Rientro a scuola, Pacifico (Anief): per dimezzare le classi servono 200mila docenti e Ata in più

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Si è svolto ieri l’incontro tra ministero e sindacati sulla riapertura delle scuole a settembre. Ne parliamo con Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Divulgazione linee guida, protocolli d’intesa che dovranno essere firmati rispetto alle stesse e infine l’apertura dei tavoli nazionali e regionali in base alle indicazioni del Comitato tecnico scientifico, che a fine maggio ha elaborato queste tesi. Sono state queste le tematiche al centro dell’incontro.

Cosa avete chiesto?

Abbiamo chiesto un impegno del governo soprattutto per ciò che riguarda il numero degli alunni per classe e i metri quadri degli spazi a scuola, nel rispetto del distanziamento sociale. E’ necessario rivalutare la possibilità di ripristinare i plessi scolastici dismessi, più di 15mila negli ultimi anni e andare a operare per un’assunzione di organici in maniera straordinaria. Servono almeno 200mila unità di personale docente e Ata in più.

Ieri sono state diffuse le bozze delle linee guida ministeriali per la riapertura delle scuole. Non sono mancate le polemiche. Quali sono gli aspetti positivi e quelli invece negativi?

Di positivo c’è sicuramente la volontà di coinvolgere le parti sociali, gli enti locali.
Dal punto di vista negativo, c’è ancora purtroppo l’assenza di risorse tali da poter valorizzare queste stesse linee guida con le modifiche chieste dalle organizzazioni sindacali. Ci ritroviamo di fronte a delle belle idee che possono essere portate avanti, ma che non potranno essere realizzate per mancanza di risorse fino a quando non ci saranno delle garanzie rassicuranti del premier Conte e del ministro Azzolina. Alle rassicurazioni devono però seguire i fatti.

Uno dei nodi principali resta il reclutamento del personale.

Per dimezzare le classi si deve raddoppiare il personale. 50mila insegnanti in più non bastano sicuramente.

Si riuscirà a tornare a scuola a settembre in sicurezza?

Il Covid c’è, ma penso che non si possa processare un ministro dell’istruzione per il rientro a scuola, quando poi i bambini si incontrano in strada o al mare. Altri hanno riaperto, pensiamo alla Francia, e noi siamo qui a parlare di mascherine e plexligas. C’è sicuramente anche tanta esagerazione. A settembre si deve tornare a scuola: la didattica a distanza resta didattica di emergenza, non si può pensare di portarla avanti. Abbiamo tre mesi per programmare e rientrare a scuola in sicurezza.

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