Rientro a scuola e didattica mista: Università storicamente avvantaggiate?

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Mai come quest’anno la ripresa dell’attività didattica ha costituito un momento delicato. Il ritorno a scuola e le modalità di svolgimento delle lezioni devono per forza di cose tener conto di quanto impone il momento: rispetto delle misure precauzionali anti-COVID e adozione degli accorgimenti necessari a garantire il più elevato possibile grado di sicurezza per insegnanti e alunni, tutto questo ovviamente cercando di non compromettere l’interazione tra le parti e di conseguenza la finalità del rapporto formativo.

Se ne è discusso molto durante la pausa estiva e si continua a farlo, tra critiche costruttive e polemiche talvolta piuttosto sterili. Infine si è ripartiti, anche se non senza qualche difficoltà. Ne ha parlato nei giorni scorsi il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico nella cornice di Vo’, uno dei primi comuni italiani colpiti dal coronavirus a fine febbraio.

Nell’ultimo periodo è stata inferta al nostro, come a molti altri paesi, una profonda ferita. Durante questa pandemia ci siamo sentiti disorientati, smarriti. E quando la scuola ha dovuto interrompere le attività didattiche in presenza è stato un dolore per tutti. È stato come dover abbandonare le nostre certezze, come doverci allontanare dalla nostra casa. Ci siamo dovuti preparare per un viaggio che mai avremmo pensato di affrontare, un percorso complicato e pieno di sfide.

Il riferimento è anche all’adozione forzata della didattica a distanza, necessaria per non interrompere il percorso formativo avviato nel settembre dello scorso anno. Un’urgenza ancor prima che un’emergenza a cui oggi, a posteriori, possiamo riconoscere il duplice merito di aver portato a galla la dedizione del corpo docente così come quella degli studenti e dei loro nuclei familiari chiamati ad organizzarsi di conseguenza, ma anche quelle criticità sulle quali bisogna intervenire sul fronte tecnologico e delle competenze digitali. Prosegue il Ministro.

Questo è un momento storico. Non si tratta solo di ricostruire o di ripartire, ma soprattutto di trasformare le difficoltà in occasioni di rinnovamento.

Un processo di rinnovamento, quello invocato, che forse per attitudine e propensione vede le università partire da una posizione di vantaggio, avendo già sperimentato a lungo in passato come l’accesso a corsi e lezioni da remoto, se organizzato in modo corretto e funzionale, possa portare con sé enormi benefici per tutte le parti in gioco. Sono molte infatti le realtà accademiche tradizionali già familiari con modalità didattiche “blended”, che mescolando didattica in presenza e a distanza nei modi già storicamente normati dal MIUR si avvicinano sempre più alle università online vere e proprie – altresì riconosciute con lo speciale status di “università telematiche” già dal 2003.

Lo stesso non si può purtroppo dire delle scuole superiori, storicamente per motivi soprattutto legati a fattori come l’età o la provenienza degli alunni, solitamente circoscritta al territorio locale – ma anche per una storica disattenzione ai vantaggi dell’insegnamento (anche) a distanza da parte del Ministero. I margini di miglioramento ad ogni modo ci sono ed è lì che bisogna intervenire, appunto, per trasformare le difficoltà in occasioni di rinnovamento.

Il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Università e della Ricerca hanno finalmente portato online da pochi giorni il portale Rientriamo a Scuola, una risorsa pensata per rispondere alle domande più frequenti degli addetti ai lavori con documenti e notizie ufficiali, le indicazioni sanitarie da seguire, i link alle pagine degli Uffici Scolastici Regionali a cui far riferimento e le informazioni sulle modalità di accesso allo screening tramite test sierologico, reso disponibile gratuitamente per tutto il personale.

Lato studenti potrà infine giocare un ruolo importante l’adozione dell’app Immuni, quando possibile (è accessibile dai 14 anni in poi). L’iniziativa italiana di contact tracing potrà rivelarsi determinante nella gestione della pandemia qualora come prevede una parte della comunità scientifica con il moltiplicarsi delle interazioni e con l’arrivo della stagione autunnale il volume dei contagi dovesse tornare a salire. Fin qui non è andata come auspicato con un tasso di installazioni troppo basso proprio tra le fasce d’età più giovani. Questo il recente commento di Pierpaolo Sileri, Viceministro della Salute, raccolto proprio nei giorni che hanno anticipato il ritorno in aula.

Purtroppo è stata un flop tra i giovani, che hanno più dimestichezza con le app. Avrebbe potuto aiutare a contenere l’ondata di contagi di quest’estate, ma c’è stato molto pregiudizio. Ora sarebbe utile inserirle nei protocolli operativi, come quello per il rientro a scuola, anche perché altri sistemi, come i fogli di carta dove segnare i propri dati, non sempre funzionano.

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