Rientro a scuola nei Paesi UE: 15 alunni per aula, distanza minima 4 metri quadrati. Anief: anche da noi, ma senza DaD

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Anief – Nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione sono state pubblicate le principali misure contenitive organizzative e di prevenzione attuate in Europa nel settore scolastico.

Si va da non oltre 10 allievi in Belgio ai due metri di distanza lineare di Regno Unito e Spagna, con la raccomandazione di indossare la mascherina qualora si scenda al di sotto. Per gli insegnanti le distanze si raddoppiano.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’Italia non può prendere decisioni troppo diverse dagli altri paesi europei. Anzi, dovrebbero essere ancora più stringente. E siccome il digital divide è un fenomeno da noi maggiormente presente, è chiaro che in Italia non si potrà riproporre la didattica a distanza, perché oltre ai limiti connaturati nel mezzo continuerebbe ad escludere un’ampia fetta di discenti. Stando così le cose, l’unica soluzione è quella proposta dall’Anief: il Governo si deve rendere conto che c’è la necessità estrema di rivedere gli organici. Solo partendo da questo assunto, a settembre si potrà tornare a scuola tutti in presenza e in sicurezza”.

Nel rapporto del Comitato Tecnico Scientifico consegnato al ministero dell’Istruzione si forniscono indicazioni sulle modalità ritenute migliori per poter rientrare a scuola a settembre in piena sicurezza: il documento contenente le indicazioni prescrittive e raccomandazioni raccoglie anche le indicazioni circa il rientro in altri paesi europei.

BELGIO

Le lezioni dovrebbero essere organizzate in classi di massimo 10 studenti, con un minimo di 4 m quadrati per studente e altri 8 m quadrati per insegnante. I movimenti di gruppo all’interno della scuola devono essere limitati al minimo (pianificazione pausa, pranzo, ricreazione e orari separati per entrare e uscire da scuola, rispettando sempre la distanza sociale di 1,5 m). Una maschera in tessuto deve essere indossata da tutto il personale durante il giorno, dagli alunni del sesto anno di scuola elementare e da tutti gli alunni della scuola secondaria, durante il giorno.

FRANCIA

Non sono previste mascherine di comunità per gli allievi: dovrà indossarle solo il personale in presenza di allievi e in caso di stanziamento inferiore ad un metro.

SVIZZERA

Per il personale è prevista una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali e per quanto possibile anche nei contatti tra gli allievi. Non è previsto l’uso della mascherina. Tenere una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali per il personale. Per gli allievi tenere una distanza di 2 m durante tutte le interazioni. In base alle caratteristiche dell’aula in alcuni casi è possibile un insegnamento in presenza solo parziale. L’uso delle mascherine non è indicato in questo contesto ma dai 16 anni in su può essere preso in considerazione, senza alcun obbligo, in determinate situazioni. Vanno utilizzate in contesti formativi specifici quando non è possibile rispettare la distanza minima di 2 m.

GERMANIA

Le lezioni devono svolgersi in piccoli gruppi, con un massimo di 15 studenti alla volta. La riapertura prevede delle misure di sicurezza: nelle classi, ad esempio, ci devono essere solo piccoli gruppi di studenti e sono previste anche stringenti misure igieniche. Se necessario, riprogrammare gli orari delle lezioni e delle pause. Va mantenuta una distanza di almeno 1,5 m. Mantenere i gruppi divisi e non mescolare. Quasi tutti gli studenti, così come gli insegnanti, indossano le mascherine

OLANDA

Le ore di insegnamento vengono divise nei giorni, in modo da limitare il più possibile gli spostamenti. Gli alunni svolgono il 50% dell’orario di insegnamento in classe e il rimanente 50% del tempo a distanza. In tutte le scuole è prevista la regola di 1,5 m di distanza, anche per gli stessi studenti. I bambini della scuola primaria non devono mantenere una distanza di 1,5 m; dovrebbero tenersi il più lontano possibile e a 1,5 m dagli adulti (insegnanti e altro personale). Le maschere per il viso non sono necessarie per la scuola primaria.

REGNO UNITO

Per le scuole primarie, le classi devono normalmente essere divise a metà, con non più di 15 alunni per gruppo e un insegnante. Per le scuole secondarie e i collegi, le classi vengono dimezzate, prevedendo di riorganizzare le aule e i laboratori con postazioni distanziate di 2 m. Nelle strutture dove è possibile, la distanza di 2 m dovrebbe essere rispettata. Nelle scuole e nei vari contesti educativi non è consigliabile utilizzare la mascherina o una copertura facciale. Tali strumenti possono essere utili per brevi periodi in ambienti chiusi.

SPAGNA

La distanza interpersonale minima deve essere sempre di 2 m. Nel caso in cui non sia possibile garantire una distanza interpersonale di 2 m, è necessario utilizzare una mascherina, da parte dello staff dei centri educativi, nonché dagli studenti in tutte le aree della scuola. L’uso della mascherina è obbligatorio per il personale addetto al trasporto scolastico

ITALIA

Mascherine

In Italia, le mascherine accompagneranno la vita degli studenti e dei docenti, ricorda la rivista Orizzonte Scuola riassumendo le disposizioni del Comitato tecnico scientifico: dovranno essere indossate durante tutto l’arco delle lezioni. bambini della scuola d’infanzia non dovranno indossare la mascherina.

Distanziamento

Si dovrà garantire all’interno delle classi il distanziamento dei banchi fino ad un metro. In palestra i metri dovranno essere 2. Anche per tutto il personale non docente, negli spazi comuni dovranno essere garantite le stesse norme di distanziamento di almeno 1 metro, indossando altresì la mascherina chirurgica. Per i bambini della scuola dell’infanzia, sarà particolarmente critico mantenere il distanziamento fisico: dovranno essere applicati particolari accorgimenti organizzativi e comportamentali del personale scolastico.

Didattica a distanza

Nel documento del Comitato Tecnico Scientifico, si dice che ogni istituzione scolastica potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza.

Ingressi scaglionati

In base al grado di scuola, gli ingressi potrebbero essere scaglionati fino alle 10 del mattino con conseguente uscita fino alle 16. Il consiglio della task force è di consentire gli ingressi ogni 45 minuti, dalle 8 alle 10 e 15. Per le fasce d’età delle elementari e medie potrebbe essere consentito, invece, l’ingresso alle 8 per tutti.

Lezioni da 40/45 minuti

Potrebbe essere il nuovo standard per le lezioni, almeno fino a che non miglioreranno le condizioni legate al contagio Covid.

Docenti di potenziamento ritornino in cattedra

Secondo quanto riporta Corrado Zunino su Repubblica, la task force nominata dal Ministro, ha consigliato che, per far fronte alla necessità di un aumento di docenti, quelli su potenziamento rientrino in cattedra.

Scuole negli oratori

Per far fronte alla necessità di mantenimento del distanziamento sociale, vengano utilizzati anche locali messi a disposizione da enti pubblici o privati per effettuare le lezioni.

Presenza genitori

Il CTS consiglia di adottare misure per limitare al minimo la presenza dei genitori nelle scuole.

Composizioni classi

Non ci sono indicazioni sul numero di studenti per classe che dipenderà dalla dimensione delle stanze.

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

In Italia, a causa del marcato digital divide, la pratica della divisione delle classi non è però praticabile. A questo proposito, c’è da rimarcare la non sempre adeguata disponibilità tecnologica in seno agli istituti scolastici, soprattutto del primo ciclo, alla quale va aggiunta la mancanza di accesso informatico e telematico di un’alta parte (almeno il 30 per cento) di famiglie con alunni minori. Inoltre, vi sono delle notevoli differenze territoriali di accesso: in Trentino Alto Adige e Lombardia, ad esempio, la percentuale di famiglie dotate di connessione con banda larga è vicina alla totalità; una realtà molto lontana da quella, ad esempio, di Molise e Calabria. E pure in Sicilia e Campania stiamo ben sotto la media. Tutte regioni, non a caso, del Sud. Anche il titolo di studio ha la sua influenza: il 94,9% delle famiglie con almeno un componente laureato possiede una connessione a banda larga, mentre l’accesso scende al 64% quando in famiglia il titolo di studio più elevato è la licenza media.

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

“Bisogna assolutamente intervenire nel rapporto alunni-insegnanti, con un maggior numero di insegnanti da assumere perché le classi si devono sdoppiare: lasciarle intatte, mediamente tra 20 e 25 iscritti, con punte di oltre 30, non è possibile, perché la distanza tra un alunno e l’altro non potrebbe essere quella di almeno 4 metri quadrati così come indicato negli altri paesi europei. Questa però è solo la prima disposizione. C’è poi il problema del personale Ata, che non può adempiere a quanto prescritto dal Comitato tecnico scientifico, perché non è abilitato a mansioni specifiche o mansioni particolari come quelle della sanificazione”.

“Chiediamo – continua Pacifico – un contratto ponte, ad hoc, che serva a anche per disciplinare questi problemi. Come anche quello di disciplinare lo smart working. E siccome il Decreto Rilancio dispone che si possono collocare i lavoratori con figli fino a 14 anni in smart working fino al 31 dicembre 2020, significa che il lavoro agile sta diventando in molte Pubbliche Amministrazioni ed anche nella scuola una delle forme da disciplinare. Per realizzare tutto questo è chiaro che servono risorse: almeno 7-8 miliardi, quindi molto di più del miliardo e mezzo stanziato nel Decreto Rilancio”, conclude il presidente Anief.

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