Rientro a scuola, Pacifico (Anief): non dovremmo per l’aumento contagi, ma ci sono i protocolli. Insegnanti potrebbero stare senza mascherina

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Rientro a scuola a settembre ma i contagi Covid aumentano. Le scuole sono pronte a ripartire? Distanziamento, uso mascherine. A Orizzonte Scuola ne parla Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

I contagi aumentano, il Paese è pronto per riaprire le scuole a settembre? Il Ministro conferma la ripartenza il 14 settembre

E’ una scommessa del Paese riaprire le scuole a settembre. Per Paese intendo parti sociali, sindacati, personale docente, le famiglie, tutti aspettano che a settembre possano ripartire le scuole.
Ora ci troviamo in una situazione in cui la ripartenza della scuola a settembre potrebbe portare grandi sorprese rispetto alla diffusione del virus a scuola, non perché i ragazzi lo hanno contratto a scuola, ma perché lo hanno preso durante l’estate. Questo è sicuramente un problema. L’aumento dei contagi è sotto gli occhi di tutti, segnale ne è la chiusura delle discoteche dopo Ferragosto.
Il 6 agosto abbiamo firmato il protocollo di sicurezza per la riapertura delle scuole e poi c’è il protocollo per la fascia 0-6. Abbiamo firmato anche il protocollo per gli esami di Stato. Se per gli esami non ci sono stati problemi perché i numeri erano piccoli, ovviamente portare a scuola 8 milioni di studenti e 1.300.000 tra personale docente e non docente potrebbe creare problemi di sicurezza. Senza dimenticare che molte persone potrebbero risultare positive ai test.
Per questo lunedì inizierà la campagna di screening con i test sierologici
L’avvio dei test sierologici sarà molto importante. Bisogna capire meglio come intende muoversi il ministero della Salute: se intende chiudere i plessi, gli istituti interi o i comuni in cui un docente si sposta.

Eventualmente si attiverebbe la didattica a distanza?

Speriamo di no, si deve fare chiarezza. Sicuramente il governo ha messo delle risorse per iniziare un percorso, ma dopo 12 anni di tagli non possono corrispondere a ciò di cui ha bisogno la scuola oggi. Per questo noi di Anief abbiamo chiesto al premier Conte 15 miliardi del Recovery Fund. Evidente che 4 miliardi rispetto al niente sono importanti ma non sono ancora sufficienti.

Qual è il problema principale per il rientro a scuola?

Il personale scolastico ha bisogno di certezze sulla non responsabilità legata al rischio biologico. Serve un intervento del legislatore. Bene la nota di Bruschi, ma il semplice richiamo all’articolo 51 del codice penale da solo non basta. Bisogna dire a chiare lettere che il rischio biologico non c’entra col Covid. Noi chiediamo un patto di corresponsabilità dello Stato con le parti sociali con una norma che chiarisca nel decreto agostano. La cosa più importante è il rispetto del distanziamento sociale.

Distanziamento dove possibile altrimenti mascherine. Questo è ciò che ha ribadito il Cts

L’insegnante potrebbe fare lezione senza mascherina. L’obbligo della mascherina non è un problema, semmai lo è quello che hanno fatto gli studenti prima di tornare a scuola. Nessuno vuole punire i giovani per quello che per natura devono fare, ma è necessario tenere dei comportamenti responsabili. Siamo in un momento in cui le scuole non le dovremmo neanche riaprire per l’aumento dei contagi. E’ una grande scommessa di tutti riaprire gli istituti scolastici.

Non dovremmo riaprirle ma si riapriranno. Cosa cambia da oggi a maggio?

Io per primo avevo chiesto di chiudere le scuole perché non eravamo attrezzati. Oggi abbiamo un protocollo di sicurezza, siamo più preparati, ma abbiamo bisogno di responsabilità da parte di tutti. Dobbiamo inoltre garantire il diritto all’istruzione, le famiglie non vogliono la dad. All’università si possono fare le lezioni a distanza, ma a quell’età non è possibile.
Resta un problema fisiologico nelle nostre scuole: le classi non sono tali da poter garantire il distanziamento e non c’è abbastanza personale. Questo governo non porta avanti le tesi dei sindacati, in particolare di Anief, sul precariato, ovvero stabilizzare i precari dopo 36 mesi. Su questo punto c’è una norma comunitaria che lo prevede.
Il personale viene utilizzato con contratti di supplenza per anni e anni. Le tante domande presentate dai precari per i prossimi concorsi è la dimostrazione che dopo anni di sfruttamento i precari non vogliono andare a una regione di mille km di distanza per essere valutati ed entrare di ruolo.
L’Anief è nato nel 2008 facendo della questione precariato la sua ragione di vita e su questo siamo molto distanti dal governo. Anche per i diplomati magistrale non è stata ancora presa una soluzione giusta. La lotta al precariato non può trasformarsi comunque in un attacco giornaliero contro un ministro che è riuscito ad avere dei soldi in più per la scuola. La scuola è sempre stata vista come uno spreco e non come una risorsa.

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