Rientro a scuola, troppo tempo tra tamponi e certificazione della guarigione. Il protocollo sanitario potrebbe creare dei problemi

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Rientro a scuola, era un obiettivo del Governo. Ora, però occorre non chiudere. La difficoltà maggiore sarà gestire con intelligenza i protocolli sanitari. I pediatri non sono ottimisti. Staremo a vedere.

Rientro a scuola, obiettivo raggiunto. Ora arriva il difficile.

Rientro a scuola, l’obiettivo che il Governo Conte si era posto è stato raggiunto. Non è stato facile! Occorreva risolvere molte criticità di un sistema scolastico compromesso da  riforme (in primis quella di M. Gelmini, 2008) dettate dai criteri dell’ottimizzazione e dell’efficienza  delle risorse.  Si sono investiti molti miliardi di € per la ripartenza. Solo i prossimi mesi diranno se le soluzioni proposte centralmente e quelle individuate da ogni Istituto scolastico risulteranno adeguate.

Non tutto dipenderà da questo impegno. L’uomo postmoderno ha scoperto che la realtà non è facilmente gestibile. Sfugge alle categorie della razionalità, divenendo imprevedibile, nonostante le soluzioni messe in campo. Tutto questo diventa vero di fronte a un evento inimmaginabile fino a qualche mese fa.  Mi riferisco ovviamente alla pandemia che sta rappresentando l’ultima crisi (=discontinuità), dando concretezza allo scenario ipotizzato U. Beck della società del rischio e aggiungo della paura.

Fatta questa doverosa premessa, nessuno può affermare con certezza che l’anno scolastico proseguirà come è iniziato. Gli scenari ipotizzati dal Ministro, che vanno dalla didattica in presenza a quella integrata e per finire alla Dad,  ne sono la prova.

I protocolli sanitari potrebbero…

L’autunno è iniziato e il sistema sanitario si sta preparando per fronteggiare la probabile impennata dei mali di stagione che potrebbero nascondere la presenza del Coronavirus.
I protocolli da seguire sono noti da fine agosto. Saranno coinvolti gli Istituti scolastici, i MMG (Medici di base) e i PLS (i pediatri) e i Dipartimenti di prevenzione delle Asl.
Il 24 settembre il Ministero della Salute ha aggiornato il protocollo da seguire per la riammissione a scuola del soggetto positivo al Covid-19.

“In caso di test diagnostico per SARS-CoV-2 con esito positivo, il PLS\MMG, dopo aver preso incarico il paziente ed aver predisposto il corretto percorso diagnostico\terapeutico predispone, dopo la conferma di avvenuta guarigione, con l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore, l’uno dall’altro risultati negativi, “Attestazione di nulla osta all’ingresso o al rientro in comunità”.

In caso di patologie diverse da COVID-19, con tampone negativo, il soggetto rimarrà a casa fino a guarigione clinica seguendo le indicazioni del PLS/MMG che redigerà una attestazione che l’alunno/operatore scolastico può rientrare scuola poiché è stato seguito il percorso diagnostico- terapeutico e di prevenzione per COVID-19, come disposto da documenti nazionali e regionali.”

Immediata la soddisfazione dei pediatri, espressa da P. Biasci. Dalla circolare  “si evince quello che noi pediatri stiamo dicendo da settimane a gran voce: un bambino o un ragazzo con almeno uno dei sintomi simil Covid deve essere sottoposto a tampone”

Purtroppo la nota positiva è seguita da una criticità

“A oggi in Italia tra il momento in cui il pediatra lo richiede e quello in cui riceve il referto – spiega il presidente, Paolo Biasci – passano quattro-cinque giorni. Un tempo eccessivo per un test dove servono quattro ore per avere la risposta. Basta andare in un qualsiasi pronto soccorso per rendersene conto. Si parla di tre, cinque, dieci giorni per il certificato ma se ho il risultato di un tampone nel giro di 36 ore, sono in grado di attestare la guarigione o meno del paziente anche prima. Le risorse non sono state investite per effettuare i tamponi in tempi rapidi. Siamo stati inascoltati ora scoppierà il caos”

Quando fra qualche settimana inizieranno a manifestarsi i primi malanni di stagione, si rischia che il sistema sanitario vada in crisi per eccesso di esiti da evadere (e non solo). Evidenti saranno le conseguenze per la scuola con una didattica dimezzata  e frammentata per l’alternarsi in classe di una presenza sempre diversa di studenti. La soluzione della Did non risulterà adeguata a fronteggiare la situazione. Il suo carattere dinamico metterà in crisi la scelta dei contenuti le  modalità di intervento…
Il suddetto scenario è possibile non certo. Sarà la realtà a dire l’ultima parola.

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