Riconoscimento servizio pre-ruolo, necessario presentare domanda prima di ricorrere. Sentenza

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La Corte dei conti della Regione siciliana con sentenza 202/2021 ha trattato il caso di una docente che sosteneva di aver presentato a norma degli artt. 145 e 147 del d.P.R. 29.12.1973, al momento dell’assunzione in ruolo, la dichiarazione per iscritto, con contestuale domanda di riconoscimento ai fini pensionistici, di tutti i servizi di ruolo e non di ruolo prestati in precedenza per lo Stato. Cosa che invece veniva in parte contestata dall’Amministrazione. È necessaria la produzione di questa documentazione per ottenere il riconoscimento del pre ruolo, oppure può procedere d’ufficio l’Amministrazione?

Le norme

Nel merito, osservano i giudici, la normativa di riferimento per i servizi computabili è contenuta negli articoli 8, 10, 142, 145 e 147 del d.P.R. n. 1092/1973. L’articolo 8 stabilisce che “tutti i servizi prestati in qualità di dipendente statale si computano ai fini del trattamento di quiescenza, salve le disposizioni contenute nel capo successivo”. Nell’ambito dei servizi computabili a domanda, l’articolo 10 prevede che “a favore dei dipendenti statali per i quali è previsto il trattamento di quiescenza a carico del bilancio dello Stato è ammesso il computo dei servizi e dei periodi, anteriori alla nomina, indicati negli articoli seguenti del presente capo.”.

L’articolo 142 prevede, al comma 1, che “se durante i periodi di servizio computati ai fini del trattamento di quiescenza non siano state operate le ritenute in conto entrate del tesoro, di cui all’articolo 3, il relativo importo è imputato al trattamento di quiescenza in un’unica soluzione oppure mediante trattenute mensili in misura non superiore al quinto della pensione o dell’assegno rinnovabile” e, al comma 2, che “nel caso in cui, ai sensi dell’art. 8, si debba valutare un periodo non retribuito, l’interessato è tenuto a versare, per la durata del periodo stesso, l’importo delle ritenute in conto entrate del tesoro applicabili all’ultimo stipendio integralmente percepito”. Inoltre, l’articolo 145 del d.P.R. dispone, al comma 1, che “il dipendente statale, all’atto dell’assunzione in servizio è tenuto a dichiarare per iscritto tutti i servizi di ruolo e non di ruolo prestati in precedenza allo Stato, compreso il servizio militare o ad altri enti pubblici, nonché periodi di studio e di pratica ed esercizio professionali di cui all’art. 13.

La dichiarazione deve essere resa anche se negativa” e, al comma 4, che “i servizi e i periodi non dichiarati ai sensi dei commi precedenti non possono essere valutati ai fini del trattamento di quiescenza”. A norma dell’art. 147, poi, “Il dipendente statale che abbia da far valere servizi o periodi computabili a domanda, con o senza riscatto, può presentare la domanda contestualmente alla dichiarazione di cui all’art. 145 oppure successivamente, ma almeno due anni prima del raggiungimento del limite di età previsto per la cessazione dal servizio, pena la decadenza. Qualora la cessazione dal servizio abbia luogo prima che sia scaduto il termine di cui al primo comma, la domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro novanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di cessazione. Nel caso di decesso in servizio del dipendente, anche se incorso nella decadenza di cui al primo comma, l’ufficio competente a liquidare la pensione interpella, circa il computo dei servizi e periodi suddetti, gli aventi causa, i quali possono presentare domanda entro il termine perentorio di novanta giorni dalla ricezione dell’invito dell’ufficio.”.

Per il computo del pre ruolo è necessaria produrre la domanda espressa nei termini di legge

Concludono i giudici rilevando che “Per quanto risulta palesemente dalla lettera delle norme innanzi riportate, per il computo dei servizi pre-ruolo a fini pensionistici, è necessario che l’interessato presenti espressa domanda, nei termini di legge. Detta domanda è cosa diversa e non può, quindi, intendersi sostituita dalla dichiarazione prevista ad altri fini, ai sensi dell’art. 145. Nel caso di specie, la documentazione in atti, comprova esclusivamente la sussistenza della dichiarazione dei periodi pre-ruolo ai sensi dell’art. 145, ma non sussiste neppure un principio di prova che sia stata presentata domanda, ex art. 147, indispensabile per la valutazione dei predetti periodi a fini pensionistici. In conformità a quanto statuito dalla Corte dei conti, II Sezione d’Appello, nella sentenza n. 1 del 2020, in analogo caso, in cui il Giudice di prime cure aveva desunto l’esistenza della domanda di valutazione dei periodi pre-ruolo a fini pensionistici da altra dichiarazione, “Si deve rilevare sul punto che, in assenza del documento, non è in alcun modo evincibile il contenuto della richiesta e, in particolare, se la stessa fosse rivolta al computo ai fini della carriera o comprendesse anche la richiesta di valutazione ai fini previdenziali.”.

E, d’altro canto, non può esservi dubbio che l’onere probatorio in ordine all’esistenza della domanda incomba sulla ricorrente, che intende far valere il diritto al computo dei periodi pre-ruolo. In assenza della predetta prova della presentazione della necessaria domanda”.

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