Rientro a scuola e rischio psicosociale: insegnanti dovranno imparare a conoscere di nuovo alunni. Nota Emilia

Stampa

Rientro a scuola a settembre. Materiali dell’Usr per l’Emilia Romagna: nota 9027 del 24 giugno 2020. Ripercussioni sul fare scuola del “rischio psicosociale” da COVID-19.

La nota rileva le condizioni di rischio più rilevate per gli studenti:
– comparsa o acutizzazione di problematiche comportamentali (irritabilità, problemi con il sonno, risvegli notturni, bizzosità, paura del buio, …)
– segni di regressione a comportamenti di età inferiore (enuresi notturne, ansia da separazione, richiesta di dormire con i genitori, …)
– negli adolescenti, maggiore “chiusura” in sé stessi e senso di solitudine, compensato da ancora più tempo trascorso sui social o al telefono
– aumento del senso di tristezza, di ansia, di collera apparentemente immotivata
– aumento dei disturbi alimentari, di quelli ossessivo-compulsivi e fobici
– aumento degli hikikomori
– aumento della voracità, anche senza arrivare ai problemi alimentari veri e propri.

Per gli alunni più vulnerabili, quelli con disabilità, secondo la nota vanno messi in conto pure rischi indiretti ulteriori, rispetto a quelli di tutti gli altri allievi:
1) Regressione dei comportamenti e delle capacità
a) aumento di comportamenti disfunzionali, come stereotipie, auto ed eteroaggressività, impulsività, intolleranza al “no” e alla disciplina, violenze dentro e fuori le mura domestiche …
b) diminuzione delle capacità comunicative e linguistiche
c) perdita delle routine giornaliere e diminuzione dei livelli di autonomia
d) difficoltà nel recuperare comportamenti sociali per il lungo isolamento e per le nuove modalità secondo cui essi dovranno svolgersi
2) Difficoltà di “uscire dalla tana” ed incontrare persone. Difficile per taluni rispettare regole sociali più stringenti, magari difficili da comprendere ed assumere nuove routine (mascherine, distanziamento, …)
3) Aumento di ansia e depressione, non essendo i ragazzi con disabilità “protetti” dai loro deficit nei confronti delle emozioni e dei sentimenti del mondo che li circonda. Possono non comprendere cosa succede, ma sentono se gli adulti sono angosciati, arrabbiati, depressi, ansiosi, …; possono reagire con comportamenti difficili da interpretare, che potrebbero
erroneamente essere ricondotti alla disabilità anziché a manifestazioni disadattive di sentimenti e sensazioni captate dal mondo esterno, che la disabilità non consente di elaborare in modo diverso.
4) Impoverimento, della famiglia e delle risorse sociali, che può rendere impossibile garantire al figlio disabile i livelli di assistenza assunti direttamente, non in carico del servizio pubblico.

Pertanto l’Usr spiega che non ci si può aspettare di rivedere a scuola gli stessi alunni che sono “spariti” a febbraio. Neppure quelli che hanno seguito a distanza sono come prima. Non si può pensare perciò ad un rientro a scuola riprendendo da dove si era lasciato, come se nulla fosse successo nel frattempo. Non si può iniziare con il “dove eravamo rimasti?”.
Gli insegnanti, devono tenere a mente che sarà necessario conoscere di nuovo ciascun singolo alunno, per ciò che ha vissuto e per come lo ha vissuto. Ciò dal punto di vista degli apprendimenti formali, così come dal punto di vista personale, emozionale, esperienziale. Allo stesso tempo ciascun adulto che rientrerà nella scuola dovrà tenere a mente di non essere lui stesso ciò che era quando le lezioni sono state sospese.

PROT 2020 giu 24 ripartenza 6 rischio psicosociale

L’Usr nella nota 5 dedicata ai materiali per la ripartenza ha espresso il bisogno della figura del medico competente a scuola.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur