Rientro a scuola a settembre: dalle classi pollaio alle mense, agli assembramenti. Rapporto Politecnico di Torino, alcune riflessioni

di Gianfranco Scialpi

item-thumbnail

Rientro a scuola a settembre, un interessante Rapporto del Politecnico di Torino delinea diversi scenari. Utile per elaborare un Protocollo di sicurezza nazionale che poi richiederà la traduzione nelle diverse realtà locali.

Rientro a scuola a settembre, un interessante rapporto che però parte con il piede sbagliato 

Rientro a scuola a settembre. Ormai sembra certo! Molti sono i contributi che possono essere utilizzati dal gruppo degli esperti nominato dalla Ministra L. Azzolina che deve presentare proposte “con riferimento all’ emergenza sanitaria in atto, ma anche guardando al miglioramento del sistema di Istruzione nazionale“.
Il dibattito che si è aperto presenta documenti caratterizzati da analisi e proposte di un certo peso, rappresentando momenti di discontinuità rispetto alle tante opinioni e idee in libertà.
Tra questi documenti spicca il Rapporto del Politecnico di Torino “Scuole aperte società protette“, che però perde un po’ di autorevolezza nella parte iniziale. Il documento, infatti si apre con una premessa che presenta la scuola, come   una risposta istituzionale ai problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori. Purtroppo solo dopo si citano (anche se preceduti dall’avverbio soprattutto) i diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità. Esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini”. Non poteva essere diversamente in un contesto culturale che continuamente ripropone l’urgenza di riaprire le scuole per consentire al sistema produttivo di ripartire, grazie al pieno coinvolgimento delle donne, molte delle quali sono anche madri. Il  basso profilo della scuola è ripetuto nella parte dove la specificità dell’istituzione formativa è basata soprattutto sulla socializzazione e (attenzione alla congiunzione) sulla “ stimolazione dello sviluppo cognitivo, relazionale, emotivo (soprattutto per i più piccoli), assicurare il Successo Formativo a tutti e a ciascuno (universalità del diritto costituzionale all’istruzione), erogare in modo efficiente ed efficace la Didattica, garantire Integrazione Inclusione Sociale, tutelare la Salute di operatori scolastici e studenti”. Scriveva B. Vertecchi (1983) che non si può pensare la socializzazione e poi la formazione e viceversa. I due processi sono intimamente uniti. La formazione richiama sempre un modello di socializzazione e questa non è assimilabile a una pura presenza, ma è sempre caratterizzata da specifici elementi formativi.

L’analisi è il punto forza del Rapporto e prossimamente anche della scuola

Detto questo il rapporto apre all’analisi degli elementi che lo hanno generato, confermando la necessità di uno studio preventivo. Passaggio necessario per formulare delle ipotesi sensate di un modello scolastico adeguato all’emergenza Covid-19. Lo stesso approccio risulterà utile quando occorrerà aggiornare il DVR (Documentazione Valutazione rischi) identificando ” per ciascun processo i rischi di contagio da COVID-19 (valutazione dei rischi o risk management); analizzando per ogni rischio il relativo potenziale di danno conseguente, in termini sia di gravità che di probabilità che lo stesso si verifichi (matrice dei rischi);  e identificando  adeguate azioni preventive a fronte dei potenziali rischi” 
Sinteticamente gli elementi possono essere suddivisi in destinatari, contesto interno ed esterno. Il primo si riferisce ai dirigenti scolastici, al personale insegnante, educativo, amministrativo, dei tecnici e ausiliari.
Il contesto interno, richiede lo studio dell’edilizia scolastica. dell’organizzazione dei servizi amministratici, della didattica del lavoro docente…
Il contesto esterno rimanda alle ” relazioni con enti locali, attori culturali, sociali ed economici
del territorio”. Tutti questi aspetti dovranno essere ripresi da ogni singola scuola per gestire la convivenza con il Covid-19 (pag.25)

Occorre sospendere, superare (meglio) le classi pollaio

Uno dei maggiori ostacoli alla riapertura delle scuole è rappresentato dalle classi pollaio. Soluzione pensata in altri tempi e in assenza di rischi evidenti, è valutata dal Rapporto inadeguata per la convivenza con il Coronavirus. Quindi si auspica la sua sospensione temporanea. La soluzione migliore sarebbe l’abolizione, ma per questo occorre un provvedimento legislativo, compito che spetta solo al Parlamento. L’attuale situazione rappresenta la migliore condizione per il conseguimento dello scopo.
La soluzione prospettata è la formazione di piccoli gruppi, somiglianti alla classe educativa di 12-15 alunni proposta dal filosofo U. Galimberti. Questa nuova configurazione non manda in soffitta la Didattica a distanza (Dad). Coesisterebbe con essa, dando vita a una didattica mista, auspicabilmente diversa da quella proposta dalla Ministra L. Azzolina qualche settimana e in parte proposta dal rapporto (“Didattica in sede e online in contemporanea pag. 32).

Le soluzioni per le altre aree

La scuola però non è costituita da un solo ambiente. All’aula si aggiungono gli spazi destinati alla mensa, agli spogliatoi, ai servizi igienici, alla palestra, ai laboratori… Il Rapporto propone un numero massimo di persone che possono esser presenti (decisione locale) consentendo ” una maggiore densità di occupazione in aree di transito (corridoio, scale)… e meno densità in aree di sosta “critiche” in cui le persone potranno non indossare mascherina (area riposo, mensa, aule dei nidi, delle scuole materne)” Il Rapporto prosegue invitando a prevenire  “gli assembramenti per attese (fila per accedere alla mensa, ressa di alunni e parenti ai cancelli) con una pianificazione degli accessi e dei turni di accesso alla scuola. Potrebbero essere previste alcune specifiche attività per favorire il distanziamento sociale, tra cui differenziare ove possibile i punti di ingresso dall’ edificio scolastico dai punti di uscita con ipotesi di percorrenza interna degli spazi che minimizzino le possibilità di incrocio dei flussi, questa attività è facilitata dalla presenza negli edifici scolastici di multiple uscite di sicurezza; Tale questione pone però il problema di dotare queste ultime con idonei sistemi di sicurezza (maniglie con chiavi e sistemi di allarmi) e di garantire la presenza di addetti in più postazioni rispetto a quelle attuali, con la necessità di aumento del personale in organico.”
Tutto questo dovrà essere deciso dal Dirigente scolastico coadiuvato dal Responsabile del Servizio per la Protezione e la Prevenzione (RSPP) e non solo. Gli insegnanti e il resto del personale avranno l’obbligo di rispettare tutte le disposizioni. Uno scenario da far tremare i polsi, in quanto occorrerà ridurre al massimo possibile il rischio biologico da Coronavirus.

Versione stampabile
Argomenti:

soloformazione