguenze.

A cominciare dalla tutela della salute dei docenti, che sono apparsi in TV come gli eroi di Guerre stellari: peccato pero’ che non fosse carnevale e che i bambini non fossero stati avvisati che si trattava di una festa in maschera, per cui invece di divertirsi si sono spaventati. Ma è la tutela dei bambini fragili che lascia del tutto sgomenti i genitori, anche perché nessuno ha previsto le soluzioni da offrire in termini di didattica alternativa. Sono bambini affetti da malattie rare; bambini in trattamento con radio-chemio terapie perché hanno un tumore; ci sono bambini con disabilità motorie e sensoriali: tutti sognano di tornare a scuola, mentre i loro genitori vorrebbero proteggerli moltiplicando la distanza fisica, ma senza trasformarla in distanza sociale. I bambini hanno voglia di incontrare i compagni, le maestre, di giocare insieme, ma per loro non c’e’ nulla di chiaro e temo che il ministro, com’è nella migliore tradizione di questo governo, risponderà alla mia interrogazione urgente quando l’anno scolastico sara’ pressoché finito”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, Udc.

“Il diritto all’istruzione- aggiunge Paola Binetti- ha nella scuola il suo luogo prioritario, anche se non unico. La scuola va oltre la trasmissione di conoscenze e lo sviluppo di competenze. E’ soprattutto centro di relazioni con i compagni e con gli adulti; ma nella narrazione che l’Azzolina ha fatto dell’anno scolastico 2020-2021, tutto sembrava risolversi in banchi a rotelle, mascherine e distanza fisica di un metro. Cose necessarie ma decisamente non sufficienti. Solo che sollevare i diversi problemi equivaleva per lei ad un ostinato ostruzionismo elle opposizioni. Come il dramma amplificato delle scuole paritarie, che si trovano senza nessuna delle risorse platealmente promesse; nel vuoto assoluto dei famosi patti educativi tra scuola statale e scuola paritaria; con aule paradossalmente ideali per scarsità di allievi, disponibilità dei docenti e spazi informali di socializzazione. Ma sono pochi, troppo pochi scoraggiati dalle rette, dalla precarietà del lavoro dei genitori, molti dei quali ancora in cassa integrazione e soprattutto umiliati da istituzioni miopi e discriminanti, che non hanno saputo intravvedere nel costo standard per alunno l’unica soluzione autenticamente laica e democratica e hanno preferito mantenere quel retrogusto amaro di una ideologia laicista, che complica la vita dei docenti, delle famiglie e soprattutto degli studenti…”.

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