Rientro a scuola incerto: rimettiamo al centro il bambino. Lettera

Lettera

Inviata da Kosmè De Maria – Agosto 2020: A settembre rientreremo a scuola. Quali saranno le modalità del rientro? Non lo sappiamo ancora. Ci saranno cambiamenti nelle nostre aule? Non lo sappiamo ancora. Come modificheremo il nostro percorso didattico post Dad? Non lo sappiamo ancora

La relazione con il digitale, in previsione di un possibile ritorno del Covid, come verrà gestita? Non lo sappiamo ancora Come verrà gestita l’inclusione di alunni con disabilità? Non lo sappiamo ancora

Dovremo indossare la mascherina in aula? Non lo sappiamo ancora
I nostri alunni dovranno indossare la mascherina in aula? Non lo sappiamo ancora

Sappiamo che:
● dovremo mantenere la distanza di sicurezza in aula
● dovremo rimanere in aula durante la pausa pranzo
● dovremo organizzare le uscite per usufruire dei servizi igienici rispettando turni di un bambino alla volta.

Le premesse sopra citate possono essere sufficienti per rientrare a scuola tra circa un mese?
A settembre, tutti noi docenti siamo coscienti del fatto che dovremo modificare il percorso didattico immaginato qualche mese fa poiché sarà necessario rinforzare conoscenze e competenze che si sono smarrite durante i mesi di Dad. Come affronteremo questo difficile cammino? Come rassicureremo le nostre famiglie, spaventate da un oggettivo ritardo nell’acquisizione di determinate capacità dei loro figli? Come gestiremo le nostre ansie senza che queste si ritorcano contro i nostri alunni già provati dal difficile periodo di lockdown? Tutte queste domande ahimè hanno delle risposte legate solamente ai pensieri soggettivi dei singoli insegnanti. Nessuna indicazione dall’alto, nessuna riflessione in merito, come se la didattica post covid non necessitasse di un cambiamento effettivo, di una seria valutazione. Le azioni della scuola italiana appaiono sempre di più slegate dalla realtà.

In questi ultimi giorni le attenzioni si sono soffermate troppo a lungo sugli aspetti legati alla sicurezza e alla burocrazia scolastica che in Italia riesce a immobilizzare anche ciò che non dovrebbe essere fermato. Come si può pensare che a settembre le uniche indicazioni che avremo saranno legate al distanziamento, alle autocertificazioni e alle organizzazioni sulle uscite dall’aula per andare in bagno?

Il bambino al centro?

Abbiamo sempre più la necessità di rimettere il bambino al centro e invece di utilizzare questi mesi per riflettere su come riportare il benessere tra le mura degli istituti, creiamo barriere burocratiche che nella realtà dei fatti non potranno mai essere attuate. Il distanziamento sociale, statico o dinamico che sia, non potrà mai essere attuato in un’aula di scuola Primaria. Un vero docente come farà a creare un clima di apprendimento sano se dovrà essere concentrato nel riprendere i propri alunni se si avvicinano troppo gli uni agli altri o se per una strana coincidenza di eventi due bambini, in contemporanea, avranno necessità urgente di andare in bagno?Come potremo garantire ai bambini con certificate necessità educative un’inclusione reale?

Se poniamo prima di ogni altra riflessione sul rientro le problematiche organizzative legate al PostCovid la scuola italiana ha già fallito prima di riaprire i battenti. Il clima che si creerà sarà quello di insicurezza e di paura ed entrambi questi fattori ci bloccheranno nel momento in cui vorremo offrire un percorso educativo legato allo “Stare bene a scuola”.

Gli insegnanti vedranno sempre prima il non si può fare e dopo il magari possiamo . Quale anno si prospetta per le nostre classi? Quale patto educativo possiamo creare con le nostre famiglie se le premesse sono queste?

Il risultato certo sarà che le famiglie ricorreranno in massa alla ricerca di persone che si occupino di dare ripetizioni, ovviamente pagandole in nero. Già le ripetizioni non sono propriamente un fiore all’occhiello della scuola italiana, soprattutto perché a dare ripetizioni sono spesso gli stessi docenti. I bambini dovrebbero essere “seguiti” dai loro insegnanti, non da altre figure che hanno metodi e discutibili professionalità. Cosa creerà quindi la scuola? Un disastro preannunciato.

Sta quindi a noi docenti riuscire a fare rete e a confrontarsi su future buone pratiche educative che potremo attuare per non perdere tutto il lavoro svolto fino a questo momento, per far sì che da un problema nasca un cambiamento positivo, per cercare, ancora una volta, di rimettere il bambino al centro.

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