Rientro a scuola, insegnanti di sostegno: mancano protezioni adeguate. MiSoS “Oltre 70mila cattedre in deroga”

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MiSoS – A pochi giorni dal rientro a scuola, gli interrogativi che si pongono, soprattutto i genitori degli alunni con disabilità sono: “cosa succederà alla riapertura delle scuole? Come saranno tutelati i nostri figli ? ”.

Appare evidente come il primo grande problema riguardi il distanziamento sociale , che venga rispettato nonostante gli evidenti problemi di spazi nelle aule scolastiche e dall’altro la garanzia della continuità didattica sin dal primo giorno di scuola. In merito al protocollo di sicurezza ci si aspettava una maggiore attenzione nei confronti degli studenti con disabilità, attualmente circolano solo “raccomandazioni”, che riguardano prevalentemente “accomodamenti ragionevoli” in riferimento alla tipologia di disabilità, alla numerosità del gruppo classe, alle risorse professionali specificatamente dedicate, ma per lo più ci sembrano accorgimenti generici che vengono delegati ai dirigenti scolastici che in collaborazione dei genitori, docenti specializzati sul sostegno, dovranno garantire la didattica in presenza, nella totale sicurezza. Ne consegue che potrebbero esserci scenari a macchia di leopardo, dove avremmo dirigenti scolastici pronti “a farsi in quattro” per i casi di alunni con disabilità ed altri che interpreteranno in maniera più rigida le poche e generiche raccomandazioni in materia. Entrando nel pratico, ad esempio: come ci dovremmo comportare nei confronti degli alunni iperattivi o con spettro autistico , che in base ai loro bisogni hanno necessità di un maggior spazio da strutturare per renderlo chiaro e prevedibile per un’adeguata attività didattica ?

Ancora, per gli alunni con disabilità uditiva riusciremo ad avere nei tempi utili, indicazioni da parte del CTS in merito all’adozione delle mascherine trasparenti, indispensabili per garantire l’inclusione scolastica di tutti gli alunni anche con deficit uditivo? O sull’utilizzo prolungato da parte degli alunni dei dispositivi di sicurezza… Forse bisognava calibrare le indicazioni in base alle specifiche disabilità andando incontro ai reali bisogni dei singoli alunni. A complicare l’avvio si aggiunge l’annoso problema delle classi pollaio, che oltre a disattendere le importanti sentenze giudiziarie in presenza di alunni con disabilità e  in aperta violazione dell’art. 5 del DPR 81/2009, risultano deleteri per la qualità dell’ insegnamento e al fine di programmare un ’azione didattica attenta alle potenzialità e bisogni di tutti gli alunni . Il Covid -19 e il conseguente distanziamento sociale ha messo a nudo, purtroppo, l’esistenza di gruppi classi fin troppi numerosi, che a volte raggiungono addirittura 31 alunni, pertanto sarà possibile rispettare la distanza di un metro statico? A tal riguardo in queste settimane, sono giunte all’associazione Misos, numerose segnalazioni da parte di docenti di diverse regioni d’Italia, in primis la Toscana, segnalandoci accorpamenti di classi anche con alunni con disabilità che ovviamente vanno contro ogni ragionevolezza soprattutto in questo particolare momento. Ci
auguriamo che subentri il buon senso nel ridurre il numero degli studenti per classe garantendo distanziamento personale.

Sulle classi pollaio occorre che il governo cambia celermente passo, allocando importante risorse finanziarie e agendo sulla stabilizzazione dei docenti specializzati sul sostegno, solo in questo modo possiamo garantire la tutela al il diritto allo studio. Sempre sul fronte del come garantire la continuità didattica, ci saremmo aspettati da parte del Governo, del Ministero dell’Istruzione, un atto di maggior coraggio nel garantire la continuità didattica indispensabile dopo un anno cosi difficile , durante il quale si è instaurato tra gli alunni e docenti di sostegno un rapporto didattico relazione ed empatico che inevitabilmente verrà interrotto a causa delle numerose cattedre in
deroga. Dai primi dati diramati da alcuni USR regionali in merito ai posti in deroga , le tre regioni come Sicilia, Toscana, Emilia Romagna , totalizzano 22500 posti in deroga, quindi è facile immaginare che a livello nazionale supereremo quota 70mila cattedre in deroga, sono cattedre a supplenza, che rappresenta “un mostro” per la continuità didattica. Anche qui occorre che il governo agisca nelle trasformazione degli organici di fatto in diritto superando la Legge Carrozza 128/13 che impedisce di collocare tutti gli attuali posti in deroga nell’organico di diritto.

Il Governo aveva due strade da percorrere per garantire la continuità didattica: la stabilizzazione diretta dei tanti specializzati sul sostegno, senza dimenticare i tanti docenti specializzati sul sostegno che per scarsità di posti in organico diritto, “giacciono” da anni , prevalentemente nel Sud Italia, in graduatorie di merito e gae. Oppure quanto meno applicare attraverso il decreto attuativo , l’importante articolo 14 Dlg 66/2017 modificato Dlg 96/2019 riguardante la continuità didattica, a cui ha lavorato incessantemente nella formulazione l’associazione Misos sin dal 2017. Tale articolo, al fine di agevolare la continuità didattica, prevedeva che al docente specializzato sul sostegno con contratto a tempo determinato potesse essere proposta la conferma per l’anno scolastico successivo, ciò avrebbe quantomeno garantito, se pur limitato nel tempo, quel minimo di continuità didattica tanto desiderata dai genitori degli alunni, studenti e docenti. Altro non grave problema che lederà la continuità didattica riguarda la concessione delle assegnazione provvisorie ai docenti di ruolo senza titolo, firmata dai sindacati confederati e MI, che implicherà oltre a lasciare diverse cattedre scoperte al nord Italia per via della mobilità verso il Sud Italia, criticità per gli stessi specializzati sul sostegno che non potranno garantire la continuità didattica , dovendo scegliere la sede scolastica dopo le assegnazione provvisorie ai non titolati. Infine oltre al come stare in classe per gli alunni con disabilità, il come arrivare a scuola è di fondamentale importanza. In tempo di pace, purtroppo, negli anni scorsi in diverse citta d’Italia, ci siamo ritrovati, attoniti ed inermi, a denunciare disservizi per il trasporto degli alunni con disabilità grave, sia per ritardi nell’erogazione del servizio che per inefficienze. Non vorremmo che in questa” corsa contro il tempo” per risolvere il nodo dei trasporti ,fosse trascurata tale priorità . Sarebbe un comportamento ingiustificabile verso tutto il mondo scolastico.

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