Riduzione classi pollaio e tempo pieno al Sud, Anief: servono 40 mila docenti aggiuntivi

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Anief – La riduzione del numero di alunni per classe e l’aumento di tempo-scuola al Sud necessitano di un surplus di insegnanti: servono non meno di cinque docenti in più per istituto, considerando anche che alla maggiore parte delle 8.200 scuole autonome sparse per il territorio nazionale sono annesse più sedi.

È bene, quindi, che il ministero dell’Istruzione preveda la richiesta al Mef di non meno di 40 mila insegnanti ulteriori in organico di diritto, al fine di rendere esecutivi gli sdoppiamenti di classe, in presenza di un elevata quantità di iscritti, e di tenere sempre aperte le scuole del Meridione, dove occorre riallineare i livelli di apprendimento.

Commentando i lavori su questo tema della Commissione Istruttoria per le politiche sociali e lo sviluppo sostenibile per la preparazione del documento programmatico, che sarà presentato a breve al ministro dell’Istruzione, il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, ha detto che “uno dei cavalli di battaglia dell’Anief è proprio la necessità di incrementare gli organici, in base alle necessità del territorio, alla dislocazione, alla rete di collegamento con le stesse istituzioni scolastiche nelle piccole isole o comunità montane, all’ubicazione in luoghi a rischio, ad alto tasso dispersione scolastica e migratorio”.

Comincia a farsi sentire la necessità di implementare l’organico dei docenti italiani. Con apposito avviso SIDI – scrive oggi Orizzonte Scuola – le scuole hanno ricevuto comunicazione dell’apertura delle relative funzioni per la costituzione degli organici dell’anno scolastico 2020/21.

A BREVE LA CIRCOLARE SUGLI ORGANICI

Come ogni anno il Ministero dovrà emanare un’apposita circolare, nella quale si dovrà per forza di cose tenere conto dello stop alle classi pollaio dall’anno scolastico 2020/21: il provvedimento, già inserito nel Milleproroghe approvato alla Camera, dovrà passare il vaglio del Senato ed essere convertito definitivamente entro il 29 febbraio. Si partirà solo dalla scuola secondaria di II grado: con i 55 milioni a disposizione che saranno ripartiti su tre anni e su base regionale, tenendo conto del numero di classi con un numero di iscritti superiore a 22 alunni, ridotti a 20 in presenza di studenti con grave disabilità certificata.

In attesa della circolare ministeriale, alcuni uffici scolastici, come quello di Milano, hanno fornito alcune utili indicazioni: in queste, ad esempio, si specifica che “l’attività in fasce orarie pomeridiane, sarà autorizzata nei limiti della dotazione organica assegnata dalla Direzione Regionale, sulla base delle vigenti disposizioni ministeriali”. Diventa quindi prioritario, da parte dell’amministrazione centrale di Viale Trastevere, prevedere l’incremento di cattedre nell’attuale fase preliminare.

Il surplus di docenti, inoltre, sarà particolarmente necessario in quelle scuole dove si prevede un incremento di orario di apertura delle istituzioni scolastiche, quindi anche di tempo scuola.

IL PIANO PER IL SUD

A questo proposito, vale la pena ricordare il Piano per il Sud, presentato nei giorni scorsi a Gioia Tauro, per rendere pubbliche le linee di intervento riguardanti azioni sulle scuole del Sud finalizzate, si legge, “a favorire l’apertura delle scuole in orario pomeridiano nelle regioni del Mezzogiorno”. Questi sono “i risultati attesi” del progetto: “ampliare l’offerta formativa e l’attività pomeridiana, estendere a tutte le regioni del sud le best practice dei programmi di scuole aperte, incrementare docenti e tutor, realizzare i laboratori necessari alle attività e ammodernare la strumentazione”.

L’obiettivo a lungo termine, scrive Mila Spicola sull’Huffingtonpost, è quello di “combattere la dispersione scolastica, innalzare il livello delle competenze di base. I fondi europei finanziano dal 1994 un asse relativo all’istruzione nelle macroaree regionali europee più bisognose. Abbiamo avuto la programmazione 1994-99, quella 2000-2006, quella 2007-2013, e infine quella attuale 2014-2020. Come funzionano? Il Miur organizza i fondi relativi a ciascuna programmazione – in questo caso Pon Scuola – in misure e temi e fa uscire i bandi, le scuole presentano un progetto e partecipano”. Il problema è che “lo Stato sta offrendo ad alcuni bambini (perlopiù al Nord e nei centri) 8 ore di scuola ordinamentale, con organico e risorse connesse per il funzionamento delle mense, continua, uniforme, stabile al giorno (tempo pieno) e ad altri (perlopiù poveri, delle periferie, del Sud) 4/5 ore di scuola al giorno, farcendoli però di ogni tipo di ‘progetto’”.

I PON

I Pon Scuola al Sud sono tra i fondi europei più spesi: tra le varie funzioni che hanno, “ampliano l’offerta formativa e l’attività pomeridiana”. Però, continua Spicola, “una cosa i fondi Pon non possono fare: sostituire l’attività ordinaria richiesta allo Stato. L’ordinario che non c’è va dato. Non passa in cavalleria. Non spetta a Provenzano, spetta allo Stato, e ricordarlo allo Stato spetta a un partito di sinistra, che è al governo. Lo ha chiaramente detto anche l’UE: in Italia si tende a utilizzare i fondi UE per compensare vuoti che lascia lo Stato. Non funziona”. Con il risultato che “a questi altri bambini, si sta facendo un torto grave in termini di diritti costituzionali e di livelli essenziali di prestazione”.

Al Cnel, in questi giorni, è stato detto che occorre affrontare il problema prevenendo la condizione di drop out e quindi fenomeni di Early School Leavers e NEET anche con piani straordinari per il Mezzogiorno. Durante i lavori, è stata accolta e inserita tra le proposte da suggerire al ministro la richiesta dell’Anief di aumentare stabilmente gli organici di docenti e personale Ata per un sostegno alla didattica in generale.

GLI INTERVENTI DA ATTUARE

È necessario prevedere azioni integrate tra la scuola e l’extra scuola, intervenendo sia sulla condizione di svantaggio di partenza che sull’offerta educativa di qualità, mediante opportune azioni formative nella scuola, pur nel rispetto dell’autonomia scolastica. Ecco perché Anief ha da diversi anni presentato formale proposta per l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni, prevedendo nel contempo anche l’estensione dell’obbligo formativo sino a 18 anni.

La pedagogia moderna è concorde sul fatto che l’estensione del tempo scuola risulta fondamentale per valorizzare l’esperienza educativa; per questo motivo, occorre implementare il tempo scuola e gli organici del personale, poiché le attività scolastiche sono l’antidoto principale per combattere la passività giovanile, prologo della dispersione (con il Centro-Sud ancora a pagare il conto più salato) e del fenomeno dei Neet, di cui l’Italia detiene il non invidiabile record europeo, con punte da far paura in diverse aree del Sud.

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