Ricostruzione di carriera, servizio da precari deve essere valutato per intero. Anief: Miur condannato per discriminazione

di redazione
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Anief – Il Tribunale del Lavoro di Arezzo, infatti, dà piena ragione agli Avvocati Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Simona Fabbrini accogliendo il ricorso di un docente, immesso in ruolo dopo anni di precariato, e riconoscendogli il diritto all’immediata e integrale ricostruzione della carriera computando per intero il servizio svolto con contratti a termine.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europa, come si evince nella sentenza, “nella decisione del 13.9.2007, precisa che la direttiva 1999/70 trova applicazione verso tutti i lavoratori che forniscono prestazioni retribuite in un rapporto d’impiego a tempo determinato vincolante nei confronti del datore di lavoro e laddove osta all’introduzione d’una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato”.

L’accertata incompatibilità della normativa interna con la clausola 4 dell’accordo quadro europeo allegato alla direttiva 1999/70/CE, che esclude il personale a tempo determinato dalla progressione economica, riconosciuta esclusivamente al personale assunto a tempo indeterminato e il mancato computo integrale degli anni di servizio a termine al momento della ricostruzione di carriera, dunque, non può che risolversi in favore delle previsioni del diritto dell’Unione, in ragione della loro indubbia superiorità nella gerarchia delle fonti, con conseguente disapplicazione, da parte del giudice nazionale, della normativa italiana confliggente.

Il Giudice del Lavoro, quindi, per l’ennesima volta evidenzia l’illegittimità dell’operato del Miur che si ostina a non riconoscere alcuna progressione di carriera al personale precario e, inoltre, discrimina tale servizio anche all’atto dell’immissione in ruolo riconoscendo come utili ai fini della progressione economica a seguito della ricostruzione di carriera solo parte di tali servizi (4 anni per intero e il restante per 2/3).

Il Ministero dell’Istruzione, nuovamente soccombente contro la determinata azione dei legali Anief, è stato condannato “al riconoscimento della progressione di carriera fin dalla costituzione del primo rapporto di lavoro a tempo determinato” nonché “al pagamento degli importi superiori, eventualmente, spettanti”.

“Il mancato riconoscimento immediato e integrale della carriera antecedente all’immissione in ruolo, all’atto della ricostruzione di carriera – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – mostra un atteggiamento discriminatorio e in totale conflitto con la normativa comunitaria. Da anni sosteniamo che la normativa interna deve essere adeguata alle direttive europee e il servizio svolto durante gli anni di precariato deve essere computato per intero. Non appena giungeremo ai tavoli della contrattazione di comparto ci impegneremo affinché siano adottate disposizioni volte a riconoscere, finalmente, pari dignità agli anni di servizio svolti con contratti a tempo determinato. Da 20 anni la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE è in vigore – conclude il sindacalista autonomo – e da 20 anni in Italia si concede al Miur di discriminare i precari anche dopo averli, finalmente, immessi in ruolo”. Ancora una volta, dunque, l’Anief ottiene, con azioni legali mirate, il rispetto delle normative comunitarie e contribuisce a ristabilire la legalità e il rispetto del lavoro dei precari della scuola.

L’Anief ricorda a tutti i lavoratori che è ancora possibile ricorrere per vedersi riconosciuto il diritto all’integrale ricostruzione di carriera commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento stipendiale.

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