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Ricongiungere i contributi sparsi in più casse previdenziali, come si calcola il costo da sostenere

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Chi ha carriere lavorative in diverse gestioni previdenziali può all’occorrenza riunificare i versamenti per ottenere un vantaggio economico, aumentando l’assegno previdenziale percepito, o centrando i requisiti per una determinata misura pensionistica.

A volte sottovalutato o non utilizzato perché ritenuto inutile, l’istituto della ricongiunzione dei contributi può essere determinate sia per il diritto che per la misura della pensione.

Grazie alla ricongiunzione infatti, tutti i contributi di un lavoratore  vengono trasferiti dalle Casse in cui sono stati versati, a quella a cui si chiede la liquidazione della pensione. Tutti i contributi versati, anche quelli da riscatto o i contributi figurativi.

L’importanza dello strumento è tale che anche l’Inps ha recentemente rinfrescato la memoria sulla misura, con una circolare con cui annunciata l’avvio di nuovo servizio telematico sul suo sito, proprio relativo alla ricongiunzione. Infatti adesso tutto è più semplice da fare grazie al  “Portale riscatti e ricongiunzioni”, presente sul sito istituzionale dell’Inps.

Ricongiunzione, come funziona?

La ricongiunzione dei contributi è una facoltà del lavoratore e come tale necessita di una domanda che come detto può essere presentata sul sito dell’Inps tramite il servizio ad hoc creato. Come per ogni altra domanda, occorre avere il Pin dispositivo dell’Inps, le credenziali del Sistema pubblico di identità digitale (Spid), o le tessere magnetiche CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o Cie (Carta di Identità Elettronica).

Senza nessuno dei 4 strumenti prima citati, non è possibile avvalersi del servizio e nemmeno utilizzare il canale telefonico del Contact Center Inps. In questi casi bisogna rivolgersi a strutture autorizzate quali i Patronati o i professionisti del settore.

Se la domanda viene accolta e se i periodi da ricongiungere non sono stati utilizzati già per la liquidazione autonoma della pensione dalla Gestione Previdenziale dove erano versati, la ricongiunzione si può dire effettuata. E così tutti i contributi vengono trasferiti alla Cassa che liquida la pensione.

I periodi ricongiunti vengono valutati come se fossero stati versati da sempre nella cassa che liquida l’assegno.

La ricongiunzione ed il costo da sostenere

In base al sistema dentro cui ricadono i periodi di versamento da ricongiungere, cambia il calcolo dell’onere da sostenere per l’interessato. Si parla di meccanismo della riserva matematica, se il periodo da ricongiungere  ricadeva nel sistema retributivo, cioè se era antecedente il 1996. Se invece il periodo è successivo al 31 dicembre 1995, e quindi si tratta di periodo contributivo, si parla di meccanismo percentuale.

L’onere è sempre a carico del lavoratore che opta per la ricongiunzione. Solo in un caso non si pagherebbe nulla, ed è utilizzando il meccanismo di cassa, ovvero spingendo i contributi ricongiunti, solo nel montante contributivo. Una soluzione questa che rende questi periodi però, non utili al diritto a pensione.

Con la riserva matematica si deve prima calcolare l’importo della pensione spettante senza tenere in considerazione i periodi da ricongiungere. Poi si passa al calcolo della pensione con l’aggiunta die periodi da ricongiungere. È la differenza tra le due prestazioni che determina l’onere da versare, perché tale differenza va passata per dei coefficienti che sono variabili in base all’età del richiedente, al suo genere, agli anni di contributi da spostare ed alla categoria di appartenenza. Se la ricongiunzione è interna all’Inps, ovvero tra Casse che fanno capo all’Istituto, si risparmia la metà.

Quello di prima è il calcolo della riserva matematica, per periodi di versamento nel sistema retributivo. Per quelli nel sistema contributivo, per i quali si applica il calcolo percentuale, per ogni anno da ricongiungere bisogna applicare l’aliquota vigente nella gestione previdenziale a cui appartiene l’iscritto. In sostanza, va calcolato l’imponibile dell’ultimo anno, moltiplicarlo per l’aliquota vigente e poi ancora, moltiplicarlo per gli anni da ricongiungere.

Sia per la riserva matematica che per il sistema percentuale, vanno detratti i contributi trasferiti nella gestione di destinazione, rivalutati al tasso del 4,5% annuo.

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