Rientro a scuola, per i più piccoli Ascani guarda alla Montessori: piccoli gruppi di alunni, superare il “programma”

Stampa

La viceministra all’istruzione Anna Ascani pensa al rientro a scuola degli alunni più piccoli a gruppi con attività che fino a oggi hanno trovato poco spazio nei curricula scolastici.

“La scienza è concorde nel dirci che dovremo imparare a convivere col virus. La nostra quotidianità cambierà e cambierà, quindi, anche la scuola. Ma a noi tocca lavorare affinché sia garantito quello che per il momento è un diritto in parte “sospeso”: il diritto all’istruzione.

La didattica a distanza ha funzionato meglio di quanto si potesse sperare. Il personale scolastico, gli studenti e le famiglie si sono riscoperti comunità autentica nella sfida dell’utilizzo di nuove piattaforme e nuovi metodi.

Troppi, però, sono gli esclusi. Alcuni per ragioni di impossibilità materiale, per eliminare la quale ci siamo mossi rapidamente stanziando 160 milioni destinati all’acquisto di computer, tablet e connettività per bambini e ragazzi in difficoltà. Altri per ragioni molto più profonde, legate al disagio sociale e familiare nel quale si trovano immersi, alla condizione di povertà educativa dalla quale la scuola ogni giorno li strappava via, permettendo loro di coltivare talenti e opportunità. Altri ancora, infine, per difficoltà legate alla disabilità o a bisogni speciali che il nostro modello di scuola in presenza ha sempre saputo mettere al centro, distinguendosi come eccellenza nel mondo. Il nostro obiettivo primario deve essere restituire gli “esclusi” alla scuola, prima possibile e meglio possibile.

Come? Il Comitato guidato dal prof. Bianchi è al lavoro per immaginare soluzioni realizzabili e molti sono i contributi arrivati dalla comunità scientifica (ultimo, ma non ultimo, quello del Politecnico di Torino).

Abbiamo studiato a fondo i modelli che gli altri paesi europei stanno cercando di attuare. Mi sono personalmente confrontata con colleghi di ogni parte del Continente. Nessuno ha la bacchetta magica, ma tutti lavoriamo per lo stesso obiettivo che qualche ora fa anche l’Unesco e l’Unicef hanno posto come prioritario.

Diversi sono gli scenari allo studio, dunque. Quello che sta facendo più discutere in questo momento è incentrato sulla cosiddetta “didattica mista”, fatta di alcune ore in classe e altre a casa, a distanza. In diversi paesi, compresa la Francia a cui molti esterofili guardano in questi giorni con grande interesse, è proprio questa la soluzione ritenuta più adatta.

A mio avviso – pur riconoscendo che per i ragazzi più grandi questa potrebbe essere in extrema ratio una via praticabile (con particolare attenzione, in ogni caso, a quegli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali) – bisogna individuare in particolare per i più piccoli un’altra via, che passi anzitutto dall’ampliamento dell’offerta formativa, abbandonando la logica superata del “programma” (che infatti formalmente non esiste più da oltre vent’anni) e intraprendendo con coraggio la via dell’apprendimento esperienziale di ispirazione montessoriana.

Le classi, anche quelle dei più piccoli, andranno divise in gruppi per garantire il distanziamento e la sicurezza, ma questi gruppi potranno svolgere a giorni alterni attività diverse, con una maggiore attenzione ad esempio allo sport, alla musica, all’arte e alle tante attività, anche di creazione digitale, che hanno un importantissimo risvolto educativo e che oggi trovano troppo poco spazio nei curricula scolastici.

Questa ipotesi, per me decisamente preferibile rispetto alla prima, soprattutto per quella fascia di studenti che, per età, ha bisogno di essere seguita da un adulto, richiede un investimento massiccio, di due tipi: culturale ed economico. E di uno sforzo collettivo che deve coinvolgere enti locali, rappresentanze sindacali, famiglie e terzo settore.

Sono convinta che la questione vada posta in questi termini e che se davvero si vuole dar senso all’abusato detto secondo il quale da ogni crisi può derivare un’opportunità, allora dobbiamo dimostrare di considerare prioritaria la questione educativa. Senza arrenderci a percorrere la via più semplice e meno costosa”.

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia