Ricrezione? Non si può abolire, neppure per punizione

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La ricreazione non può essere utilizzata per infliggere una punizione agli studenti, a dirlo una sentenza del Tar.

Infatti, in un istituto superiore, il dirigente aveva punito gli studenti perché durante la ricreazione si erano allontanati senza permesso.

La risposta della scuola è stata la privazione della ricreazione fino ad ordine contrario.

Il Tar, con sentenza 112 del 30 di marzo 2017, ha dato ragione ad alcuni genitori che hanno impugnato il provvedimento della scuola.

Il Tar ha ravvisato, innanzitutto, la violazione dei regolamenti d’istituto (cui è responsabile il Consiglio d’Istituto dove siedono anche i genitori) che non consentono l’abolizione della ricreazione come strumento punitivo.

Attenzione, però, perché l’abolizione della ricreazione “fuori” era giustificata dal fatto che gli studenti avevano dimostrato scarso interesse per le attività che si svolgono di solito, come mangiare un boccone, e avevano trasformato quella pausa in un momento per fumarsi la sigaretta violando le restrizioni normative.

Il Tar ha dato ragione alla scuola, ma ha ritenuto abnorme la “punizione”. Insomma, la ricreazione non si tocca.

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